Lavinia Capogna è una scrittrice, poeta e regista. Nata a Roma ha abitato tra Roma e Bologna. È figlia del regista cinematografico Sergio Capogna.
Ha pubblicato finora sette libri: "Un navigante senza bussola e senza stelle" (poesie); "Pensieri cristallini" (poesie); "La nostalgia delle 6 del mattino" (poesie); "In questi giorni UFO volano sul New Jersey", (poesie); "Il signor Mario" (racconti), che è stato pubblicato anche nel in Francia con il titolo "Histoires pour rien" e che sarà ripubblicato presto con il titolo "Storie fatte di niente"; il romanzo "Il giovane senza nome" e il saggio "Pagine sparse - Studi letterari".
Un navigante senza bussola e senza stelle
Ha scritto circa 150 articoli su temi letterari e cinematografici e fatto traduzioni dal francese, inglese e tedesco. Ha studiato sceneggiatura con Ugo Pirro e scritto tre sceneggiature cinematografiche e realizzato come regista il film "La lampada di Wood", il mediometraggio "Ciao, Francesca" e alcuni documentari.
Collabora volontariamente con la rivista letteraria "Insula Europea" e altri quattro website, di cui uno olandese.
Da circa vent'anni ha una malattia che le ha procurato invalidità. (laviniacapogna.blogspot.com).
Innocenti.
Poesia di Lavinia Capogna (2020)
La cosa più strana
è che siamo sopravvissuti,
mentre ci insultavano
abbiamo guardato
le rose selvatiche
di un giardino
che nessuno coltiva.
Mentre la volgarità
ci circondava
abbiamo letto
un verso
di un poeta suicida.
Abbiamo conservato
i piccoli momenti,
i sorrisi sommessi,
la luce che dolce
si infrange sul mare.
Senza titolo.
Poesia di Lavinia Capogna (2021)
Ad Eliana
"Ecco, bisogna essere coraggiosi"
disse lei.
"Sì" egli rispose con un tuffo
al cuore, aspirando la sigaretta
con disinvoltura.
"Ma non il coraggio degli scalatori"
proseguì la ragazza
"che è una sfida a se stessi
ma il coraggio
dei vinti,
dei dimenticati,
dei perseguitati,
il coraggio
che non si mostra
dei vecchi,
dei veri innamorati,
di chi legge Lev Tolstoj sui tram,
il coraggio
di chi scorge
la silente luna
dagli ospedali
e l'alba
nei cortili polverosi".
Agli scrittori del Novecento.
Poesia di Lavinia Capogna (1995)
Voi non abitavate
in solide case,
non c'era nulla di rassicurante
nel vostro secolo straziato.
Non potevate più scrivere
lievi versi d'amore
o malinconiche elegie
ma solo parole agre
e desolate.
Non potevate più passeggiare
come Jean Jacques Rousseau
in boschi solitari
ma percorrevate
nervosamente
le grandi vie
di Manhattan.
La musica era frantumata,
sfumata
come il tracciato irregolare
di un elettrocardiogramma,
i romanzi non avevano più trame
ma vaghi pensieri sconnessi,
la pittura era metafisica,
astratta,
Freud aveva scoperto
l'inconscio.
E voi scrivevate di notte,
scrivevate mentre Londra bruciava.
Nessuna ricompensa
per i vostri coraggiosi sforzi,
per le vostre estenuanti lotte
eppure
senza le vostre imperfette parole
chi avrebbe confortato
quella ragazza che,
stanca,
la sera
si toglie le scarpe
e quel ragazzo, con gli occhiali appannati,
che ora attraversa il ponte
e guarda il fiume ?
Parole che sfuggono.
Poesia di Lavinia Capogna (2024)
Le parole sfuggono all'angolo della strada come la nebbia,
parole dette velocemente, parole dette per caso,
le parole accoglienti di una madre,
la risposta squillante di un bambino,
le parole sommesse di un'amante,
quelle deluse di un uomo malinconico,
Parole vane,
parole che distruggono e che salvano,
quelle ribelli di Rimbaud,
nebulose, incerte, fatte di nuvole
e quelle come l’accetta, taglienti,
parole rudi e parole gentili,
parole che non valgono nulla
come la carta da giornale di ieri
con cui il pescivendolo sta incartando le sogliole;
Silenzi che sono parole,
parole che sono pietre - come scriveva Carlo Levi,
Parole che stupiscono, lievi e desuete,
parole d’amore, pure o ingannevoli,
le parole frammentarie eppure così importanti dei sogni, degli alfabeti colorati verdi e lilla.
Bologna 27 giugno 1798.
Poesia di Lavinia Capogna (2024)
Un po' di furtiva ombra tra i portici
a dare qualche sollievo dal sole intenso,
antiche finestre semichiuse
tra i muri gialli e rossi scoloriti
nel quieto dopo pranzo
di una città sempre in movimento,
vivace, quasi ardita.
Ciascuno ha un segreto in cuore,
ciascuno ha un rimpianto mai sopito,
lo hanno i muratori che fanno
una pausa fumando tabacco
e le donne, quiete e velate,
che accompagnate dai bimbi, che guardano curiosi ogni cosa,
si recano a far visita ad un'amica.
Lo ha il decoratore che ha posato degli angeli di cartapesta su cui lavorare fuori dall'uscio della sua bottega e li rimira,
l'attrice teatrale che indugia
sulla soglia di una vetrina di pasticceria,
un militare francese distratto con una giubba rammendata che tuttavia fa la sua figura,
la ragazza che getta un’occhiata alla strada scrivendo una lettera d’amore piena di inchiostro su cui passar poi la sabbia per farla asciugare.