Capitalismo psicometrico: Quando i dati diventano identità

Quando Spotify assegna la tua età di ascolto, LinkedIn calcola il tuo coinvolgimento più vicino o ChatGPT ti nomina ricercatore attento ai dettagli, assistiamo alla fine dell'argomento moderno. L'individuo autonomo, interpretativo e autodeterminante viene sostituito da un "divisuale" algoritmico: una forma dati distribuita ottimizzata per la previsione e il controllo.

How to Survive Artificial Intelligence: dialogo Stultifero con Giorgio Griziotti

Il termine "intelligenza artificiale" (IA) è diventato la parola (con)vincente degli ultimi tre anni, dall'arrivo sul mercato della ChatGPT, seguita a ruota da tutte le altre IA generative. A prevalere nella narrazione conformistica dominante è la celebrazione delle opportunità, delle possibilità di sviluppo e delle potenzialità delle nuove tecnolog-IA. Poi ci sono le narrazioni critiche, riflessive, finalizzate a suggerire un approfondimento per una migliore comprensione, non soltanto delle nuove tecnologie in sé, ma soprattutto dei loro effetti e delle loro conseguenze. Tra queste riflessioni c'è quella di Giorgio Griziotti, autore di un saggio, How to survive artificial intelligence. Intelligenza artificiale, tecnofascismo e guerra, nel quale invita a riflettere sul fatto di vivere dentro "una catastrofe in corso", riflessa in molte narrazioni sulle IA, opposte e semplificate, che stanno animando il dibattito pubblico.

Architetti della disuguaglianza

Il newsmagazine 'Time' nomina 'Person of the Year' gli 'Architects of AI'. L'articolo che annuncia la nomina è in realtà una ambigua accettazione di una situazione economica e politica proiettata verso un incremento della forbice tra ricchezza e povertà. Dove la ricchezza è sempre più nelle mani di una ristretta élite di cui i tecno-scienziati sono la facciata esemplare. Più che dci 'Architetti dell'AI' si può dunque parlare di 'Architetti della disuguaglianza'.

I tecnomonarchi: dialogo stultifero con Alessandro Mulieri

Viviamo tempi strani in un’epoca inedita e sconosciuta. Sono tempi “fuori asse”, dai contorni indiscernibili, tempi di policrisi, ma soprattutto di grandi cambiamenti epocali, imprevedibili nelle loro conseguenze sul futuro della democrazia e della società umana tutta. Nella sua fase attuale il capitalismo della globalizzazione, grazie alla volontà di potenza e alla forza di accelerazione della tecnologia, si è fatto (tecno)capitalismo. Un sistema economico integrato e convergente di tecnologia e capitalismo, che ha consentito la concentrazione di potere e ricchezza nelle mani di una ristretta schiera di tecnocrati (“tecnotitani” li chiama Loretta Napoleoni), generando povertà, disuguaglianza, precarietà, ma soprattutto mettendo a rischio la democrazia nel mondo Occidentale. A cento anni dall’avvento del fascismo nel mondo si vanno affermando nuove forme di totalitarismo che seguono il comando della tecnica.  Siamo entrati, come ha scritto Alessandro Mulieri nel suo libro Tecnomonarchi. Gli ideologi della nuova destra all’attacco della democrazia, nell’epoca dei “tecnomonarchi”, protagonisti di una nuova rivoluzione reazionaria, concepita tra la Silicon Valley e i circoli intellettuali della destra americana e basata su sofisticate tecnologie di sorveglianza e controllo.

The market as God

Cette idéologie s’est formée aux États-Unis, mais sa vocation universelle concerne l’avenir de tous les États-nations modernes. Comme toute idéologie, elle repose sur des postulats simplistes qu’elle transforme en vérités irréfutables sous la bannière d’une pseudo-science : ici l’économie.

Defezione digitale e controllo algoritmico: filosofia della resistenza ai social network

Dopo ventidue anni e sei blocchi algoritmici in dodici mesi, ho chiuso il mio account su un importante social network professionale. Non si è trattato di un gesto impulsivo ma dell'esito necessario di un processo di erosione della possibilità stessa di dialogo autentico. Questa riflessione parte da un'esperienza personale per interrogare filosoficamente il controllo algoritmico, l'estrazione di valore dalle piattaforme digitali, e la possibilità di resistenza. Tra Foucault, Hirschman e Deleuze, esploro tre grammatiche della resistenza e propongo la defezione come atto politico consapevole in un'epoca di capitalismo della sorveglianza.

