La poesia che salva le parole

"Nell’era delle macchine-IA le parole sono diventati semplici oggetti inanimati usati per comporre artefatti di frasi, persino per comporre articoli, tesi universitarie e libri.  In questa realtà diventata palude, stagno plumbeo ristagnante e pieno di sabbie mobili, la poesia è un’ancora di salvezza, l’appiglio che salva dall’inferno e dalle sabbie mobili.  La poesia di questi tempi è come un argine alla brutalità della realtà corrente, alla volgarità della lingua esercitata sulle piattaforme cosiddette social, al malessere che tutti coglie per le continue crisi che caratterizzano il tempo recente.  La poesia è anche una finestra di riflessione, ci spinge a rallentare, alla riflessione, a ricercare l’autentico che c’è in noi, a non dilapidare il suo valore, delegandolo a entità esterne e straniere come le IA.  La poesia è futuro, per questo fuori contesto nel presentismo corrente. Chi è immerso nel presente non pianta semi, la poesia lo fa, non si preoccupa del raccolto, la poesia al raccolto di senso sempre conduce, è fatta per incidere, trasformare chi legge, rimanere, predisporre altri raccolti a venire.  In tempi complessi ad elevata entropia e criticità, disumani,  la poesia è una boccata di ossigeno, aiuta a carezzare le parole, a ridare loro un senso, a riscoprire la loro capacità di esprimere il nostro umano sentire." (Carlo Mazzucchelli)

Quella poesia che nessuno scrive

Si scrive sempre da un esilio, come sospesi tra due abissi: un fondo oscuro e segreto che si spalanca alle nostre spalle e qualcosa che da sempre ci attende come un destino.Ciò che resta è la traccia di una scomparsa, il segno di una voce perduta e di un desiderio, la risposta ad una chiamata antica.

Blackout

L’attualità interroga le coscienze di coloro che leggono il mondo con la loro sensibilità. La poesia “Blackout” nasce da più notizie di cronaca che giungono a noi, eco di guerre vicine, una giornata di freddo pungente qui è un inferno di fango a Gaza e a rischio assideramento in Ucraina. Il male, la paura, il dover trovare rifugio per fuggire crudeltà e violenza sono sempre gli stessi nemici dell’uomo dai tempi delle caverne.

Supereroi e supereroine dell'antichità

I personaggi mitologici sono i primi “supereroi e supereroine” della storia e per questo piaceranno ai bambini e alle bambine. Anche se i miti, di certo, non nascono per loro, è un bene che li conoscano attraverso una narrazione che, facendo uso di un linguaggio più semplice e adatto a loro, ne faciliti la comprensione ed eviti tutti quei particolari più crudi e violenti.

Io non ho mai avuto paura della morte

Il testo è la trascrizione il più possibile fedele della registrazione dell’intervista che feci a Bolaño alla Fiera del Libro di Torino nel maggio del 2003, pochi mesi prima che morisse. La registrazione fu effettuata nello stand della casa editrice Sellerio, e in qualche punto i rumori di fondo, l’abbassamento di voce o le interruzioni rendono incomprensibili alcune parole o brevi frasi. In questi casi, molto a malincuore, mi sono dovuto arrendere e sono stato costretto a operare qualche taglio. Una versione parziale dell’intervista, un po’ frettolosa per esigenze dei tempi di pubblicazione e ridotta per motivi di spazio, è apparsa sul n. 44 della rivista Pulp libri (con un’aggiunta successiva, nel 2007) e poi sul sito online dell’Archivio Bolaño.

Mi presento: sono il 2026

A tutte e tutti il mio augurio per questo Natale e per il nuovo anno, perchè ogni nostro buon proposito non rimanga solo una bella idea, ma che possa contribuire a cambiare la realtà.

Buon Natale agli amici

Ciò che non si può dire altrimenti si può dire in versi. Tramite la poesia. Per questo non solo la 'Stultifera Navis' ospita poesie, ma affida alle poesie i messaggi forse più importanti.

WWW: Il web è una cosa strana

La verità (la praxia conduce alla verità) è che navigare (necesse est navigare) è diventato un dramma (anticipazione pragmatica dell'ultimo verso), se non attaccate all'USB del PC il cavo dell'elettroencefalografo (ironia pragmatica, non antifrastica), cioè se non fate funzionare il cervello, chi non ha intuito che il www sia divenuto un «symbolic outlet» (Bauman, con inversione sociologica distopica dei concetti utopici di «emotional outlet» e «creative outlets» di Barbara Fredrickson o Lisa Feldman Barrett), cioè una no-where zone in cui l'homo consumericius lipovetskyiano, riesca, con continui «sfoghi simbolici», a soddisfare l'eterna insoddisfazione del desiderio, sia condannato a osservare - come un anatomopatologo- la rete (web/rete da tennis [net]), inter-net, come Boris Beckett (onomastic portmanteau pragmatico), cioè Boris Becker/Samuel Beckett, en attendant Godot (in ethernet).

Fantastica filosofia

I bambini hanno un loro meraviglioso modo di vedere e affrontare le situazioni che è completamente diverso da quello che sono il senso comune e le abitudini dei grandi. Utilizzano tantissimo l’immaginazione e affrontano gli eventi in modo creativo, immaginifico e simbolico al contrario di noi adulti che accettiamo tutto così com’è senza andare oltre o, ancor peggio, non lo accettiamo e lo critichiamo senza sforzarci di cambiarlo.

L'educazione è agricoltura

“L’educazione dei bambini e delle bambine è agricoltura”: necessita di tempo, cura, impegno e passione, tutto quanto è indispensabile per poter giungere alla raccolta di frutti buoni e maturi.

Intervista ImPossibile a Italo Calvino (IIP #05)

Le città algoritmiche Italo Calvino (1923–1985) è stato uno degli scrittori italiani più visionari del Novecento. Dalla Trilogia degli antenati a Le città invisibili, fino alle Lezioni americane, la sua opera ha esplorato le possibilità del linguaggio e dell’immaginazione come strumenti per ordinare la complessità del reale. Tra i suoi concetti chiave vi sono Esattezza, Molteplicità, Leggerezza, Rapidità, Visibilità e Consistenza, qualità che sembrano descrivere perfettamente la natura stessa dell’intelligenza artificiale. Nei suoi scritti, Calvino si è confrontato con il pensiero combinatorio, con l’idea di letteratura come rete, con la possibilità di una “enciclopedia infinita del mondo”, anticipando molti aspetti della cultura algoritmica contemporanea. Come affronterebbe oggi Italo Calvino il tema delle città algoritmiche, dove dati, simulazioni e reti stanno progressivamente sostituendo la materia e la memoria delle città reali?

Onda

Nata da una riflessione sulla fluidità, richiamo al mare e alle onde, dell’essere, come far-essere.

Definisci bambino

Una mia poesia che nasce dalla sofferenza generata dalla tragedia umanitaria del genocidio in atto nella Striscia di Gaza, dove molti bambini stanno vivendo atrocità e perdite impensabili. La poesia nasce anche come reazione alla controversa frase pronunciata da Eyal Mizrahi, presidente della federazione Amici di Israele, durante un dibattito televisivo, in cui ha chiesto di "definire bambino" in riferimento ai bambini di Gaza. Questa domanda ha suscitato un forte dibattito e indignazione, con molte reazioni che hanno sottolineato come un bambino non debba essere definito o ridotto a numeri o categorie, ma semplicemente protetto come vita preziosa. Il testo si inserisce quindi in un dibattito ampio e acceso sulla guerra, sul genocidio in corso e sulla necessità di riconoscere e difendere l'umanità dei bambini in questa drammatica situazione.