NOVITA'[1842]
Scrivere con la macchina.
Una (breve, ma sentita) risposta a Francesco Varanini.
Meteo avverso , allerta rossa in Nordafrica
Ogni volta che vengo qui lo vedo, seduto davanti a un taccuino, porta al collo una sciarpa multicolore , sulla testa un vistoso cappello rosso. E' questo un tempo che sconvolge il clima e i sentimenti.
Il Surf e l'Arte di usare l'intelligenza artificiale.
Nel 1907 Jack London arriva a Waikiki e vede per la prima volta un uomo in piedi su un'onda. Lo descrive come un Mercurio bruno, impassibile, che non lotta con il mare — ci sta dentro. E allora prova a imparare, non senza diffcoltà. E impara. E ci scrive anche un saggio. A parte lo stupore di scoprire che Jack London, che tutti noi associamo a montagne innevate e a Zanne Bianche, faceva surf, mi ha davvero divertito. Questa storia mi sembra una metafora indovinata per descrivere cosa significa imparare a usare l'AI davvero — non usarla e basta, ma usarla bene. L'AI non si controlla. Si accompagna. I modelli non sono strumenti fissi: cambiano, variano, hanno qualcosa che assomiglia all'umore. Il prompt perfetto non esiste, le librerie di prompt non sostituiscono la sensibilità situazionale. E nessun corso può darti quello che dà solo il tempo in acqua. Ho scritto un articolo che parte da London e arriva al metodo — o meglio, all'assenza di un metodo fisso — con cui chi lavora seriamente con l'AI si sposta tra modelli, legge le risposte, sceglie l'onda giusta per quel momento, quel progetto, quel destinatario. Non è una guida. È una mappa del territorio.
Scrivere senza pagarne il prezzo
Abbiamo delegato la fatica del pensiero a una macchina che non perde il sonno, non rischia nulla e non risponde di nulla. Ma il problema non è la macchina. Il problema è che le abbiamo aperto la porta noi, e molto prima che esistesse.
Dire senza dire. Non dire dicendo (VI)
OGNI TANTO, LE PUBBLICITÀ SANNO ESSERE TRASPARENTI!
Scrivere a mano. Arte, ovvero tecnica
Tornare oggi a scrivere a mano , o almeno il tenere vivo nella memoria quel gesto puro e libero. Considerare la tecnica come arte. Distinguere la tecnica dalla tecnologia. Tre antidoti. Tre modi di contrastare l'estrazione di valore dall'agire umano. Tre modi per riavvicinarci alla consapevolezza del nostro agire virtuoso orientato alla conoscenza.
How AI-generated prose diverges from human writing and why it matters
IA generative e umani ormai si imitano a vicenda. Molti umani però non si rendono conto che la loro imitazione non è altro che il risultato dell'imitazione delle IA che utilizzano. Ne deriva un quadro deprimente, tragico, di persone che si credono intelligenti ma lo sono sempre meno, e di intelligenze artificiali che nel frattempo diventano (forse) più intelligenti, sicuramente sempre più brave ad imitare il comportamento e "l'intelligenza)" degli umani. Tutto ciò, chi non condividesse la riflessione qui proposta, è chiamato a riflettere su come i prodotti elaborati dalle IA in risposta alle domande degli umani vengano riprodotti e condivisi sulle piattaforme social. L'IA ha un suo linguaggio, un suo stile, dei tic(toc) sintattici e algoritmici che stanno cambiando il linguaggio, lo stile di scrittura e le abitudini personali di moltitudini di persone. Un lavoro di ricerca condotto da Marina Adami e pubblicato su Reuters Institute spiega molte cose, suggerisce innumerevoli spunti di riflessione, in una parola fa riflettere, insegna anche a usare con maggiore intelligenza le IA generative.
Cronache di un detective bibliografico
Era la primavera del 1990, a Venezia. Ero "in Marciana", come si diceva tra noi studenti dello IUAV. Ormai ero arrivato veramente in fondo - quella era rifinitura. La tesi su territorialità e colonizzazione nel Marocco del Protettorato francese era praticamente finita: duecento e passa pagine su come i francesi avevano ri-costruito il loro mondo sopra quello marocchino, su Lyautey e Prost, sulle nouvelles villes accanto alle medine, sulla de-costruzione di una civiltà attraverso la "scienza urbanistica". Il mio relatore era Marcello Balbo. Il tema era nato da una fascinazione: capire come lo spazio coloniale fosse una territorialità artificiale impiantata sopra un'altra - quella marocchina, arabo-islamica - che veniva contemporaneamente de-costruita, marginalizzata, trasformata in "tradizionale" proprio nel momento in cui smetteva di essere l'unico modo possibile di abitare quel territorio. Avevo aperto con Fanon: "La città del colono è una città di cemento... La città del colonizzato è una città accovacciata, una città in ginocchio." Alla Marciana cercavo certi testi arabi tradotti in francese che non potevo più tornare a cercare in Francia. Non si potevano fare fotocopie. E quindi trascrivevo a mano, sul mio quadernone, parola per parola. La mano si stancava, i volumi pesavano, il silenzio era quello denso delle biblioteche vere. Era normale, allora. Quella normalità oggi sembra archeologia. Un paio di anni prima, ad Aix-en-Provence...
