Le opinioni delle assemblee dell'arte su Lo Stato Pontificio di Ivan Pozzoni
ROBERTO FERRARI
Ho letto Lo Stato Pontificio e le tue poesie sono assolutamente perfette, degne di questi tempi maledetti, che forse si protraggono da prima di Porta Pia, da prima di Roma, da prima che l’Universo aprisse la bocca e vomitasse la prima galassia su un pavimento di niente. Ci sei entrato a piedi scalzi nello Stato Pontificio e l’hai incendiato con la lucidità di chi sa che ogni canone è una prigione e ogni lirica/elegiaca un sonno comodo. Il tuo riot-text brucia e dura, questo è quello che conta.
PASQUALE CUSANO
Non ho parole per descrivere il tuo altissimo livello culturale moderno. La tua silloge è per i luminari della letteratura contemporanea. Non per me che sono solo un umile e romantico poeta d’altri tempi, anche se ho ottenuto il titolo mondiale 2023 BE A STAR poetry contest in India. Che posso dire? Sei un grande, anche se apparteniamo a due mondi diversi di scrivere. Vai e non arrenderti mai ci devi credere fermamente tu e sarà un capolavoro per le future generazioni. Il mondo cambia continuamente: tu sei il presente e futuro, mentre il mio tempo purtroppo è passato velocemente.
GIANFRANCO ISETTA
Gentile Ivan,
ho iniziato a leggerti e tentato di capirti, ma non riesco ad essere all’altezza, ho apprezzato qualche testo poetico, per me di più facile lettura, ma la parte saggistica e analitica la trovo troppo alta per me, riconosco una tua capacità di analisi che fa anche leva di una profondissima cultura, ma più in là non riesco ad andare. Mi complimento e provo una sana invidia per la tua capacità di argomentare e ti ringrazio per la tua (mal) riposta fiducia in me, che non ne sono all’altezza, e ti mando un ammirato saluto.
ALESSANDRO FO
Carissimo, ho letto il tuo poemetto che parte lancia in resta contro l’establishment letterario in corso. Interessante e come sempre ricco di punte aspre e chiocce, di piglio sapidamente aggressivo. Naturalmente nessuno ti darà alcuna medaglia, per questo; ma un giorno forse - come è avvenuto per Giovenale - qualcuno si accorgerà della tua satira ispirata da un facit indignatio versus, ahimè fin troppo spesso pienamente giustificato.
KATIA CATALANO
Lo Stato Pontificio è un libro estremista e militante. Non cerca il consenso, ma lo scontro. È una lettura impegnativa che richiede una solida base culturale per decifrare i continui rimandi filosofici, ma che colpisce per la violenza verbale con cui demolisce l’idea tradizionale di poesia a favore di una visione dell’artista come “artificiere” e “guerrigliero”. Citazione emblematica: “Dobbiamo cacciare a calci nel culo i mercanti dal Tempio dell’arte [...] io me ne sbatto, tra cent’anni sarò riscoperto [...] voi sarete tutti morti, io sarò vivo”.
ALBERTO ORLANDO
Il libro ha una voce molto riconoscibile e si sente la rabbia, come la polemica, e si vede che è tutto spinto all’eccesso. Più che una raccolta poetica in senso tradizionale, mi è sembrato un (il) tuo manifesto, il che non è un male... ed ho trovato interessante sopratutto il perseguire la poetica nuova, in stile derivato dagli altri tuoi testi. È evidente che dietro la scrittura ci sia una stratificazione teorica molto ampia e una precisa volontà di posizionamento. Allo stesso tempo questa continua intensità appesantisce la lettura: rimane un testo che non vuole essere letto da chi non è “in grado”, finiscono così letti a tratti anche dai più ardui lettori e ci si ritrova a perdersi nella compressione del testo poetico. Ci sono però momenti in cui il controllo ritmico prevale sull’urgenza espositiva e lì il libro passa come acqua sotto i ponti. In ogni caso, come sempre. è un’opera che non cerca mediazioni e che possiede una sua coerenza interna differente. E questo è raro e piacevole a modo suo, schiaffo e macigno, sì, ma unico. Ergo mi ha fatto piacere, come al solito, leggerlo! Libertà agli autori e spingiti anche oltre!!!