… quello che potremmo fare io
e te… come nelle favole…
Vasco Rossi
Se ci addentriamo nell’etimologia del verbo “appartenere” scopriamo che i suoi originari significati in latino erano: essere di legittima proprietà di qualcuno; fare parte di una famiglia; fare parte di un corpo, di un’organizzazione, di una categoria sociale; spettare, essere di competenza, riguardare.
Tra di essi cogliamo accezioni come “essere parte”, “fare parte”, “riguardare”.
E la parola gentilezza, qual è la sua etimologia?
Se guardiamo alle lingue antiche, in greco era ethnikos, da ethnos, ossia razza, gente; in latino era gentilis, “che appartiene alla gens”, a un gruppo di famiglie con un capostipite comune.
In quelle attuali: in inglese è kindness, dove kind significa dolce, ma anche genere, razza; in spagnolo è bondad, gentile; in tedesco Freundlichkeit, amichevolezza.
Sembrerebbe emergere un concetto di appartenenza.
Lasciamo sullo sfondo il concetto di appartenere come senso di proprietà e sentiamo di poter vivere la gentilezza quando percepiamo il piacere di appartenere, di far parte. Di cosa? Della coppia, della famiglia, della scuola, di un gruppo di amici, un gruppo di lavoro, dell’azienda, di un progetto. In una visione
più ampia, seppure coerente ed equilibrata, possiamo considerare di essere parte anche dell’umanità e poi dell’universo, includendo anche la natura e ogni altro elemento del cosmo.
Lucia Masetti esprime con una sensibilità spiccata questa sottile connessione: «L’amore trova la sua naturale dimora nel cuore gentile, come l’uccello nella foresta; e la natura non creò l’amore prima del cuore gentile, né il cuore gentile prima dell’amore. E l’amore prende posto nella gentilezza in modo così proprio come il calore nella luce del fuoco.
Tuttavia, essere gentile qui non vuol dire solo avere buone maniere. Significa invece avvicinarsi alla perfezione della propria natura, e questa nobiltà o pienezza interiore si manifesta in un atteggiamento misericordioso, umile, aggraziato, e così via.
Potremmo forse dire, con terminologia moderna, che una persona gentile è “realizzata”, e perciò è insieme buona e bella».
Gentilezza e amore sono considerate in una poesia di Guido Guinizzelli due manifestazioni di un unico fenomeno, come la luce e il calore del fuoco.
Continua Lucia Masetti: «D’altra parte, l’amore è delicato, come un uccellino: un nulla lo può ferire. Perciò ha bisogno di trovare riparo in un cuore gentile, che lo accolga e lo nutra con la stessa paziente discrezione della foresta».
Wislawa Szymborska in una sua poesia scrive «Preferisco me che vuol bene alla gente a me che ama l’umanità». Nella nostra esperienza abbiamo incontrato persone, anche noti professionisti, che investono gran parte del loro tempo a divulgare idee che possono aiutare a salvare le balene, le foreste, sicuramente il pianeta, ma compiono atti non rispettosi nei confronti di un qualunque loro prossimo, che sia un collega, una persona incontrata per strada o il vicino di casa se non addirittura una persona appartenente alla propria famiglia, un figlio, un genitore, il partner.
Perché questo? Perché purtroppo possiamo essere persone “irrisolte”, “non realizzate”, o comunque possiamo agire in modo “irrisolto”.
Quali sono le persone irrisolte? O se vogliamo comunque preservare l’identità, cosa significa comportarsi in modo irrisolto? Significa strumentalizzare, a volte distorcere, ogni evento, ogni dinamica in funzione di quanto dentro è rimasto irrisolto.
Allora incontriamo persone che parlano di “consapevolezza” e di “evoluzione”, ma sono poco disposte a mettersi in discussione fino in fondo e assumersi l’impegno costante, a volte scomodo, di manutenere questa consapevolezza e arricchirla con confronti e feedback sistematici. Prediligono percorsi che propongono formule vincenti in dieci mosse, invece di dedicarsi a una continua integrazione ed elaborazione delle dinamiche relazionali, affascinanti anche per la loro complessità. Allora può diventare più facile occuparsi di qualcosa che è distante da noi anche fisicamente, un albero, un animale o l’aria che si respira o il mare.
L’energia poi ha un’attrazione particolare, elemento intangibile e invisibile, ma si considera troppo poco quella che produciamo con un linguaggio inappropriato, un’espressione del viso irriverente, un atteggiamento del corpo sgarbato. E nella consapevolezza sistemica accorgersi, prendere coscienza di quello che sta vivendo una persona accanto a noi.
Fromm sostiene che se «si potessero sondare le profondità dell’altra persona, se si riuscisse a penetrare interamente la sua personalità, essa non diventerebbe mai così familiare, e il miracolo di superare le barriere potrebbe rinnovarsi ogni giorno. Ma per la maggior parte della gente la propria personalità e quella degli altri è presto esplorata ed esaurita».
Creare relazioni autentiche. Nutrire il cuore con i frutti dell’albero della gentilezza. - Canuti A.M. Palma FrancoAngeli