Capitalismo della Sorveglianza vs Biodiversità del Pensiero
Questi due argomenti sembrerebbero tra loro scollegati e, presi a se stante, si presterebbero a molteplici e profondi scenari di riflessione, siano essi filosofici, sociologici o economici; il mio intento è provare, con un cambio di prospettiva, a leggere l’intima correlazione di questi due argomenti nel celato disegno globale.
In questa riflessione sicuramente la storia ci aiuterà a comprendere il presente e, perché no, a immaginare un futuro diverso: senza memoria non c’è direzione e intrecciare passato e presente aiuta a sostenere il pensiero critico.
McLuhan: Nel Villaggio Globale
Il nostro percorso inizia dall’ossimoro del Villaggio Globale, in riferimento alla diffusione delle nuove tecnologie, che fu introdotto per la prima volta da Marshall McLuhan già nel 1962:
“... L’accelerazione dell’era elettronica è per l’uomo occidentale ... un’implosione improvvisa e una fusione tra spazio e funzioni. La nostra civiltà ... vede improvvisamente e spontaneamente tutti i suoi frammenti meccanizzati riorganizzarsi in un tutto organico. È questo il nuovo mondo del villaggio globale – e aggiunge - l’elettricità rappresenta un messaggio radicale, permeante, decentrato, che si traduce nell’eliminazione di quei fattori di tempo e di spazio che condizionavano la nostra vita fino a ieri. Questo è anche il messaggio fondamentale della radio, del telegrafo, del telefono, della televisione, dei computer: tutti mezzi che, al di là dell’uso che ne facciamo, dicono che spazio e tempo sono aboliti, creando una partecipazione in profondità. L’elettricità stessa è messaggio.” (1)
Nella sua ricostruzione McLuhan parte dal concetto che la stampa a caratteri mobili di Gutenberg è il primo momento di alfabetizzazione del mondo; è una rivoluzione tipografica fondata sull’alfabeto fonetico che, imponendo continuità, uniformità e ripetibilità alla comunicazione, ha dissolto le strutture orali e tribali, riorganizzando percezione, tempo e spazio secondo un ordine visuale e standardizzato. In questo contesto, il libro stampato diventa il medium centrale della modernità occidentale, estendendo il proprio modello alla produzione, al mercato, alla scienza, al diritto e alla cultura, fino a configurare il mondo stesso come realtà potenzialmente interamente leggibile e organizzabile secondo una logica letterale. Ed erano solo gli anni Sessanta del XX secolo…
Il Villaggio Globale è l’ossimoro per eccellenza di McLuhan, utilizzato nell’indagine sul progresso tecnologico della società; il villaggio è la forma elementare di abitato umano, mentre l’aggettivo globale si riferisce all’intero pianeta e il significato dell’accostamento è ovviamente simbolico. La forzatura serve a Mcluhan per esprimere una situazione inedita, di difficile rappresentabilità: ciò che in passato aveva dimensioni e distanze enormi, grazie all’innovazione delle comunicazioni è ora a portata di mano, percorribile in lungo e in largo, anche in tempo reale.
Bauman: La società sotto assedio
Se Mcluhan e il processo di alfabetizzazione sono il primo tassello del nostro ragionamento proviamo ad introdurre il secondo ovvero Zygmunt Bauman, che, nella sua ricerca, analizza il progressivo slittamento antropologico della società: si passa dal bisogno, radicato nella sopravvivenza e nella stabilità (si pensi alla Seconda guerra mondiale), al desiderio (si pensi agli anni del Boom economico), che introduce una dimensione simbolica e identitaria, fino al capriccio, culmine della modernità liquida. Con l’affermarsi della società dei consumi, il desiderio ha sostituito il bisogno come motore antropologico: non si consuma più solo per vivere, ma per definire se stessi, per aspirare, per appartenere. Il desiderio, tuttavia, conserva ancora una certa struttura narrativa: promette appagamento, costruisce attese, implica un tempo. Il capriccio, infine, segna la rottura definitiva con il principio di realtà in quanto non nasce da una mancanza stabile né da un progetto identitario coerente, ma dall’urgenza dell’istante: è volatile, reversibile, indifferente alla durata. In questa fase, l’imprimatur non è più accumulativo ma sostitutivo; la velocità prevale sulla permanenza, lo scarto sulla conservazione, e l’identità stessa diventa una sequenza di scelte transitorie.
