In mare per ritornare a Itaca che forse non esiste più!

Una breve recensione sul libro di Andrea Pezzi, La nostra Odissea. L’ho acquistato e lo sto leggendo perché mi ha ricordato il mio libro NOSTROVERSO – Pratiche umaniste per resistere al Metaverso e il progetto della Stultiferanavis, metafora perfetta di un viaggio che non è verso un’Itaca del terzo millennio, perché Itaca forse non esiste più.

Who Ruins Your Life More: Your Partner or a Chatbot?

Are chatbots quietly becoming better partners than the people we live with? In a world where your spouse listens with the enthusiasm of a refrigerator, AI offers endless validation and zero eye‑rolling. Psychologists warn against treating bots like therapists, but who wouldn’t prefer a digital confidant that never sighs or schedules you for “next Tuesday at four”? Couples now outsource their arguments to algorithms, each retreating into a perfectly tailored emotional echo chamber. It’s the dawn of therapy without judgment, intimacy without effort, and relationships without actual relating. The only question left is whether your marriage can survive the competition — or whether your phone has already won.

Sinergia Fisica e Ambientale del Biochar per una Sostenibilità dell'Infrastruttura Urbana

Il presente studio propone una nuova ermeneutica della gestione viaria invernale, elevando il biochar al ruolo di mediatore consapevole tra l'infrastruttura urbana e l'equilibrio ecosistemico. Superando il dualismo tra sicurezza tecnica e salvaguardia biologica, il lavoro esplora come la memoria cellulare del legno, trasmutata dalla pirolisi in una matrice di carbonio puro, diventi un "setaccio di energia". Attraverso la sua oscurità radiativa (bassa albedo) e la sua spazialità porosa, il biochar non si limita a contrastare meccanicamente l'ostilità del ghiaccio, ma stabilisce un dialogo termico con la luce solare, rivelandosi come un'architettura di resistenza e cura. Viene così dimostrato che la riduzione degli spazi di frenata e la protezione delle radici urbane non sono meri dati ingegneristici, ma la manifestazione di una sinergia profonda: un ritorno del carbonio alla terra che, mentre garantisce la sicurezza, custodisce la vitalità del suolo. In quest'ottica, la manutenzione stradale cessa di essere un agente contro gli elementi per farsi atto di resilienza, trasformando il carbonio da minaccia climatica in custode della sicurezza e custode del futuro.

Intervista ImPossibile a Bruno Latour (IIP #22)

L’intelligenza artificiale non pensa, governa. Bruno Latour ci ha insegnato che la modernità si è costruita su una finzione utile, quella di separare natura e società, scienza e politica, fatti e valori. Una finzione che ha permesso di presentare molte scelte come “neutrali” o “oggettive”, quando in realtà erano già politiche, ma non dichiarate. Oggi l’AI rende questa finzione più fragile perché mostra in modo chiaro ciò che era già presente, ovvero regole nascoste dentro ai sistemi, criteri che decidono al posto nostro, forme di potere esercitate attraverso dispositivi tecnici, senza responsabilità visibile. In questa intervista impossibile, Latour non risponde alla domanda “che cos’è l’intelligenza artificiale?”, ma a “chi sta davvero agendo quando è una macchina a filtrare le informazioni, assegnare punteggi, classificare persone?” “Chi se ne assume la responsabilità?”

Siamo precipitati in un chiasmo, nella tana di Bianconiglio

Questa riflessione nasce da un disagio profondo, reale, credo condiviso da molti. Il malessere nasce dalla percezione di vivere in un mondo al contrario, di stare tutti su una nave scagliata verso gli scogli da venti fortissimi e da mani ormai da tutti riconoscibilissime. Ci sentiamo tutti semplici sopravvissuti, naufraghi in cerca di canotti e di salvataggi, sempre più incerti e insicuri sulla nostra capacità di farcela, di scamparcela, di ritornare a casa. Il tutto risulta complicato dal fatto che sono venute meno le categorie semantiche delle parole che usiamo per comprendere e raccontarci il mondo. La difficoltà è ancora maggiore se collocata dentro quella che numerosi studiosi ormai presentano come la disfatta dell’Occidente. Una disfatta fattasi opinione pubblica a cui si sta reagendo con meno democrazia e libertà, con false verità e meno Verità, con diffusa opacità e rara trasparenza, con tanto individualismo, poco solidarismo e ancor meno compassione, soprattutto con una retorica malata, manipolatoria e sbagliata di quello che si definisce progresso ma che in realtà progresso non è più. Su tutto questo ho provato a riflettere a partire dalla parola CHIASMO!

Processo ai social media

martedì 27 gennaio alla Corte Superiore della Contea di Los Angeles si è aperto un processo destinato a fare da apripista sul tema della dipendenza dai social media e sui suoi effetti sulla salute mentale dei cosiddetti “nativi digitali”. E' importante che se ne parli

Che cos'è un Autoencoder? L’Intelligenza della Sintesi

Il presente testo si propone di dimostrare la natura intrinsecamente intelligente dell'Autoencoder, analizzandone l'architettura non come un semplice strumento di calcolo, ma come un modello di sintesi cognitiva. Attraverso una scomposizione dettagliata delle sue fasi — dalla distillazione operata dall'Encoder alla rigenerazione dell'archetipo nel Decoder — viene illustrato come questa IA sia in grado di apprendere autonomamente le leggi fisiche sottostanti ai dati. Ci si riferirà, per esemplificarne l'uso, alla spettroscopia. Il punto centrale della dimostrazione risiede nella capacità del modello di mappare la realtà complessa in uno Spazio Latente (bottleneck), dove il rumore viene eliminato per via strutturale e non statistica. Viene introdotto e definito il concetto di Pseudo-Spettro come proiezione del centroide di tale spazio, provando che l'Autoencoder non si limita a "pulire" l'input, ma ne ricostruisce la verità fisica. L'analisi comparativa tra diverse architetture (Dense, Conv1D, Transformer) serve a documentare come la consapevolezza nella scelta del modello permetta di estrarre informazioni cruciali, trasformando l'IA in un validatore scientifico trasparente e interpretabile.

