Lo sgabuzzino

Uno sguardo sulla nostra fragile condizione umana, così esposta a continue tempeste, ma, spesso non pienamente consapevole che il potere dei sogni, dimenticato, potrebbe cambiare le carte del gioco.

No hay paso

Spinto dall'invito al viaggio di Carlo e dallo spirito che si respira tra le righe di questi articoli e racconti, ho deciso di aggiungerne uno. È il racconto di un’esperienza vissuta molti anni fa in Messico, dove il viaggio interiore, più di quello nei luoghi, diviene il tema centrale. Per me è sempre stato così, un’idea che trova curiosamente sponda nella parola “esplorare”, in cui l’etimologia, secondo alcuni incerta, evoca la vera essenza dell’azione che descrive. Scegliere di abitare quella condizione di inevitabile incertezza, spaesamento, stupore, che contraddistingue lo spirito profondo del viaggio, ci consente di continuare a “viaggiare” anche con la mente, come accenna Carlo, o in quei “nuovi occhi” di cui ci parla Proust, parole ricordate nell’articolo di Giovanni Nicotera. La migliore sintesi di questo spirito io la ritrovo in queste parole di Thomas Eliot: “Non smetteremo mai di esplorare, e alla fine di tutte le nostre esplorazioni ci ritroveremo dove prese avvio il nostro viaggio e conosceremo quel luogo per la prima volta”. * L’incipit del racconto, scritto nei primi anni duemila, cita quello che si trovava digitando su un motore di ricerca “Rancho Nuevo”, oggi non è più così.

Il bastone della mia vecchiaia [2]

Mi auguro di incontrare qualcuno che sappia parlare il mio stesso linguaggio, così da non dover trascorrere una vita intera a dare un volto al mio mondo interiore. Perché il linguaggio dell'amore nasce dentro di me, sfiora l'anima in un solo istante e poi vi dimora per sempre. E chi saprà donarmelo mi insegnerà che il valore più autentico della vita risiede nell'essere, prima ancora che nel fare.

Intanto

Intanto faccio questo lavoro.  Intanto abito qui.  Intanto sto con questa persona, in questa città, sotto questo cielo che non guardo.

Sibylle Mertens, archeologa ribelle

Nonostante Genova abbia dedicato una strada a Sibylle Mertens (via Sibilla Mertens) nel quartiere di Sturla perché è stata una benefattrice della città, ella è poco conosciuta in Italia.    Visse anni anche a Roma e riposa nel cimitero teutonico in Vaticano. Sibylle Mertens fu la prima archeologa, appassionata e studiosa di reperti romani, monete, gemme. Le sue collezioni si trovano in musei prestigiosi come il British Museum a Londra, The Metropolitan Museum of Art a New York, il Royal Ontario Museum di Toronto, al Klassik Stiftung Weimar e all'Akademisches Kunstmuseum di Bonn e in alcune private.

Storie

Una riflessione sulla necessità della memoria, sul raccontare e soprattutto sullo scrivere storie, oggi, in un mondo pieno di narrazioni vacue, in un profluvio incessante di storytelling narcisistici.

Ego te (non) absolvo

Una fedele che non rispetta questi diktat è destinata ad essere “messa in disciplina”, per volere del pastore, fino a completo ravvedimento.

La teoria de los cuatro o cinco dioses

Nei pressi del territorio dei Bassari, nel Senegal occidentale, vive un gruppo etnico, i Drium, che si è scarsamente integrato con le altre popolazioni circostanti. Le loro credenze non sono animistiche come quelle dei Bassari, né islamiche come quelle dei Fulani (Peul), per la maggior parte. Non mi soffermerò sulle loro curiose usanze, che pure possiedono, come accade per quasi tutti i popoli non europei. Il fatto che di notte, quando parlano, non si guardino in faccia ma fissino il cielo stellato, lo interpreto più come un bisogno di immergersi nella complessità dell'universo tenace che come una regola di etichetta. Fu proprio in una notte limpida e calda che, seduti in amache separate, io e il capo villaggio che mi aveva offerto ospitalità avemmo una conversazione che oserei definire profondamente teologica. Yoba mi fece notare che nella costellazione di Orione le stelle diventano visibili solo se non le si guarda direttamente, ma di profilo, altrimenti, se le si fissasse una per una, scomparirebbero. Non sono particolarmente incline agli studi astronomici, anche se devo ammettere che in Africa sarebbero quasi obbligatori, data la quiete che offre la notte. Ho annuito senza molto interesse al suo commento, pensando che succedesse con qualsiasi stella. Sembrava avermi letto nel pensiero perché, indicandone una – probabilmente un pianeta – mi ha detto che con le altre non succedeva.

Organizzazione aziendale al Tropico

Nelle pieghe del romanzo di Gabriel García Márquez 'L'amore al tempo del colera' si trova descritto un interessante caso aziendale. C'è, tra le sezioni organizzative della Compañía Fluvial del Caribe, i cui battelli a ruota percorrono in río Magdalena, la Sezione Generale, "il cui stesso nome dava un'idea della vaghezza delle sue attribuzioni, e dove andavano a morire di cattiva morte i problemi che non si riusciva a risolvere nel resto dell'impresa". Resta aperta una domanda. Se si tratti di una buona soluzione, o se invece convenga eliminare la Sezione Generale, e restituire i problemi alle Sezioni di origine, perché solo lì i problemi potevano essere risolti. Mi torna in mente questa storia leggendo, qui su 'Stultifera Navis', il racconto di Davide Dalla Valle 'Organizzazione dei destini incrociati'. Perciò ripubblico qui, senza cambiare una virgola, l'articolo che trent'anni fa avevo dedicato al caso aziendale tropicale.

L’Organizzazione dei destini incrociati

Nell’Organizzazione il semplice fatto di sembrare disattenti poteva trasformarsi improvvisamente in un problema comportamentale. (...) Mi spiegò che avrei dovuto raggiungere la sala d’attesa B. (...). Sulle porte degli uffici comparivano targhette dai nomi lunghi e leggermente inquietanti — “Dipartimento Convergenze Strategiche Involontarie”, “Ufficio Gestione Aspettative Irrealistiche”, “Unità Resilienza Preventiva”, “Area Coordinamento Criticità Latenti” — e ogni stanza sembrava custodire una forma diversa di stanchezza professionale. (...) Sul monitor comparve un altro messaggio di congratulazioni e subito dopo il nome di una donna venne spostato dall’“Area Sviluppo Persone” a qualcosa chiamato “Presidio Continuità Relazionale Periferica”... Un racconto ispirato a Italo Calvino.

La vita rubata di Camille Claudel

Avrebbe potuto essere libera, stare meglio o guarire, incontrare un altro uomo, più sincero di Rodin, guadagnare, vedere il suo talento riconosciuto ma la sua vita le era stata rubata.  Non c’è perdono per quello che è stato fatto a Camille Claudel.