L'Eclissi dell'Etica: Perché l'"IA Etica" è una Menzogna Matematica

L'industria tecnologica ci promette una 'IA Etica', ma Jorge Charlin svela l'inganno ontologico: stiamo confondendo la Morale (regole programmabili) con l'Etica (la decisione umana di fronte all'ignoto). Attraverso le lenti di Aristotele, Kant e Spinoza, questo manifesto denuncia la riduzione dell'etica a pura 'burocrazia automatizzata' e rivendica la responsabilità della scelta come un privilegio esclusivo, e non delegabile, dell'essere umano.

Forma imposta o continuo presentarsi. Heidegger, la tecnica e il nuovo pensiero

Heidegger non scrive 'contro la tecnica', né nell''Essere e il tempo', né nel dopoguerra. Scrive a proposito di come la tecnica favorisce o contrasta il pensiero umano. Scrive alla luce dell'avvento di quella cultura tecnico-scientifica che sembra rendere vana la 'filosofia'. Ma se muore 'un certo tipo di filosofia' non muore l'umano pensare. Non è difficile constatare che Heidegger mostra di conoscere molto bene la cibernetica -e implicitamente quelle disciplina che prende il nome di 'computer science' o di 'informatica'. Per questa via si può seguire la lezione di Heidegger nel leggere criticamente in senso delle macchine proposte dall'informatica, lungo la sua storia, fino al giorno d'oggi. L'articolo -che si sviluppa come commento puntuale della conferenza 'Das Ende des Denkens in der Gestalt der Philosophie', 'La fine del pensiero in forma di filosofia', dettata da Heidegger il 30 ottobre 1965- riprende senza modifiche il penultimo capitolo di: Francesco Varanini, 'Macchine per pensare', Guerini e Associati, 2015.

Χρόνος — Chronos

La modernità ha separato ciò che il mito univa. Ha dissociato il tempo dalla necessità interiore della trasformazione. Ha dissociato Senex da Puer, producendo insieme ossessione della giovinezza e tirannia delle procedure. E ora, ultimo inganno, ci offre il "qui ed ora" come salvezza.

Le abilità persuasive degli LLM ... verso altri LLM

Questo studio esamina la capacità persuasiva reciproca tra Large Language Models (LLM) attraverso un approccio sperimentale che confronta cinque modelli principali (ChatGPT, Claude, Grok, Gemini e DeepSeek) alternando i ruoli di persuasore e persuaso. Utilizzando una proposta fiscale controversa come caso di studio, ogni LLM ha generato argomentazioni tecniche ed emozionali per convincere gli altri modelli, misurando l'efficacia attraverso autovalutazioni percentuali della riduzione di convinzione. I risultati mostrano significative differenze tra modelli: Claude e DeepSeek emergono come i più persuasivi, con Claude particolarmente efficace nelle argomentazioni emozionali, mentre ChatGPT e DeepSeek dimostrano maggiore resistenza alla persuasione. Lo studio rivela una tendenziale forza persuasiva degli LLM verso i propri simili, potenzialmente superiore a quella documentata verso interlocutori umani, aprendo nuove prospettive di ricerca sulle dinamiche di influenza nell'ecosistema dell'intelligenza artificiale e sollevando questioni etiche per lo sviluppo di sistemi conversazionali.

Susan Sontag. Venti anni dopo abbiamo ancora bisogno di lei

A più di vent'anni dalla sua morte Susan Sontag è perfettamente contemporanea a noi, senza bisogno di attualizzazioni. A conferma di questa attualità basta ricordare la sua illuminante lotta contro l'uso perverso di metafore, ovvero del pensiero che sovrappone alla “cosa in sé” l’esorcismo delle metafore consolatorie o colpevolizzanti.. Sontag ci incita a “tornare a fare un’esperienza più immediata di ciò che abbiamo”.

Intervista ImPossibile a Daniel Dennet (IIP #19)

Perché le macchine non avranno mai un io (per ora) Daniel C. Dennett (1942–2024) è stato un filosofo della mente e scienziato cognitivo statunitense, noto per le sue teorie innovative su coscienza e intelligenza. Professore alla Tufts University e allievo di Gilbert Ryle, Dennett ha contribuito a traghettare la filosofia anglo-americana verso una maggiore collaborazione con le scienze cognitive ed evolutive. Dennett ha sfidato idee tradizionali come i qualia e il dualismo cartesiano, sostenendo che la mente e la coscienza siano fenomeni naturali emergenti da processi fisici ed evolutivi. Celebre anche per il concetto di “meme” applicato alla trasmissione culturale, Dennett ha proposto una visione darwiniana della cultura e persino del libero arbitrio. Scettico verso l’idea di una AI forte pienamente cosciente, ha spesso sostenuto che le attuali macchine “pensanti” simulino l’intelligenza senza veramente comprendere, una forma di “competenza senza comprensione”, come l’ha definita. In questa “Intervista Impossibile”, con la sua arguzia provocatoria, Dennett commenta gli ultimi sviluppi dell’intelligenza artificiale, i rischi percepiti, e le connessioni tra le menti artificiali e la coscienza umana.

Un disperato sperare. A trent’anni dalla scomparsa di Sergio Quinzio

Il pensiero di Quinzio può contribuire alla lettura della crisi radicale del nostro tempo, alla luce di una capacità di esporsi al rischio, resistendo tenacemente al non-senso, e accogliendo la possibilità del fallimento della redenzione. Assumere il ritardo della salvezza significa vivere la fragilità umana restando consegnati all’attesa, sforzandoci di non smettere di tentare, nella speranza, a dare un senso al mondo.

Prendersi cura

La tecnologia sta cercando di imporre le sue regole, che i suoi teologi tendono a codificare in comportamenti etici, come se fossero scientifiche e, come tali, universali, trasmissibili e valide per tutti. L’etica della cura è fuori da queste regole prescrittive e definite, si deve confrontare sempre con comportamenti che cambiano, contesti in continua mutazione, circostanze mutevoli ed eventi imprevedibili. La cura ha origine da una scelta etica fondata sulla saggezza che aiuta a distinguere il bene dal male. Avere cura è agire per il bene, è una scelta opportuna, oggi sempre più necessaria. Un testo tratto dal mio ultimo libro 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 -𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐭𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨.

Coscienza, mente e intelligenza artificiale (POV #19)

Riccardo Manzotti e David Chalmers: due teorie per capire l’umano e il post-umano Che cos’è la coscienza? È un’illusione generata da complessi calcoli neuronali o l’essenza stessa del mondo che percepiamo? Dove finisce la mente e inizia il mondo? La nostra esperienza è tutta “dentro” il cervello o si estende fuori di noi? Possiamo costruire una macchina cosciente? E, se sì, quali responsabilità morali ed etiche comporterebbe l’avvento di un’IA consapevole? Nel dibattito contemporaneo sulla coscienza si distinguono due autori originali, il filosofo australiano David Chalmers, noto per aver formulato il celebre “problema difficile” della coscienza, e il filosofo italiano Riccardo Manzotti, che propone una ridefinizione radicale del rapporto tra mente, corpo e mondo. Entrambi mettono in discussione l’eredità classica del dualismo mente-corpo, ma lo fanno spingendo il pensiero in direzioni opposte, da un lato interrogando i limiti esplicativi della scienza contemporanea, dall’altro smontando alla radice l’idea stessa di una mente separata dalla realtà che esperisce.