Il potere delle idee

Efficienza, profitto, controllo: sono alcune declinazioni dell’idea di potere che domina il nostro tempo e la nostra mente. Le idee che abbiamo nella mente si cristallizzano e bloccano i processi mentali. Non dobbiamo lasciarci imprigionare dal significato che si dà oggi a questa idea.

Umanesimo radicale: quale macchina ci accompagna nel prenderci cura

Noi umani siamo siamo oggi accusati di considerarci eccezionali, dominatori e sfruttatori della natura, padroni del mondo. Siamo invitati a riconoscerci come meri agenti che operano in una rete di agenti, dove sono agenti, accanto a noi e come noi e insieme a noi, cose e macchine. Ci viene continuamente ripetuto che il vivere consiste nell'interagire con macchine, nell'interfacciarci con macchine, nel co-evolvere con macchine. Veniamo spinti a chiederci quale spazio resti per noi umani in questo scenario. Quale ruolo resti per l’uomo ente tra gli enti, povera cosa. All’umano pre-giudicato come vittima dell’odio e della paura, schiavo di insane passioni, viene proposto un compagno, e forse anche imposto un maestro: la macchina. Ma convivono in realtà due progetti. Da un lato il progetto della macchina a portata di mano, macchina progettata per accompagnare l’umano nel coltivare esperienze, e per offrirgli qui ed ora, di fronte al problema, le tracce di ogni conoscenza che potrebbe rivelarsi utile. Dall'altro il progetto della macchina enorme cosa astrusa lontana dall’uomo, macchina che che sovradetermina l’umano e lo considera come cosa. Torniamo così a una responsabilità umana: quali macchine costruiamo come tecnici, quali macchine, come cittadini, lasciamo che vengano costruite. Il considerare gli umani attanti tra attanti è una grande fuga ontologica. La risposta sta in un umanesimo radicale: non certo un rifiuto della macchina in sé, ma un rifiuto della macchina che non ci accompagna (Scrivo questo sommario all'inizio del 2026. Per il resto lascio il testo come l'avevo scritto nel 2015. E il terzultimo capitolo di 'Macchine per pensare', Guerini e Associati, 2016, dove il testo appare con il titolo: 'Cose lontane e strumenti a portata di mano').

Usare l'Intelligenza Artificiale consapevolmente: gli Autoencoder nella Spettroscopia Raman

L’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nella ricerca scientifica richiede un passaggio fondamentale dalla "black box" alla consapevolezza architettonica. Il presente lavoro esplora l'utilizzo degli autoencoder — una forma specifica di IA generativa — non come semplici strumenti di denoising, ma come modelli interpretativi nella spettroscopia, che nel caso ora proposto è la spettroscopia Raman. Attraverso la compressione dei dati in uno spazio latente, ottimizzato mediante funzioni di attivazione come la sigmoide, l'autoencoder permette di trascendere il dato grezzo per generare uno pseudospettro. Questa strategia, basata sull'apprendimento di cluster di materiali puri (derivanti da database come RRUFF), consente di creare modelli di riferimento ideali. Lo pseudospettro diventa così un ponte metodologico per validare segnali o reinterpretare dati storici. Non solo, lo pseudospettro aiuta a comprendere come l'Autoencoder ragioni. In tal modo esso non è più una scatola nera ma uno strumento cognitivo. L’approccio proposto dimostra quindi come un uso consapevole delle architetture neurali possa trasformare l'IA in un raffinato setaccio molecolare, capace di rivelare la firma vibrazionale autentica di minerali e composti organici, anche in presenza di un elevato rapporto segnale-rumore.

Praticare il dubbio e la libertà di scelta

Un testo tratto dal mio ultimo libro 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 -𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐭𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨. - Il contesto in cui esercitare la nostra libertà di scelta è sempre più quello virtuale. In esso abbiamo trasferito armi e bagagli, menti e azioni, le nostre intere esistenze, creando dei nostri doppioni nella forma di account o profili digitali. Con l’obiettivo di eliminare dubbi e incertezze, la libertà di scelta è oggi di fatto sostituita con semplici algoritmi, a cui siamo invitati a credere, da protocolli fatti di codice straniero, pensato per cambiare la mente e il mondo, da programmi progettati per suggerire e guidare le nostre azioni, scelte e decisioni.

L’illusione della produttività infinita: quando l’AI accelera il vuoto

L’intelligenza artificiale rende il vuoto (di senso) scalabile, riproducibile, industriale. Accelerando la produzione di contenuti formalmente corretti ma spesso privi di direzione, l’AI rischia di saturare l’attenzione e indebolire la capacità di distinguere ciò che conta davvero. Una riflessione sull’illusione della produttività infinita e sul valore, sempre più raro, dell’attrito cognitivo.