Mythos e logos

Nella sua storia, il pensiero occidentale ha privilegiato il logos, il discorso razionale, ma non è sempre stato così. All’inizio del percorso filosofico, in Grecia, i due termini, mythos e logos, erano affini. Il mito di Orfeo mostra, infatti, come poesia, musica e divina follia fossero armonizzate e come il caos fosse da Orfeo mutato in cosmos. Ed è proprio questa in fondo la funzione del logos: portare ordine. Orfeo, infatti, suona la lira e canta; pur essendo seguace di Dioniso si serve delle armi di Apollo, della divinità che, attraverso la parola, concede agli uomini la sapienza. Nei versi a noi rimasti del poema di Parmenide ‘Intorno alla natura’, mythos è riferito al discorso che la dea comunica ed è sinonimo di verità, sempre connesso con un orizzonte sovrumano; logos indica, a volte, il discorso certo, altre, quello falso ed erroneo.

Dal mito di Cnosso al web: il labirinto come simbolo eterno dello smarrimento

Da prigione del Minotauro a giardino degli amanti, da mosaico medievale a ragnatela digitale, il labirinto attraversa la storia trasformandosi ma restando sempre lo stesso: un luogo dove perdersi per ritrovarsi. Oggi, però, i labirinti sono invisibili e virtuali — e perdersi da seduti può essere molto più pericoloso. Un viaggio affascinante tra miti antichi, città moderne e intelligenza artificiale.

L’ambiguità delle tecniche: il mito di Prometeo

Il mito di Prometeo è forse, tra i tanti miti presenti nella cultura greca che parlano ancora di noi, il più potente e il più celebre. Continuamente riesaminato e reinterpretato nel corso della storia (da Hobbes, Rousseau, Vico, Goethe, Schelling, Marx, Weil, Jonas…), mantiene un fondo oscuro e enigmatico. Rappresenta, meglio di qualsiasi altro mito, i caratteri della civiltà occidentale ed è l’aspetto principale con cui, oggi, l’esistenza umana si deve misurare. Il problema del nostro tempo risiede infatti nella straordinaria capacità di conoscenza e di potere tecnologico a cui non corrisponde, però, una altrettanto grande capacità di percepire, immaginare, sentire. Già mezzo secolo fa il filosofo Günther Anders definiva tale condizione “dislivello prometeico”. Un dislivello che può portare l’umanità a scelte catastrofiche.

ἰοίην: desiderio e possibilità nell’oltre di Saffo

Che io possa andare oltre. Così si legge nel frammento 182 attribuito a Saffo, un verso solitario, una parola sospesa: ἰοίην. Una forma verbale al modo ottativo, carica del desiderio di un movimento possibile, ma non certo. Un’invocazione silenziosa, o forse un sussurro a se stessi. Quel verbo, al tempo stesso semplice ed enigmatico, non indica un luogo né una direzione; non specifica da dove si parte, né cosa si lasci alle spalle. Il suo significato sta tutto nell’atto stesso dell’andare, nel desiderio di oltrepassare qualcosa, nella tensione di un soggetto che sente urgente la necessità del passaggio.

Una mattina qualunque e una sola parola

Dal profondo di questa confusione emerge una parola sola, netta: RAPPORTO. Scrivere "rapporto" è già un atto di scelta consapevole, perché quella parola non è neutra, né pacificata. È carica di significato, esigente: richiede relazione, misura, equilibrio. È uno dei grandi denominatori comuni della vita umana.

La patria a prezzo di saldo

La Groenlandia più che un’isola è un test: qui l’idea non è conquistare, ma pagare; non trattare con uno Stato, ma sedurre un popolo. Quando il denaro si offre come scorciatoia della storia, che cosa resta di una cittadinanza ridotta a cifra e convenienza?

Pelle nera, maschere bianche: l'impero dell'immaginario

Accendere il televisore. Bastano pochi minuti per constatare la catastrofe: flusso ininterrotto di produzione hollywoodiana, serialità ossessiva, format replicati all'infinito. L'industria culturale statunitense ha conquistato il pianeta senza sparare un colpo, ha occupato le menti prima ancora dei territori, ha colonizzato i desideri con la stessa sistematicità con cui i suoi predecessori europei colonizzavano continenti. Quando Frantz Fanon pubblica Pelle nera, maschere bianche nel 1952, descrive i meccanismi psicologici del colonialismo francese nelle Antille. Lo psichiatra martinicano analizza come il dominio penetri la psiche del colonizzato fino a fargli desiderare l'identità del colonizzatore. Il soggetto dominato indossa una "maschera bianca" per ottenere riconoscimento, rinuncia alla propria autenticità nella speranza di essere accettato. Settant'anni dopo la diagnosi rimane valida. La maschera ha semplicemente cambiato colore: si è americanizzata.

