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Accelerazione e alienazione. Per una teoria critica nella tarda modernità,

Una riflessione critica sul libro di Hartmut Rosa


Premessa

Questa riflessione nasce da un evento imprevisto. In visita al solito mercato del sabato che frequento da decenni a Milano, ho scoperto sulla bancarella che da anni vende libri al 50% del prezzo di copertina, un libro da me letto tanti anni fa e completamente dimenticato. Il libro è stato scritto da Hartmut Rosa e pubblicato da Einaudi nel lontano 2015. Vi si parla della nostra vita moderna come forzata a una costante accelerazione e di quanto le nuove tecnologie di produzione e di comunicazione permettano a tutti un elevato risparmio di tempo, ma con l’effetto di far sentire a tutti di non avere mai tempo abbastanza. Con la conseguenza che tutti si sentono in dovere o portati a correre più in ferra, non tanto per raggiungere un obiettivo, ma per non perdere posizioni. L’accelerazione è, secondo Rosa, di natura tecnica, sociale e individuale. Il risultato di questa accelerazione si misura in gravi forme di patologie sociali legate al rapporto tra tempo e spazio, cose e azioni, percezione di sé e degli altri. Il ritmo a cui si è pressati è inesorabile, si è presi da una coazione alla velocità e alla competizione, in un clima individuale e collettivo di crescente disagio, ansia da prestazione e insoddisfazione. Dominati dalla potenza dell’accelerazione molti (tutti) vedono ormai divorati dai propri sogni, desideri e progetti di vita, tutti stritolati dentro l’inevitabilità e inarrestabilità dell’accelerazione in corso. Sembrano non esserci più alternative.


Hartmut Rosa, successore di Axel Honneth alla cattedra di Sociologia all'Università di Jena e direttore del Max-Weber-Kolleg di Erfurt, ha dedicato gran parte della sua produzione intellettuale all'elaborazione di una teoria critica della temporalità nella tarda modernità. Accelerazione e alienazione, versione condensata e accessibile del monumentale Beschleunigung. Die Veränderung der Zeitstrukturen in der Moderne (2005), rappresenta il tentativo di fornire una diagnosi sistematica della condizione contemporanea attraverso la critica alla categoria dell'accelerazione sociale. 

Una posizione ben diversa dalla corrente dell’accelerazionismo attuale che, nelle sue versioni principali elaborate da Nick Land, da un lato, e da Alex Williams e Nick Srnicek dall'altro, parte da una premessa opposta guardando all'accelerazione non come un problema da correggere, ma come una forza da utilizzare, o addirittura da amplificare. 

Mentre Rosa usa l’accelerazione come categoria descrittiva e critica per diagnosticare una patologia della modernità, gli accelerazionisti usano accelerazione come categoria normativa e strategica, come leva di trasformazione, in direzioni diverse a seconda della versione. Rosa direbbe agli accelerazionisti che stanno commettendo l'errore di voler uscire dall'accelerazione attraverso più accelerazione, che la soluzione sta nell’antidoto della risonanza, nel sottrarsi alla logica della velocità, nel non amplificarla. 

l'accelerazione tecnica, invece di liberare tempo, lo sottrae, più velocemente facciamo le cose, più cose dobbiamo fare, il sistema produce una stagnazione dinamica, si corre sempre più veloce per restare fermi nello stesso posto, come diceva la Regina di Cuori di Carroll 

La tesi centrale del libro di Rosa è tanto ambiziosa quanto problematica, indica e aiuta ad analizzare la modernità come un processo di accelerazione su tre livelli, tecnologico, sociale e del ritmo di vita. Tre livelli che si rinforzano reciprocamente, producendo una spirale accelerativa totalizzante. Questa accelerazione, lungi dal liberare tempo come promesso, genera una paradossale scarsità temporale che culmina in forme specifiche di alienazione. La soluzione proposta da Rosa, costruita intorno al concetto di risonanza, costituisce il tentativo di articolare una relazione alternativa con il mondo, che non sia né strumentale né consumistica. 

Questa mia riflessione si propone di esaminare criticamente la struttura argomentativa di Rosa, valutando la solidità empirica della diagnosi, sulla base delle mie conoscenze della filosofia dell’autore, esaminando la coerenza teorica delle categorie impiegate, e soprattutto confrontando il suo approccio con altre tradizioni della teoria critica contemporanea. L'obiettivo non è solamente critico, ma costruttivo, per provare a identificare dove Rosa offra contributi originali e dove la sua teoria mostri limiti strutturali, che ne compromettono l'adeguatezza come teoria critica della contemporaneità. 

L’opera di Rosa ha una architettura concettuale costruita su tre forme distinte di accelerazione. Tre forme che costituisco il nucleo centrale della sua analisi e diagnosi insieme. La prima forma di accelerazione è tecnologica, in termini di spostamenti e movimento, di trasporto e di produzione, di comunicazione. La seconda è sociale, caratterizzata dall'aumento della velocità con cui cambiano pratiche sociali, configurazioni familiari, affiliazioni politiche e conoscenze professionali. La terza si riferisce a ritmi di vita sempre più accelerati, al multitasking, alla riduzione dei tempi di riposo, all’intensificazione delle azioni ed esperienze nell’unità di tempo ma anche dell’agenda quotidiana. 

La tesi centrale del libro è che queste tre forme si rinforzano reciprocamente in un circolo vizioso nel quale l'accelerazione tecnologica permette l'accelerazione del ritmo di vita, che a sua volta aumenta la velocità del mutamento sociale, che genera bisogno di ulteriore accelerazione tecnologica. 

