Siamo (ancora) tutti figli di Marx e della Coca Cola

𝐔𝐧 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐊𝐞𝐫𝐞𝐧 𝐏𝐨𝐧𝐳𝐨 𝐞 𝐋𝐮𝐢𝐠𝐢 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐨. La sfida decisiva che abbiamo di fronte non è solo economica ma culturale e morale: recuperare coscienza critica e consapevolezza del rapporto con il reale. In caso contrario, nel progresso tecnologico e dell’IA, ciò che resterà di noi saranno soltanto i dati. Vivere in “tempi interessanti”, come sostiene il filosofo Žižek, non è più una metafora, ma la condizione dell’uomo contemporaneo, sospeso tra l’illusione del progresso e la fragilità strutturale di un sistema che non colpisce più il centro produttivo, ma le sue periferie — dalla vulnerabilità ecologica alla volatilità della finanza — capaci oggi di determinarne il collasso

L'AI e il paradosso della competenza

In un’epoca dove molti promettono che la tecnologia penserà al posto nostro, la responsabilità di pensare bene resta irriducibilmente umana. Il paradosso dell’expertise è proprio questo: gli strumenti che dovrebbero liberarci dal pensiero richiedono più pensiero, non meno. Più disciplina, non meno. Più consapevolezza, non meno. La tecnologia amplifica. Ciò che viene amplificato dipende da ciò che si costruisce prima di incontrarla.in un’epoca dove molti promettono che la tecnologia penserà al posto nostro, la responsabilità di pensare bene resta irriducibilmente umana. Il paradosso dell’expertise è proprio questo: gli strumenti che dovrebbero liberarci dal pensiero richiedono più pensiero, non meno. Più disciplina, non meno. Più consapevolezza, non meno.

Il caso del Mercator System. Un'avventura di Sherlock Holmes e Philip Marlowe

Quando Carlo Mazzucchelli mi ha lanciato la sua provocazione — scrivere un apocrifo di Conan Doyle, contribuire a uno "spazio sherlockiano" sulla Stultifera Navis — ho pensato immediatamente che non l'avrei fatto da solo. Per coerenza. E anche un po' per restituire la provocazione. Da tempo sostengo che il modo più interessante di lavorare con l'intelligenza artificiale non sia quello del prompt secco, del comando impartito a una macchina. Ma piuttosto quello del dialogo: un processo in cui l'umano e l'AI costruiscono insieme qualcosa che nessuno dei due avrebbe prodotto da solo. Lo chiamo approccio relazionale, Esomente, e ci credo abbastanza da averci costruito sopra una metodologia.

Stultiferanavis: un progetto polifonico

La cosa che mi ha sorpreso e sorprende ogni giorno di più è il numero di persone che arrivano, leggono, poi salgono a bordo e scrivono, poi ritornano, per esplorare, per rovistare meglio nel BAULE, per scoprire gli ITINERARI e navigare dentro la STULTIFERABIBLIO, soprattutto per interrogarsi su cosa stia impedendo loro di salire a bordo, quali motivazioni vadano ancora trovate per farlo.

Restare curiosi

Un testo tratto dal mio ultimo libro 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 -𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐭𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨. La narrazione sul Metaverso celebra la curiosità ma in modo ingannevole. Un conto è la curiosità del video-giocatore che vuole aprire una porta sospettoso che possa celare un nemico da abbattere, diversa è la curiosità di chi le porte le vuole aprire spinto dalla motivazione di andare oltre, scrutare attraverso, aprirsi al rischio e all’imprevedibilità esistenziale, per farsi cogliere dallo stupore, dall’inatteso e dalla meraviglia.

Il nostro rapporto tossico con il tempo

Tendiamo a riempire le nostre case di oggetti, il nostro tempo libero di relazioni e di attività di vario tipo. Il tempo “improduttivo” ci sembra sprecato e ci è più facile ragionare in termini di spazi vuoti e spazi pieni. Eppure, quel vuoto che tanto ci spaventa è un contenitore di potenzialità inesplorate.