Intervista ImPossibile a Socrate (IIP #18)

Conosci te stesso Socrate (ca. 470–399 a.C.) è considerato uno dei padri della filosofia occidentale. Non ha lasciato alcuno scritt, una scelta deliberata, che già dice molto del suo pensiero. La sua voce ci arriva attraverso i dialoghi di Platone e le testimonianze di Senofonte, ma soprattutto attraverso un metodo, più che attraverso un sistema di idee. Socrate non trasmette dottrine, ma interroga, costringe a riflettere.

Siamo (ancora) tutti figli di Marx e della Coca Cola

𝐔𝐧 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐊𝐞𝐫𝐞𝐧 𝐏𝐨𝐧𝐳𝐨 𝐞 𝐋𝐮𝐢𝐠𝐢 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐨. La sfida decisiva che abbiamo di fronte non è solo economica ma culturale e morale: recuperare coscienza critica e consapevolezza del rapporto con il reale. In caso contrario, nel progresso tecnologico e dell’IA, ciò che resterà di noi saranno soltanto i dati. Vivere in “tempi interessanti”, come sostiene il filosofo Žižek, non è più una metafora, ma la condizione dell’uomo contemporaneo, sospeso tra l’illusione del progresso e la fragilità strutturale di un sistema che non colpisce più il centro produttivo, ma le sue periferie — dalla vulnerabilità ecologica alla volatilità della finanza — capaci oggi di determinarne il collasso

L'AI e il paradosso della competenza

In un’epoca dove molti promettono che la tecnologia penserà al posto nostro, la responsabilità di pensare bene resta irriducibilmente umana. Il paradosso dell’expertise è proprio questo: gli strumenti che dovrebbero liberarci dal pensiero richiedono più pensiero, non meno. Più disciplina, non meno. Più consapevolezza, non meno. La tecnologia amplifica. Ciò che viene amplificato dipende da ciò che si costruisce prima di incontrarla.in un’epoca dove molti promettono che la tecnologia penserà al posto nostro, la responsabilità di pensare bene resta irriducibilmente umana. Il paradosso dell’expertise è proprio questo: gli strumenti che dovrebbero liberarci dal pensiero richiedono più pensiero, non meno. Più disciplina, non meno. Più consapevolezza, non meno.

Il caso del Mercator System. Un'avventura di Sherlock Holmes e Philip Marlowe

Quando Carlo Mazzucchelli mi ha lanciato la sua provocazione — scrivere un apocrifo di Conan Doyle, contribuire a uno "spazio sherlockiano" sulla Stultifera Navis — ho pensato immediatamente che non l'avrei fatto da solo. Per coerenza. E anche un po' per restituire la provocazione. Da tempo sostengo che il modo più interessante di lavorare con l'intelligenza artificiale non sia quello del prompt secco, del comando impartito a una macchina. Ma piuttosto quello del dialogo: un processo in cui l'umano e l'AI costruiscono insieme qualcosa che nessuno dei due avrebbe prodotto da solo. Lo chiamo approccio relazionale, Esomente, e ci credo abbastanza da averci costruito sopra una metodologia.

Stultiferanavis: un progetto polifonico

La cosa che mi ha sorpreso e sorprende ogni giorno di più è il numero di persone che arrivano, leggono, poi salgono a bordo e scrivono, poi ritornano, per esplorare, per rovistare meglio nel BAULE, per scoprire gli ITINERARI e navigare dentro la STULTIFERABIBLIO, soprattutto per interrogarsi su cosa stia impedendo loro di salire a bordo, quali motivazioni vadano ancora trovate per farlo.

Restare curiosi

Un testo tratto dal mio ultimo libro 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 -𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐭𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨. La narrazione sul Metaverso celebra la curiosità ma in modo ingannevole. Un conto è la curiosità del video-giocatore che vuole aprire una porta sospettoso che possa celare un nemico da abbattere, diversa è la curiosità di chi le porte le vuole aprire spinto dalla motivazione di andare oltre, scrutare attraverso, aprirsi al rischio e all’imprevedibilità esistenziale, per farsi cogliere dallo stupore, dall’inatteso e dalla meraviglia.

Il nostro rapporto tossico con il tempo

Tendiamo a riempire le nostre case di oggetti, il nostro tempo libero di relazioni e di attività di vario tipo. Il tempo “improduttivo” ci sembra sprecato e ci è più facile ragionare in termini di spazi vuoti e spazi pieni. Eppure, quel vuoto che tanto ci spaventa è un contenitore di potenzialità inesplorate.

Bobok vs LLM - Dialogare con l'eco collettiva dell'umanità

Come i morti di "Bobok" di Dostoevskij continuano a parlare senza piena coscienza dopo la morte, così gli LLM (Large Language Model) fanno risuonare milioni di voci del passato svuotate della loro intenzionalità originale. Dialogare con un'intelligenza artificiale significa confrontarsi con un'eco spettrale della conoscenza umana, dove pensieri e intuizioni riemergono come pattern algoritmici, privi dell'anima che li ha generati. Il vero valore sta nel nostro sguardo critico: siamo noi a ricostruire significato da questi "bobok digitali", trasformandoli in catalizzatori per nuove riflessioni anziché sostituti del pensiero umano.