“Il «bisogno», considerato dagli economisti del XIX secolo l'epitome stessa della “solidità” – inflessibile, perennemente circoscritto e finito – fu prima scartato e quindi sostituito per un certo periodo con il desiderio, molto più «fluido» e quindi più espandibile del bisogno in virtù dei suoi semi-illeciti legami con i volubili e plastici sogni di autenticità e con «l’io interiore» in attesa di trovare espressione. Oggi, tuttavia, tocca al desiderio essere messo da parte. Il desiderio ha esaurito la sua utilità: una volta condotta la dipendenza del consumatore al suo stadio attuale, non riesce più a tenere il passo. Occorre uno stimolante più potente e soprattutto più versatile per mantenere l'accelerazione della domanda di beni di consumo al passo col crescente volume dell'offerta. E questo sostituto oltremodo modo necessario è il «capriccio»: esso completa la liberazione del principio di piacere, eliminando gli ultimi residui di impedimento del principio di realtà: la sostanza naturalmente gassosa è stata finalmente fatta uscire dal contenitore.” (2)
Processi storici, dunque, lunghi che solo a posteriori disvelano il loro disegno preciso; il nesso tra il libro, come medium centrale della modernità, come processo di alfabetizzazione e la costruzione antropologica della società nel Villaggio Globale potrebbero, forse, aiutare a comprendere quanto stiamo vivendo. Ma bisogna aggiungere un altro tassello.
Gli anni dell’omologazione: il sonno della ragione
Sono gli anni in cui l’innovazione tecnologica ha avvicinato sempre di più il tempo reale al tempo del processo mentale: siamo ormai nel Cyberspazio, Network planetario, Sistema-mondo ovvero ad un aggiornamento del Villaggio Globale, frutto delle scelte politiche del mondo occidentale solo con una accelerazione diversa; oggi viviamo in un sistema di relazioni sociali che, pur non abbracciando tutta la realtà, è sempre più complesso, tanto da poter affermare che viviamo un tempo di dissociazione cognitiva (disconnessione da noi stessi, dalle nostre emozioni, pensieri e dalla realtà).
L’analisi sociologica del Villaggio Globale è correlata al più generale concetto di globalizzazione: le tecnologie multimediali sono state il motore non solo della società opulenta o affluent society (Galbraith) ma anche dello sviluppo economico. Da un lato c’è stata la convergenza digitale fra telecomunicazioni e informatica; dall’altro la transizione verso un mercato mondiale di beni e servizi governato da grandi sistemi di distribuzione.
“La televisione è la catena da schiavi alla quale è legata l’odierna umanità. La chiave di questa catena la possiede la contemporanea élite dell’informazione, il cui scopo è unicamente la schiavizzazione dell’umanità ad opera delle immagini. L’omologazione televisiva va di pari passo con una nuova élite che ogni giorno ci fa sentire e vedere la sua frusta elettronica. La realtà è che la cultura nel senso di una educazione dello spirito scompare sempre di più. … forse si dovrebbe parlare di fine della cultura, della fine dell’apprezzamento del passato. Forse anche della fine dell’esperienza del dialogo” (3)
L’alfabetizzazione del mondo, il libro come medium centrale della modernità che ha imposto continuità, uniformità e ripetibilità della comunicazione a cui segue l’idea di un progetto identitario in cui l’uomo diventa una sequenza di scelte transitorie eliminando il principio di realtà; infine l’omologazione del pensiero come annullamento delle coscienze.
Potevamo pensare di essere giunti al capolinea? No, perché comunque l’individuo continuava a pensare, discutere, proporre, partecipare, insomma vivere e questo la Matrix, in costante aggiornamento come tutti i programmi informatici, non poteva consentirlo per cui il passaggio successivo, che in parte stiamo ancora osservando, è stato il capitalismo della sorveglianza
Zuboff: il Capitalismo della sorveglianza
“Già dal 2000 un gruppo di scienziati e ingegneri informatici della Georgia Tech collaborò su un progetto chiamato Aware Home, la casa consapevole. L’obiettivo era creare un laboratorio vivente per studiare l’uso dell’informatizzazione in ogni luogo attraverso le reti wireless. Immaginarono una simbiosi uomo – casa e… il nuovo sistema di dati avrebbe prodotto un ambito di conoscenza inedito; si presunse che i diritti di quelle nuove conoscenze e le capacità di utilizzarle sarebbero appartenuti esclusivamente a chi viveva nella casa. Tutto il materiale raccolto sarebbe stato archiviato nei computer indossati dagli occupanti” (4)
Da questo esperimento l’élite finanziaria si è appropriata dell’esperienza umana usandola come materia prima da trasformare in dati sui comportamenti e sicuramente la forte sinergia tra l’uomo e i media, considerati prolungamenti dei nostri sensi come sosteneva il fondatore di Apple Steve Jobs, ha fatto sì che la tecnologia abolisse il tempo e lo spazio, azzerasse le distanze fisiche e informative ma soprattutto procedesse nella massificazione e standardizzazione della società.
