NOVITA'[1936]
L'interfaccia della saggezza pratica
Geometria del giudizio, architettura del pensiero, e come costruire con gli LLM senza perdere la nostra umanità
Referendum sulla giustizia: la verità che nessuno vuole raccontarci perché nessuno vuole sentire
Il referendum per la riforma della Giustizia agita il dibattito con toni e modi fuorvianti. Crea contrapposizione inutile in un clima di (voluta) disinformazione?
Salpare umani nell’oceano delle macchine
Per un Umanesimo Digitale come co-evoluzione di Flavio Tonelli
Capitalismo della Sorveglianza vs Biodiversità del Pensiero
Biodiversità del Pensiero: la difesa ad oltranza E’ la battaglia a cui siamo tutti chiamati, oggi. Il capitalismo della sorveglianza vive di previsione e standardizzazione dei comportamenti; chiaramente più i soggetti sono leggibili, tracciabili e statisticamente coerenti, più diventano economicamente valorizzabili e, in questo senso, la standardizzazione cognitiva (gusti simili, linguaggi simili, reazioni simili) non è un effetto collaterale, ma una condizione funzionale alla monetizzazione dei dati.
Credere è facile. Verificare è faticoso.
Credere è immediato, verificare richiede metodo. Quando la fatica del pensiero viene evitata, la disinformazione prospera.
Ritrovarsi
Mai nessuna epoca è stata così cieca con sé stessa
L’editore come spazio o come schieramento?
Una riflessione sul ruolo dell’editoria oggi: spazio di confronto critico o attore politico-culturale schierato. Dal caso Einaudi alla scomparsa silenziosa di Philip Roth, un ragionamento su egemonia culturale, consenso e responsabilità intellettuale.
Educare all’obbedienza — Democrazia, infanzia e perdita del limite
Riflessione sulla scuola italiana: tecnicizzazione del sapere, perdita del giudizio e ruolo delle discipline umanistiche nella formazione democratica.
Un viaggio nell'urgenza del pensiero critico e autocritico
Per molti il pensiero critico è morto, si è addormentato. E se fosse diventato semplicemente superfluo? In un'epoca in cui ogni opinione viene validata da un algoritmo, ogni dubbio dissolto da una ricerca su Google Search, ogni controversia risolta con un fact-checking automatico, l'esercizio faticoso del pensare in modo critico e autocritico (contro sé stessi) appare come un lusso arcaico. Perché criticare quando si può verificare? Perché interrogarsi quando si può consultare? Perché dubitare quando l'intelligenza artificiale ci assicura di aver elaborato milioni di dati per giungere alla risposta ottimale?
Correctio magistralis – Umberto Galimberti e Fabrizio Ranzani, 25/01/2026
Riferimento critico a: Lectio magistralis – Umberto Galimberti, 26/07/2025 – La bellezza. Legge segreta della vita La Dislogia, ovvero la Razionalità Limitata, in Italia, è oramai lo standard culturale non solamente sociale, ma anche accademico.
Il silenzio e la parola
Il nostro è un tempo contraddistinto dal rumore e dalla chiacchiera, si parla ininterrottamente. Ma nel rumore e nella chiacchiera tutto perde di significato. L’unica cura possibile ed efficace è abitare il silenzio.
La privatizzazione del pensiero
Ovvero: la questione non è se il Re sia buono o cattivo. La questione è perché ci sia un Re.
L’ultima soglia dell’Umano
Il pensiero umano, dopo millenni di interrogazione su se stesso, giunge oggi al suo limite naturale: la creazione di un’intelligenza che può analizzare, apprendere, dedurre e decidere senza il vincolo del sentire.
L'Esomente: come i LLM stanno riconfigurando il pensiero
Quando la cognizione umana entra in dialogo prolungato con i LLM, emerge un campo relazionale che trasforma irreversibilmente chi vi partecipa. Non è la mente estesa di Clark e Chalmers, né semplice technogenesis: è una soglia in cui il pensiero si proietta fuori da sé, attraversa la memoria collettiva sedimentata in miliardi di testi, e ritorna modificato. Un'indagine fenomenologica su cosa accade quando pensiamo attraverso l'IA - scritta, inevitabilmente, usando l'IA stessa.
