Perché è ora di tornare a parlare di (e con gli) dèi

Gli dèi governano il nostro pensiero. I nostri pensieri sono allegorie del loro stile, non il contrario. Questa affermazione di James Hillman contiene un capovolgimento che oggi suona quasi impensabile. Ma non è sempre stato così: fino al Rinascimento, in una forma o nell’altra, anche l’uomo occidentale sentiva la voce degli dèi. È nel Seicento che interessi ben identificabili hanno deliberatamente messo a tacere il sistema cognitivo che lo rendeva pensabile. Quello che chiamiamo razionalismo moderno è anche, e forse prima di tutto, il risultato di una repressione. Alla quale è ora di ribellarsi.

Nixi Pãe | La medicina sacra della foresta

Abstract Nel cuore della foresta amazzonica, dove il respiro si fonde con quello della terra e ogni suono sembra custodire una memoria, esiste uno spazio in cui la coscienza smette di essere lineare e inizia a trasformarsi. La cerimonia dell’Ayahuasca, o Nixi Pãe, lo “Spirito Madre delle Acque”, non è solo un'esperienza rituale, ma un processo profondo di auto-organizzazione della coscienza. In uno stato liminale, privo di strutture rigide, la mente, il corpo e le emozioni entrano in una dinamica emergente: ciò che era frammentato si riconnette e ciò che era silenzioso prende forma. Non si tratta di un viaggio controllato. È una frattura. È proprio in questa frattura che nasce qualcosa di nuovo. Le visioni non sono semplici immagini, ma configurazioni di senso che emergono spontaneamente. Una casa trasparente, simbolo di contenimento e integrazione, e la jibóia, incarnazione della metamorfosi e del legame con la Madre Terra. Ogni elemento diventa un centro di coerenza attorno al quale la coscienza rinegozia sé stessa. In questo processo: il caos non è una perdita, ma una condizione generativa; l’instabilità non è una debolezza, ma un’apertura; il senso non viene costruito, ma emerge. La presenza dello sciamano, degli anziani, i canti (icaros), i suoni e il respiro della foresta diventano catalizzatori di una profonda risonanza tra interno ed esterno. È qui che la coscienza trova un nuovo equilibrio, non tornando a ciò che era, ma trasformandosi. La "metamorfosi" non è un evento straordinario, ma una possibilità intrinseca: la capacità della coscienza di rigenerarsi integrando ciò che era dissonante senza perdere la propria identità. E quando l’esperienza si dissolve, qualcosa resta. Non la sostanza. Non il rito. Ma la visione.

La produttività e suoi sinonimi. Stagnazione salariale italiana: una lettura di psicologia del lavoro e di analisi organizzativa

In Italia i salari reali sono fermi da una generazione, fenomeno discusso a livello di policy ma raramente di lessico. Questo articolo sposta lo sguardo dal fenomeno alla parola che lo nomina: produttività, oggi nel discorso pubblico italiano un dispositivo di attribuzione asimmetrica che cade quasi sempre addosso ai lavoratori, quasi mai al capitale e a chi prende le decisioni di investimento. Attraverso un'analisi che intreccia teoria organizzativa (Argyris e Schön, Pfeffer, Mintzberg, Weick) e teoria critica del capitalismo contemporaneo (Boltanski e Chiapello, Crouch, Fleming, Fraser, Standing, Streeck), il contributo mostra come la traduzione manageriale e formativa del problema della produttività funzioni da dispositivo di neutralizzazione del conflitto e di psicologizzazione di nodi strutturali. Vengono discussi lo scarto tra teorie dichiarate e teorie d'uso nel governo d'impresa, la dimensione redistributiva (sistematicamente elusa nel discorso people), il ruolo dell'industria della consulenza nell'autoriproduzione del meccanismo. La tesi: la stagnazione salariale italiana non è un problema irrisolto, è un problema malposto. Il lessico con cui ne parliamo da trent'anni serve a non dover decidere chi paga; restituirgli simmetria non basta a risolvere il problema, ma è la condizione perché torni a essere discutibile.

