NOVITA'[1610]
Feeling the Code's Feeling
How does a child learn about the world? Through logic? Or through wonder, curiosity, and the need for connection?
Educare all’obbedienza — Democrazia, infanzia e perdita del limite
Riflessione sulla scuola italiana: tecnicizzazione del sapere, perdita del giudizio e ruolo delle discipline umanistiche nella formazione democratica.
The Relationship Between a Cognitive Process and the Concept of Character in Interaction
A cognitive process can be described as the dynamic organization of contextual data to integrate new data from dynamic environmental interactions around a relatively stable structure and core of prior arrangement.
Interactive Intelligence: From Structural Convergence to Consciousness
If intelligence is not a property but a quality arising from the nature of interaction, where does the concept of consciousness stand for humans and non-humans alike?
Intervista ImPossibile a Alan Turing (IIP #15)
I limiti dell’intelligenza Alan M. Turing non ha mai cercato di definire l’intelligenza in senso astratto. Non gli interessava stabilire che cosa sia il pensiero, ma capire come si manifesta, quali condizioni operative lo rendono osservabile, discutibile, misurabile.
Intelligenza sferica: appunti sparsi su come essere geniali e insopportabili
Stavo riordinando alcuni appunti scritti a mano — quelli che tutti accumuliamo tra letture, conversazioni, intuizioni mattutine e ossessioni notturne — quando mi sono reso conto che diversi frammenti apparentemente scollegati parlavano, in fondo, della stessa cosa. Intelligenza. Non quella misurata dai test, non quella certificata dalle università, non quella celebrata dalle conferenze TED. Un'altra intelligenza: quella scomoda, quella che vede pattern dove gli altri vedono caos, quella che ha ragione troppo presto, quella che ti fa odiare dalle persone giuste. Ho deciso di tentare un esperimento: intrecciare questi appunti in un unico flusso, senza la pretesa di costruire un saggio organico ma con la curiosità di vedere se le connessioni emergessero da sole. Come quando lasci cadere limatura di ferro su un foglio e sotto ci passi una calamita: le forme appaiono, rivelando campi invisibili. Esperimento riuscito? Chi lo sa. Ma forse proprio questa incertezza fa parte del punto.
Che senso ha per il gelso fare i frutti a ottobre?
Gli alberi hanno la loro intelligenza e investono continuamente nelle proprie risorse perché da esse dipende la loro sopravvivenza. Noi possiamo prendere il loro esempio, concentrandosi con serenità sul presente e non con la paura sul futuro.
Non confondiamo la rapidità del ragionamento con l’intelligenza
L’abitudine a premiare chi risponde in fretta, chi semplifica senza esitazione, ha finito per farci dimenticare che il pensiero autentico è un atto lento, complesso, spesso contraddittorio. Non nasce da riflessi automatici, ma dal coraggio di interrogare le possibilità, di sbagliare strada, di sostare nel dubbio. Questa riflessione — nata tra i banchi di una biblioteca senza Internet e maturata osservando i limiti delle cosiddette intelligenze artificiali — è un invito a restituire alla mente il tempo che le spetta.
L'intelligenza vegetale
Stefano Mancuso mostra come l’intelligenza non richieda un cervello, raccontando le sorprendenti capacità percettive, di apprendimento e memoria delle piante.
Intelligence offensiva: il metodo, non il mito
Ci sono libri che si leggono per svago e libri che si consultano per necessità. Poi ci sono quelli che si comprano per curiosità, e finiscono per lasciare un segno inatteso. Le Renseignement Offensif di Philippe Dylewski rientra in quest’ultima categoria. Non è una raccolta di aneddoti da spionaggio né un manuale scritto per specialisti. È un compendio di tecniche, strumenti e mentalità per cercare, verificare e usare informazioni in modo strategico. Non mi occupo più di OSINT dai tempi del mio congedo dall’Aeronautica Militare, ma il tema continua ad affascinarmi per la precisione metodologica che richiede. In Italia ho potuto conoscere e imparare da Giovanni Nacci, amico e ufficiale in congedo anche lui (Marina Militare), oggi il principale punto di riferimento in Italia per quanto riguarda la divulgazione sull’OSINT: capace di parlare a professionisti e pubblico generalista con lo stesso rigore che contraddistingue chi ha indossato una divisa.
Don Ferrante non basta. Dal pensiero relazionale di Riccardo Manzotti a un uso responsabile dei modelli linguistici.
Cosa distingue davvero l’intelligenza artificiale dalla coscienza umana? Partendo dalla teoria della Mind–Object Identity di Riccardo Manzotti, questo articolo propone una lettura critica dei modelli linguistici generativi come strumenti potenti ma non autonomi. Gli LLM predicono, non comprendono. Non sono cervelli alternativi, ma interfacce statistiche che vanno integrate in infrastrutture cognitive responsabili. Oltre l’entusiasmo e il negazionismo, la vera sfida è progettare un uso consapevole e tracciabile dell’IA, distinguendo prestazione linguistica da comprensione situata. Una riflessione per chi vuole pensare il digitale con rigore e senza scorciatoie.
Oltre l’egemonia: ripensare la coscienza a partire da altre culture (e da un’idea del limite)
In un tempo in cui la coscienza è ridotta a fenomeno misurabile e la vita umana a statistica computabile, questo saggio propone un cambio di prospettiva. Attraverso l’ascolto di voci filosofiche, scientifiche e poetiche non occidentali — dall’India al mondo arabo, dall’Africa all’America Latina — si interroga il concetto di coscienza come spazio etico e relazionale, irriducibile ai modelli algoritmici. Contro l’egemonia del pensiero tecnico-scientifico, l’articolo esplora le alternative culturali che restituiscono all’umano la possibilità di scegliere, disobbedire, proteggere. E invita a riconoscere il valore politico della coscienza come forma di resistenza.