Quando il giudice è una macchina. Una giustizia senza errori, ma è ancora giustizia?

“Sbaglia solo chi lavora”. Quanta verità in una frase che quasi tutti abbiamo sentito decine di volte, magari come consolazione o giustificazione dopo un nostro stesso errore, pronunciata da capi o colleghi benintenzionati. Del resto, sarà capitato a molti di conoscere persone che, in azienda o altrove, “sbagliano” veramente pochissimo. È anche vero che esistono professioni in cui l’errore ha un peso particolare, perché può produrre conseguenze disastrose: piloti d’aereo, autisti di mezzi pubblici, comandanti di navi; medici e infermieri; presidenti degli Stati Uniti, e così via. Tra queste categorie ci sono certamente anche i giudici, questo non si può negare. Ma al di là degli slogan, delle ingerenze della politica e di riforme più o meno comprensibili, che cosa significherebbe davvero chiedere una giustizia più efficiente e più imparziale? Proviamo allora a immaginare, ammesso che sia possibile, un giudice perfetto: zero errori tecnici, massima rapidità, e ovviamente immune a ogni forma di condizionamento non solo politico, ma anche umano. E vediamo che risposta può offrirci, per esempio… la fantascienza.

Non è una riforma tecnica. È una questione di potere.

Un’analisi critica del referendum sulla riforma della magistratura e delle sue implicazioni costituzionali. La separazione delle carriere e il nuovo assetto degli organi di autogoverno rischiano di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato, aprendo la strada a una progressiva concentrazione del potere politico. Una riflessione sul rapporto tra giustizia, democrazia e tutela dello Stato di diritto.

Genova, 25 anni dopo: la democrazia sotto processo

Enrico Zucca, Procuratore Generale presso il Tribunale di Genova, ricorda i 25 anni dai tragici eventi del 2001 all’inaugurazione dell’anno giudiziario. C’è un legame tra quello che è successo al G8 di Genova e le scelte politiche di questo Governo. In entrambi i casi, è in gioco la democrazia. Allora la crisi si è vista nelle strade e nelle caserme, oggi si vede nelle riforme e nelle decisioni dell’attuale maggioranza. Cambiano i luoghi, ma la questione resta la medesima, chi controlla il potere quando il potere non vuole essere controllato?

La menzogna della giustizia: Come l'economia produce disuguaglianza

Fino a quando l'economia non affronta la propria complicità nel naturalizzare l'ingiustizia, le sue pretese di autorità scientifica o morale sono infondate e pericolose. Il compito urgente, quindi, è quello di ricostruire l'economia su basi che riconoscano – e contestino – la posta in gioco politica ed etica al centro della vita economica.

Cosa potremmo intendere oggi per giustizia

E' difficile rinunciare all'idea di una certezza del diritto proprio come è difficile non affidarsi alla macchina digitale 'intelligente'. Ma propio nell'accettazione di questa difficoltà sta lo spazio di una possibile giustizia, oggi. Seguendo Amartya Sen, possiamo dire: invece di accanirci a stabilire cos’è la giustizia ‘in principio’, facciamo il possibile, qui ed ora, anche magari per tentativi e errori, accettando l’imperfezione, facciamo il possibile per invertire il circolo vizioso della povertà e dell’ingiustizia.

Giustizia nei tempi digitali

Possiamo parlare di 'era digitale' ricordando che parliamo sia di causa che di effetto: l'economia, la finanza, la politica, gli interessi di una élite, generano una tecnologia. La tecnologia a sua volta determina economia, finanza, politica, cultura.