NOVITA'[2300]
Il sottofondo che scegliamo dice chi siamo
Nel frastuono continuo del presente, c'è ancora chi sceglie di abitare il proprio tempo con bellezza e pensiero.
Il silenzio come resistenza (cognitiva). Elogio del tacere nell'epoca del rumore permanente
Come ho scritto molte volte nei miei libri, tutti pensati per promuovere una riflessione critica sulla tecnologia, noi siamo ormai ibridati tecnologicamente, anche a livello cognitivo. La potenza della tecnologia agisce oggi nelle pieghe delle nostre menti, sulle nostre anime, con l’obiettivo di impedirci di gestire la nostra attenzione e cura, di rallentare, di pensare criticamente e di riflettere. Lo fa con il nostro complice permesso declinabile in una servitù volontaria tutta dedita a non farsi mancare gratificazioni dopaminiche che la tecnologia ci racconta di elargire a tutti gratuitamente. Contro questa volontà di potenza della tecnologia bisogna contrapporre una nostra volontà, fatta di resistenza, composta da scelte coraggiose e non binarie, di piccoli gesti quotidiani, praticati come una forma di igiene mentale e come atti di sovranità individuale e personale.
Il silenzio e la parola
Il nostro è un tempo contraddistinto dal rumore e dalla chiacchiera, si parla ininterrottamente. Ma nel rumore e nella chiacchiera tutto perde di significato. L’unica cura possibile ed efficace è abitare il silenzio.
Il silenzio perduto dell'era digitale
ll rumore non è più solo un'esperienza di chi vive in città. Il rumore è ovunque e pervasivo, segue chiunque e non abbandona nessuno. Tutti vivono il rumore di fondo della tecnologia perché tutti sono ormai connessi e coinvolti. E' un rumore mentale e del desiderio, continuamente alimentato dai social network, che impedisce il silenzio, in particolare quello interiore. L'assalto al silenzio è coltivato con cura e meticolosità ma anche reso possibile dalla nostra scarsa resistenza e opposizione.