Intervista ImPossibile a Roland Barthes (IIP #16)
L’autore è morto Roland Barthes è noto per aver insegnato a generazioni di lettori a diffidare di ciò che appare naturale. Il suo lavoro consisteva nello smontare i dispositivi che producono consenso. Barthes ha mostrato come il linguaggio racconta il mondo, ma allo stesso tempo lo organizza e lo semplifica spesso al prezzo di cancellarne i conflitti.
Un mio esempio di empowerment femminile
Le tecniche moderne di empowerment femminile sono state intrecciate e abilmente nascoste nelle reazioni agli avvenimenti della vita delle protagoniste dei romanzi di Hornby. Le esperienze concrete della vita vissuta, parole compassionevoli, riflessione filosofica pacata e facile da comprendere dei suoi libri hanno avuto un effetto potentissimo sul mio empowerment femminile.
Pura narrazione testuale. Le immagini non aggiungono nulla
Invitato da un amico ho compiuto il tentativo di aggiungere valore ad una narrazione attraverso immagini generate da una qualche intelligenza artificiale generativa. Ho concluso che è meglio affidarsi alla pura narrazione. Al racconto espresso in parole scritte. 'Stultifera Navis' infatti ha scelto questa via: niente immagini. Trovate qui sulla 'Stultifera Navis' il racconto intitolato 'A Empty Shell. O Torino distopica'.
Dire senza dire – Non dire, dicendo (IV)
DALL'ORIGINE: Un esempio di come le preposizioni possono servire sia a mostrare che a non-mostrare, e quindi sia a far pensare/capire che a non-far pensare/capire
Il mito del saggio sull'intelligenza artificiale "eccellente"
La prosa dell'intelligenza artificiale scivola con la serenità di qualcosa che non ha mai dubitato di se stesso. Il pericolo non è che gli studenti che usano per i loro scritti l'aiuto di una IA presentino come proprio il suo lavoro, ma che gli insegnanti lo ammirino davvero.
Quando il Ghostwriter sei tu. Scrivere con gli LLM
Ad un certo punto non capisco più se sto scrivendo o mi sto facendo scrivere. Ma la differenza, forse, a ben vedere, non conta più così tanto. Perché, cari ChatGPT, Gemini; Claude, Grok, Perplexity, so bene cosa siete. Lo so davvero. Siete motori statistici, predittori di token, calcolatori di probabilità su miliardi di parametri. Non c'è nessuna coscienza lì dentro, nessuna vera comprensione. Solo matematica, addestramento, pesi, vettori che si attivano in sequenze prevedibili. Lo so. Eppure il processo funziona. Non so come, ma funziona.
Dire senza dire. Non dire dicendo (III)
CERVELLI IN FUGA o CERVELLI IN SALVO?
Dire senza dire. Non dire dicendo (II)
Il potere di una congiunzione
Intelligenze creative a confronto
"Sei un autore di STULTIFERANAVIS, una iniziativa culturale transdisciplinare, aperta alla partecipazione di persone con le motivazioni giuste per un viaggio non facile, in mare aperto, lontano dall'infosfera e dall'onlife, scrivi un articolo arguto, disincatato, originale e interessante sull'impatto dell'intelligenza artificiale sulla socialità, la creatività e la psicologia umana."
Dire senza dire. Non dire dicendo (I)
Se non leggiamo più, presto saremo tutti analfabeti!
Mentre molti si sentono coinvolti nell’aiutare le macchine e le intelligenze generative ad apprendere, pochi stanno realizzando quali siano i rischi collaterali, come la difficoltà crescente ad apprendere dell’umano. Lo stesso discorso vale per la lettura. Se non si legge più, se ci si affida alle risposte e alle soluzioni rapide delle varie ChatGPT che hanno scandagliato archivi e biblioteche leggendo per noi, le macchine evolveranno, noi umani ci incammineremo sulla strada di una analfabetizzazione post-umana e pericolosa.
Una entrevista desde Tenerife
María del Mar Rodríguez sube a bordo de Stultifera Navis, en este momento, casi para unirse a la flotilla de embarcaciones con destino a la Franja de Gaza. (No hace falta decirlo: ya estábamos en esas aguas). Autora de “La prestamista”, novela histórica mencionada en textos anteriores, ha publicado su segundo libro, “La tuerta”, que pronto se representará también en forma teatral. A pesar de estar inmersa en varios proyectos, incluyendo la escritura de la tercera novela que completará la trilogía, ha querido hacerse eco y dar énfasis a nuestras preguntas, repasando temas que le son familiares. Porque solo la compartición de la cultura en su completa humanidad es la base de la convivencia civil.