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Lessico e ambiente: linguistica cognitiva nella quotidianità


Sono in una stanza. Pavimento a scacchiera. Guardo uno dei quadrati ma nella mia mente, subito, penso a "rombo", e questo perché la mia posizione rispetto alle piastrelle fa sì che io veda dei rombi piuttosto un reticolato di quadrati.

Basta che mi sposti e mi posizioni in linea con le fughe delle piastrelle per vedere dei quadrati, che poi sono effettivamente dei rombi con gli angoli e le diagonali congruenti.

Quello che mi interessa non è però tanto la definizione geometrica di rombo o quadrato, quanto il nome che diamo alle forme che ci circondano nell'ambiente in un determinato momento contingente.

Se leggo un libro o scrivo sullo smartphone, seppur su un secondo piano della mia attenzione (che è invece principalmente rivolta all'attività di leggere o scrivere), penso a "rettangolo", cioè la forma delle pagine o quella dello schermo del dispositivo.

Lessicalizziamo ogni entità dell'ambiente senza esserne coscienti.

Se mi rivolgo alla finestra, potrei pensare a "croce" considerando la forma compiuta dai suoi listelli, e magari ripercorrere, anche se per un solo istante, per contiguità di significati appresi, episodi infantili legati alla religione e ai relativi stati dell'umore di allora.

La lingua funge da propaggine della mente che costruisce l'ambiente attorno all'organismo, non senza comunque subirne un'influenza.

Ma c'è da dire che ciò che un organismo dotato di coscienza (come un essere umano) definisce "realtà" non lo è (reale) a priori, in senso assoluto, così come men che meno lo è il genere delle entità che nominiamo, che è anzi del tutto arbitrario: (la) finestra è femminile in italiano, (das) Fenster è neutro in tedesco, (az) ablak non ha genere in ungherese.

Il concetto di mondo oggettivo che va al di là dell'organismo che lo percepisce, un mondo che "è" o "esiste" a prescindere dal vivente, inerisce i verbi "essere" ed "esistere" che sono tuttavia, semanticamente e semioticamente, un costrutto del linguaggio (umano): il loro significato è circoscritto nel perimetro della comprensione (umana), oltre il quale non è possibile immaginare se non già attingendo da modelli interiorizzati, da cui peraltro dipendono azioni e strategie di adattamento alla cosiddetta "realtà", elaborata pure linguisticamente e dunque morfosintatticamente, ma pur sempre, ecco, limitata.


 


Bibliografia

Un testo di riferimento:
Heisenberg W., "Fisica e filosofia", Milano, Il Saggiatore (1995).

Pubblicato il 07 febbraio 2026

Marco Mazzanti

Marco Mazzanti / Linguista specializzato in processi cognitivi Strutture morfosintattiche e pattern ambientali Etologia e Intelligenza Artificiale