Potremmo sintetizzare queste brevi riflessioni associando la Stampa alla standardizzazione linguistica, la TV alla standardizzazione narrativa, il Web alla standardizzazione delle opinioni; manca l’IA che potremmo associare alla standardizzazione espressiva e, questo, è l’ultimo step.
Il filo logico del ragionamento risiede nell’idea che la società del capriccio rappresenta l'aspetto psicologico e culturale di un'umanità schiavizzata dalle immagini e dall'apparire; in questo senso l'intelligenza artificiale accelera la società del capriccio agendo come un catalizzatore tecnologico che elimina le barriere tra l'impulso e la sua soddisfazione rendendo, dunque, il pensiero un processo istantaneo e privo di sforzo.
Se in passato l'élite dell'informazione cercava la schiavizzazione dell'umanità attraverso le immagini, oggi la standardizzazione è diventata espressiva e infrastrutturale; nei fatti l'IA, essendo una macchina di ottimizzazione semantica progettata per arrivare prima, riduce se non azzera del tutto la fatica della ricerca o della creazione, per passare direttamente al risultato finale, assecondando la natura volatile del capriccio.
L’IA non sta solo imparando da noi ma ci sta addestrando, silenziosamente, a somigliarle e di questo concetto vi è poca traccia nei grandi dibattiti ma, forse, è il punto che merita più attenzione; sicuramente interagendo con strutture linguistiche probabilistiche (LLM), iniziamo ad adattare il nostro pensiero all’IA, privilegiando ciò che è fluido, sintetico, coerente, ottimizzato.
Biodiversità del Pensiero: la difesa ad oltranza
E’ la battaglia a cui siamo tutti chiamati, oggi. Il capitalismo della sorveglianza vive di previsione e standardizzazione dei comportamenti; chiaramente più i soggetti sono leggibili, tracciabili e statisticamente coerenti, più diventano economicamente valorizzabili e, in questo senso, la standardizzazione cognitiva (gusti simili, linguaggi simili, reazioni simili) non è un effetto collaterale, ma una condizione funzionale alla monetizzazione dei dati.
La biodiversità del pensiero, al contrario, è imprevedibilità, deviazione che, paradossalmente, produce scarti interpretativi che sfuggono agli algoritmi; dove c’è divergenza cognitiva, la previsione si indebolisce e se la previsione si indebolisce, il potere estrattivo perde efficienza. Banalmente senza pluralità interpretativa anche i modelli LLM si impoveriscono: apprendono da una realtà sempre più uniforme e restituiscono un mondo sempre più prevedibile fino ad arrivare alla realtà descritta da Idiocracy.
Bisogna evitare che la velocità diventi l’unico criterio di valore, ricordandoci sempre che la biodiversità del pensiero è ciò che impedisce alla società di diventare completamente ottimizzabile e, in questo senso, più si ottimizza l’ecosistema digitale riducendo l’incertezza, più aumenta la frattura tra interiorità ed esteriorità dell'individuo.
Chiudo questo articolo con una domanda: quale prezzo umano stiamo pagando per la standardizzazione cognitiva?
Per correttezza e dovere di cronaca alcune di queste riflessioni sono prese dal mio libro: “Siamo (ancora) tutti figli di Marx e della Coca Cola”, Morlacchi Editore, 2025
Note
- McLuhan usa già l’espressione global village nel volume The Gutenberg Galaxy (ed. orig. 1962, p. 31), ma l’edizione italiana (1976, p. 59) la traduce con villaggio planetario, accreditando così l’idea che essa compaia per la prima volta nel suo fortunatissimo libro Understanding Media del 1964, pubblicato in italiano nel 1967 con il titolo: Capire i Media. Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano, 2011
- Zygmunt Bauman, “La società sotto assedio”, Laterza, Bari, 2007
- Hans-Georg Gadamer, Intervista al settimanale tedesco “Die Woche” (10 febbraio 1995). Dario Antiseri, “Karl Popper e Hans-Georg Gadamer: “Quando la Tv è un pericolo per la democrazia”, Rivista Lasalliana 84, 1, 43 – 47, Trimestrale di cultura e formazione pedagogica, Torino, 2017
- Shoshana Zuboff, “Il capitalismo della sorveglianza. Il futuro nell’era dei nuovi poveri”, Luiss University Press, Roma, 2023,