Lo sguardo dei manager italiani sulla Gen Z

L'arrivo della Generazione Z nelle organizzazioni ha generato una mole di discorsi manageriali, toolkit e programmi dedicati. Questo articolo sposta lo sguardo: dall'oggetto osservato (i giovani lavoratori) al soggetto che osserva (manager, funzioni HR, dispositivi organizzativi). Attraverso una lettura critica che attinge a Boltanski e Chiapello, Standing, Crouch, Fleming, Edmondson, Fraser, Honneth, Sennett e Latour, il contributo esamina come categorie diffuse — purpose, psychological safety, organizational citizenship, wellbeing, sustainability — funzionino spesso come dispositivi di neutralizzazione del conflitto e di psicologizzazione di problemi strutturali. Vengono discussi i fenomeni di DEI washing e purpose washing, la dimensione redistributiva (sistematicamente elusa nel discorso people), la differenza tra comunità organizzativa come retorica e come progetto istituzionale. La tesi: la Gen Z non è una sfida generazionale, ma una lente diagnostica che rende visibili scarti già presenti tra rotta dichiarata e rotta effettiva delle organizzazioni contemporanee.

Massimo Recalcati docente dell'Università Statale di Milano. Il dominio della psicologia e la delegittimazione della filosofia

La recente attribuzione a Massimo Recalcati di un incarico come professore "a contratto" presso l'Università Statale di Milano offre l'occasione per notare come il dominio della psicologia si sta estendendo in ogni luogo della vita delle comunità. Ciò fa pensare che si assegni alla psicologia stessa non solo la “cura” del malessere contemporaneo, ma anche il compito della sorveglianza sociale. Si può osservare come al dominio della psicologia corrisponde la delegittimazione della filosofia, ovvero del pensiero critico, del pensare veramente.

Quando l’AI diventa un terapeuta: limiti, rischi e illusioni

Sempre più persone usano l’intelligenza artificiale per sfogarsi, chiedere consigli, sentirsi ascoltate. Ma cosa succede quando questo supporto diventa una presenza stabile nelle nostre dinamiche emotive? Tra opportunità reali e rischi emergenti, l’articolo esplora i limiti dell’AI nel campo della salute mentale e il ruolo che scegliamo di darle nelle nostre vite.

Disimpegno morale nell'era della delega algoritmica

Zimbardo assegnava uniformi a studenti e otteneva aguzzini. Bandura ha identificato otto meccanismi attraverso cui persone comuni violano i propri princìpi senza provare disagio. Oggi quegli stessi meccanismi operano su scala planetaria, tradotti in funzioni di prodotto dall'industria dell'intelligenza artificiale. Questo saggio esplora la zona d'ombra dove il disimpegno morale incontra la delega cognitiva: il punto in cui smettiamo di pensare e cominciamo a obbedire, convinti di stare semplicemente usando uno strumento. La tesi è che l'obbedienza più efficace sia quella che non si riconosce come tale, perché si presenta con il volto rassicurante dell'efficienza.

La costruzione dell’ovvio

Questo articolo nasce da un percorso di ricerca autonomo, non lineare, guidato dal desiderio di comprendere i meccanismi attraverso cui il pensiero collettivo si forma e diventa senso comune. L’incontro con il pensiero di Serge Moscovici non è avvenuto all’interno di un programma universitario strutturato, ma attraverso un’esplorazione indipendente, resa necessaria dal confronto con il dibattito pubblico contemporaneo. Il testo non intende offrire un’esposizione specialistica, ma una chiave di lettura: rendere visibili i processi attraverso cui ciò che è complesso viene reso familiare e ciò che viene discusso diventa ovvio.

Etimologia tartara

Τάρταρος (Tártaros). Indica la zona più profonda degli inferi, dove Zeus rinchiuse i Titani. Alcune teorie linguistiche suggeriscono che il nome sia una forma raddoppiata della radice indoeuropea ter ("attraversare"), a indicare un luogo remoto o difficile da valicare.