Dal Pigmalione all’IA: quando il linguaggio plasma l’umano
E se la diffusione dell’IA generativa fosse l’esito di una scommessa sociale? La domanda non riguarderebbe la macchina, ma il modo in cui noi umani ci lasciamo trasformare dal suo linguaggio.
Quel che resta dell'ozio. Riflessioni sul vuoto che non riusciamo più a abitare.
Tra gite pianificate, selfie obbligatori e checklist di vacanza sempre aggiornate, sembra che il tempo non ci appartenga più. Ogni momento è già assegnato a un’attività, ogni pausa è una piccola performance da documentare. Ma se occupiamo tutto lo spazio con il fare, che spazio resta davvero per il pensiero, per quell’ozio che non produce nulla se non la possibilità di pensare?
La stupidità che avanza (The advanced stupidity)
A costo di essere considerato un tecnofobo, mi permetto di affermare che il massiccio ricorso a IA generative rischia di creare macchine sempre più intelligenti (entro i canoni con cui oggi molti definiscono cosa sia intelligenza) e umani sempre più stupidi (Google ci sta rendendo stupidi?" scriveva Nicholas Carr nel 2008), per la loro pratica inconsapevole di delega, delle loro capacità cognitive, alla macchina, che sembra aver puntato a sostituire l’atto del pensare umano.
La fede nelle macchine in un mondo senza Dio?
Capita sempre più spesso di leggere articoli che tendono ad attribuire agli LLM (Large Language Models) qualche forma di pensiero o di ragionamento. Qualcosa che emergerebbe, sfuggendo a una nostra piena comprensione, dallo sterminato set di dati a loro disposizione. Opinione espressa con sempre maggiore convinzione in base ai risultati più recenti di questi strumenti. Difficile capire se chi sostiene queste posizioni lo fa in difesa degli enormi interessi economici che ruotano attorno a questi prodotti, per genuina convinzione personale, oppure mosso da una fiducia incrollabile verso il progresso tecnologico. Interrogarsi sul perché accade tutto questo credo sia importante e utile.
Il paradosso del secondo cervello: perché cancellare tutto può essere la scelta più intelligente.
Due notti fa ho annientato tutto. Ogni annotazione in Obsidian, ogni cogitazione atomica abbozzata, ogni collegamento del Zettelkasten, ogni mappa concettuale meticolosamente intrecciata. Diecimila note, sette anni di labor intellectualis, obliterati in pochi secondi. Ciò che ne seguì non fu rimpianto, bensì un profondosollievo. Un silenzio consolatorio dove prima regnava la cacofonia. Questa mia esperienza non costituisce un episodio isolato, ma il sintomo di un fenomeno più vasto che merita di essere scrutinato con la lente dell'indagine cognitiva e della filosofia della mente.
Dalla sinapsi alla roadmap: progettare e documentare in ambienti complessi
Perché serve pensare prima di pianificare Questo testo si rivolge a chi guida progetti in ambienti tecnologicamente avanzati e organizzativamente complessi: chief technology officer, portfolio e project manager, responsabili dell’innovazione, architetti del software, team lead. A coloro che non cercano solo strumenti, ma modi di pensare e strutturare il lavoro in maniera più intelligente, sostenibile, orientata al valore. In contesti dove il cambiamento è continuo e le risorse limitate, progettare significa prima di tutto mettere ordine nei significati. Temi come la documentazione, l’architettura modulare e la roadmap non sono semplici strumenti tecnici, ma dispositivi che rendono leggibili e negoziabili le intenzioni. Se affrontati con consapevolezza, diventano leve strategiche per generare coerenza, responsabilità e orientamento tra chi decide, chi costruisce e chi verifica.