Bobok vs LLM - Dialogare con l'eco collettiva dell'umanità

Come i morti di "Bobok" di Dostoevskij continuano a parlare senza piena coscienza dopo la morte, così gli LLM (Large Language Model) fanno risuonare milioni di voci del passato svuotate della loro intenzionalità originale. Dialogare con un'intelligenza artificiale significa confrontarsi con un'eco spettrale della conoscenza umana, dove pensieri e intuizioni riemergono come pattern algoritmici, privi dell'anima che li ha generati. Il vero valore sta nel nostro sguardo critico: siamo noi a ricostruire significato da questi "bobok digitali", trasformandoli in catalizzatori per nuove riflessioni anziché sostituti del pensiero umano.

In difesa dell'autore. Ricordando la lezione di Cervantes e accompagnati da Julio Cortázar

Nel guardare alla figura dell'autore, si considera inevitabile ripartire da ciò che scrivevano Foucault e Barthes. Ma conviene invece far riferimento al modo in cui Cervantes mostrò al mondo il suo 'essere autore'. E conviene ricordare come Julio Cortázar nel racconto 'El perseguidor' risponde in anticipo alle affermazioni di Barthes e Foucault. L'autore non è né morto né assente. Chi oggi, seguendo Barthes e Foucault, celebra la capacità dell''intelligenza artificiale' di essere autore, non è che la moderna incarnazione di una antica figura: censore, accademico, 'esperto', autorità che tenta di imporre il proprio controllo alla libera espressione di conoscenza. L'incapacità di essere liberi autori spinge a ritagliarsi il ruolo di 'esperti' che pretendono di incasellare e giudicare il modo altrui di essere autore. Questa incapacità di essere autori porta oggi fino a dire: l'autore è la macchina. Dite invece, diciamo invece: l'autore sono io, siamo noi. Abbiamo il diritto-dovere di prendersi la giustissima libertà di scrivere. Ci si assume così la fatica di dire senza ricicciare, rimescolare, ripetere luoghi comuni; cercando invece di parlare dei proprio dolori, di ciò che è tanto intimo da essere difficile da dire, di ciò che fa soffrire, perché vediamo intorno a noi un mondo che soffre. E' difficile e faticoso; ma è questo l'essere autori.

Superare la distanza con la presenza

Un testo tratto dal mio ultimo libro 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 -𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐭𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨. La distanza di cui parlo nel mio libro sopra citato è quella che definisce i mondi digitali delle piattaforme tecnologiche. Una distanza fisica, diversa da quella che caratterizza la lontananza tra due città o punti nello spazio, difforme dalla distanza ricercata perché ritenuta vitale per la propria sicurezza, distinta da quella imposta per legge o dalle regole di buon vicinato. La distanza sulla quale invito a riflettere non è neppure quella imposta per legge da governi spaventati per la viralità del Covid-19, ma quella che sperimentiamo quotidianamente nel nostro essere social e poco sociali, connessi ma senza legami, impegnati a messaggiare, ma incapaci ormai a dialogare e a conversare Vis a vis.

Beyond the bullet points: what McKinsey gets wrong about critical thinking

“Critical thinking” has become a corporate virtue, non negotiable, measurable, endlessly trainable. A recent report by McKinsey & Company is emblematic. It defines critical thinking as a bundle of competencies, structured problem solving, logical reasoning, bias awareness, and information gathering, meant to help workers “add value” beyond what machines can do.

La Stultiferanavis ottocentesca di Sherlock Holmes: un Racconto Inedito [#1]

Terzo racconto ispirato alle opere di Sherlock Holmes e fatto raccontare in prima persona da Watson, che il testo scritto nell'800 si premurò di fare arrivare ai giorni nostri permettendoci di collegare l'iniziativa della Stultiferanavis attuale alla sua archeologia e genealogia storica, associabile a Das Narrenschiff di Brandt, ma anche a quella che oggi chiamiamo fantascienza. Il racconto è stato ambientato intenzionalmente in Cornovaglia, una parte dell'Inghilterra da me sempre amata. Vi sono stato più di venti volte in trent'anni (ne ho fatto anche un libro fotografico di 500 pagine anche per ricordare tanti amici oggi defunti e per lasciare ai nipoti un suggerimento di viaggio e forse anche un buon ricordo), vi ho percorso a piedi centinaia di chilometri, sconfinando nel Dorset e nel Devon, ho incontrato persone fantastiche e fatto esperienze di viaggio indimenticabili. Non potevo non collocare la stultiferanavis della mia storia in Cornwall! Buona lettura