NOVITA'[2119]
Quando il giudice è una macchina. Una giustizia senza errori, ma è ancora giustizia?
“Sbaglia solo chi lavora”. Quanta verità in una frase che quasi tutti abbiamo sentito decine di volte, magari come consolazione o giustificazione dopo un nostro stesso errore, pronunciata da capi o colleghi benintenzionati. Del resto, sarà capitato a molti di conoscere persone che, in azienda o altrove, “sbagliano” veramente pochissimo. È anche vero che esistono professioni in cui l’errore ha un peso particolare, perché può produrre conseguenze disastrose: piloti d’aereo, autisti di mezzi pubblici, comandanti di navi; medici e infermieri; presidenti degli Stati Uniti, e così via. Tra queste categorie ci sono certamente anche i giudici, questo non si può negare. Ma al di là degli slogan, delle ingerenze della politica e di riforme più o meno comprensibili, che cosa significherebbe davvero chiedere una giustizia più efficiente e più imparziale? Proviamo allora a immaginare, ammesso che sia possibile, un giudice perfetto: zero errori tecnici, massima rapidità, e ovviamente immune a ogni forma di condizionamento non solo politico, ma anche umano. E vediamo che risposta può offrirci, per esempio… la fantascienza.
Non è una riforma tecnica. È una questione di potere.
Un’analisi critica del referendum sulla riforma della magistratura e delle sue implicazioni costituzionali. La separazione delle carriere e il nuovo assetto degli organi di autogoverno rischiano di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, aprendo la strada a una progressiva concentrazione del potere politico. Una riflessione sul rapporto tra giustizia, democrazia e tutela dello Stato di diritto.
Referendum sulla giustizia: la verità che nessuno vuole raccontarci perché nessuno vuole sentire
Il referendum per la riforma della Giustizia agita il dibattito con toni e modi fuorvianti. Crea contrapposizione inutile in un clima di (voluta) disinformazione?