De pictura, composto da Leon Battista Alberti nel 1435 e successivamente rielaborato in volgare, è uno dei testi fondativi della teoria artistica rinascimentale. La pittura viene sottratta alla dimensione della semplice abilità manuale e presentata come un’attività intellettuale, fondata sulla geometria, sull’osservazione della natura e sulla conoscenza dell’uomo.
Alberti concepisce il quadro come una “finestra aperta” attraverso la quale osservare una scena organizzata prospetticamente. La superficie pittorica diventa così il luogo in cui uno spazio tridimensionale viene costruito secondo regole razionali e a partire da un preciso punto di vista. Contorni, composizione, luce e colore concorrono a produrre non soltanto una rappresentazione credibile, ma un mondo visivamente coerente.
Il fine più alto della pittura è per Alberti l’istoria: una composizione capace di unire figure, gesti ed emozioni in un racconto che coinvolga lo spettatore. Il pittore deve quindi conoscere la geometria, ma anche la poesia, la retorica e i movimenti dell’animo umano. Dipingere non significa semplicemente imitare ciò che appare: significa scegliere, ordinare e attribuire senso al visibile.