Tutto è Stato, o meglio, tutto ciò che viene rappresentato deriva dal pensiero di Stato.
Un pensiero che ci plasma per farci essere coerenti, umani, razionali, identitari e visibili. Insomma, scontati.
Tutte queste caratteristiche non fanno altro che alimentare un linguaggio di Stato. Diventa così l’unico artista che agisce. Più lo si invoca, più diventa mediocre la nostra vita. Solo uscendo da tutte quelle finte qualità è possibile spezzare l’ingranaggio dialettico a cui siamo costantemente sottoposti. Solo in quel caso si può creare un’interruzione al melodramma statale. Sia esso positivo o negativo, non importa: questo non conta più. Lo Stato legittima tutto. Conta solo l’attraversamento, la trasformazione e l’uscita da quelle concezioni. Tutto il resto è noia…
"Nulla è più anarchico del potere. Il potere fa praticamente ciò che vuole." PPP.