Il paradosso del capitalismo: più spingiamo e più velocemente falliamo

Senza un nuovo contratto sociale, più il sistema spinge, più velocemente si disgrega—lacerando il tessuto economico, sociale ed ecologico che ne sostiene la legittimità. Quando il lavoro di cura viene spostato o svalutato, e la responsabilità reciproca si erode sotto la logica di mercato, anche i motori più potenti del progresso minano infine le proprie fondamenta.

Politica dell’AI (POV #12)

Shoshana Zuboff e Peter Thiel: due visioni inconciliabili sul futuro del digitale. Chi controlla l’intelligenza artificiale e la sua diffusione in ogni ambito della vita sociale? Nel dibattito pubblico convivono due narrazioni opposte. Da un lato c’è chi vede la tecnologia come una forza inevitabile, capace di migliorare il mondo liberandoci da costi, errori e intermediazioni. Dall’altro, chi interpreta la nuova infrastruttura digitale come un sistema di sorveglianza capillare e di estrazione del valore, guidato da pochi attori privati con un’influenza senza precedenti. In questo nuovo articolo di POV metto a confronto due figure centrali nel dibattito sull’AI. Shoshana Zuboff, sociologa di Harvard, ha analizzato per oltre un decennio la logica del “capitalismo della sorveglianza”, un modello economico che trasforma ogni gesto, emozione o relazione in dati da monetizzare. All’estremo opposto c’è Peter Thiel, imprenditore e investitore della Silicon Valley, simbolo dell’ideologia libertaria della tecnologia, l’idea che l’innovazione sia di per sé un destino, e che le regole democratiche non possano e non debbano rallentare la corsa al futuro. Mettere queste due prospettive una accanto all’altra significa interrogarsi su la sovranità individuale, il ruolo delle istituzioni democratiche e la capacità delle società di mantenere controllo e responsabilità sulle tecnologie che le governano. Chi decide cosa vediamo? Chi raccoglie i nostri dati? Chi può prevedere e orientare i nostri comportamenti? Come possiamo difendere libertà e diritti in un mondo dove le decisioni vengono sempre più spesso delegate ad algoritmi e piattaforme private? Zuboff e Thiel, pur partendo da visioni opposte, ci aiutino a comprendere quale forma di potere stiamo consegnando al digitale.

TECNOCAPITALISMO: dialogando e approfondendo con Loretta Napoleoni

Una incontro dialogico per Stultiferanavis che è servita a confrontarmi con Loretta Napoleoni, economista dal profilo internazionale, analista politica e saggista, autrice del libro 𝐓𝐞𝐜𝐧𝐨𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨. 𝐋’𝐚𝐬𝐜𝐞𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐢 𝐨𝐥𝐢𝐠𝐚𝐫𝐜𝐡𝐢 𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞, cercando di esplorare le radici e le prospettive dei questo nuovo paradigma. L’autrice è una delle voci più lucide nello studio dei rapporti di potere che caratterizzano l’economia globale attuale. Dopo aver indagato le radici economiche del terrorismo, i flussi della globalizzazione e le contraddizioni del neoliberismo nel suo ultimo saggio, Napoleoni affronta un tema cruciale del nostro tempo: il dominio delle tecnologie digitali e spaziali nelle dinamiche del potere economico e politico contemporaneo. Un dominio che vede come protagonisti un ristretto numero di 𝐓𝐞𝐜𝐧𝐨𝐭𝐢𝐭𝐚𝐧𝐢 alla guida di aziende come Meta, Amazon, Meta, Space X, ecc. che hanno preso il controllo delle leve del potere ridefinendo i rapporti economici, lavorativi, sociali e anche democratici.

Tecnocapitalismo e tecnotitani

"I tecnotitani hanno sequestrato l'innovazione tecnologica e la usano per disumanizzarci e accumulare ricchezze inimmaginabili. Hanno blocato l'accesso alla tecnologia, per questo non possiamo trarne vantaggio per il bene comune e per una causa molto più nobile: guarire il pianeta e risolvere i problemi reali delle persone" - Loretta napoleoni

Un libro di cui consiglio la lettura

Il libro che suggerisco per una lettura attenta è 𝗧𝗘𝗖𝗡𝗢𝗙𝗔𝗦𝗖𝗜𝗦𝗠𝗢. Lo ha scritto Donatella Di Cesare che insegna Filosofia teoretica alla Sapienza di Roma. È una delle voci filosofiche più presenti nel dibattito pubblico, sia accademico sia mediatico. I suoi libri sono tradotti e discussi all’estero. Tra gli ultimi titoli: Terrore e modernità (2017) e Marrani. L’altro dell’altro (2018). Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato, tra gli altri, Stranieri residenti. Una filosofia della migrazione (2017); Sulla vocazione politica della filosofia (2019), Il tempo della rivolta (2021) e Utopia del comprendere. Da Babele ad Auschwitz (2021).