Il nucleo fenomenologicamente più potente della diagnosi di Rosa riguarda il paradosso temporale. Nonostante gli enormi guadagni di velocità nelle tecnologie del trasporto e della comunicazione, gli individui contemporanei sperimentano una crescente scarsità di tempo. Sono aumentate le ore di lavoro settimanali in molti settori professionali, si è ridotto il tempo libero effettivamente disponibile, a livello personale si sperimenta la sensazione soggettiva di essere sempre in ritardo, sempre sotto pressione temporale e infine si assiste da tempo alla proliferazione di letterature e pratiche sulla gestione del tempo. Per Rosa questo si spiega con il fatto che il tempo liberato dall'accelerazione tecnologica viene immediatamente riempito da nuove attività, aspettative, obblighi. Invece di guadagnare tempo, lo si perde dentro una spirale in costante accelerazione.

Per evidenziare gli effetti dell’accelerazione nelle tre forme sopra esposte, Rosa riprende il concetto marxiano di alienazione rileggendolo attraverso la lente temporale. L'accelerazione produce quattro forme di alienazione: l’alienazione dallo spazio che trasforma in non-luoghi (Augé) nei quali l’esperienza dello spazio si riduce a distanze da superare. Luoghi intercambiabili, attraversati velocemente, ma mai abitati; l’alienazione dalle cose che trasforma in puramente strumentale e temporanea la relazione con gli oggetti,  sostituisce l’uso al consumo, impedisce qualsiasi appropriazione duratura sostituita ormai dall'obsolescenza programmata; l’alienazione dalle relazioni sociali che deriva da rapporti interpersonali sempre più frammentati, da relazioni interpersonali superficiali, strumentali, da connessioni al posto di relazioni; l’alienazione da sé stessi che è la forma di alienazione più radicale perché porta gli individui a non riconoscere più la loro vita come propria, ma la sperimentano come sequenza di obblighi esterni, di scadenze imposte, di ritmi determinati altrove.

Una prima critica possibile al Rosa è che quando parla di alienazione si rivolge principalmente al nostro mondo occidentale. La sua diagnosi pecca di mancata universalità, obbligando a chiedersi se l’accelerazione sia un fenomeno globale uniforme e diffuso. 

Aryun Appadurai, ad esempio, ha mostrato nel suo Modernity at Large (1996), come la modernità si manifesti in forme radicalmente diverse nelle diverse regioni del mondo. L'accelerazione tecnologica e del ritmo di vita che Rosa descrive caratterizza specifiche classi e regioni, non la modernità in quanto tale. Un contadino nel subcontinente indiano, un lavoratore informale in Africa sub-sahariana, sperimentano la temporalità moderna in modi che la teoria di Rosa non cattura. Judy Wajcman, in Pressed for Time (2015), d0altro canto ha mostrato empiricamente che la scarsità di tempo non è distribuita uniformemente. Sono i professionisti della classe medio-alta a sperimentare più acutamente la mancanza di tempo, mentre i lavoratori precari soffrono non di eccesso di velocità ma di eccesso di tempo vuoto, non strutturato, imposto. 

Una critica più strutturale riguarda la causalità che fa derivare l’alienazione dall’accelerazione, senza però approfondire le dinamiche profonde da cui scaturisce l’accelerazione. Più che dall’accelerazione l’alienazione moderna sembra più collegata a quella che Adorno e Horkeimer definivano la razionalità strumentale, ossia la riduzione del tutto a semplice mezzo strumentale per raggiungere fini esterni. Più che causa dell’alienazione, l’accelerazione sembra una manifestazione sistemica della compressione del tempo che caratterizza il modo di produzione capitalistico e delle sue crisi di accumulazione. 

La soluzione proposta da Rosa all’alienazione accelerata ha il nome di risonanza, una relazione non strumentale né consumistica, ma alternativa con il mondo, nella quale ci (noi e il mondo) si trasforma reciprocamente, si entra in connessioni tattili, vibratili e dalle qualità musicali. La risonanza può trovare forme orizzontali con altri esseri umani, diagonali con cose e attività, verticali con dimensioni che trascendono il quotidiano e con sé stessi coltivando l’autenticità. 

I critici di Rosa identificano nel concetto di risonanza la maggiore debolezza del suo pensiero filosofico. Il concetto della risonanza viene criticato per la sua vaghezza concettuale, per non chiarire il ruolo della soggettività (ciò che risuona per un individuo può non farlo per un altro), per non avere preso in considerazione le condizioni materiali ed essersi fermato alla risonanza come esperienza soggettiva, per il romanticismo collegato a un concetto che sa tanto di nostalgico, reazionario e inadeguato alle condizioni di vita moderna, ma soprattutto per non essere riuscito a far seguire alla sua diagnosi un teoria alternativa con strategie utili a passare dal presente alienato attuale a un futuro desiderato. Rosa non ha saputo spiegare come si possano costruire sfere di risonanza in una società che ha sposato l’accelerazione, non ha indicato quali risorse usare e contro quali resistenze agire. La risonanza rimane pe questo in un ambito anarchico e individualista. 

Il lavoro di Rosa non è solo valutabile criticamente come eurocentrico, ma anche per avere assunto la modernità come un tutt’uno uniforme, senza quindi tenere conto delle tante forme di modernità globali, con le loro traiettorie diverse, pluralità e specificità. Rosa sembra essere cieco alle dimensioni di genere dell'accelerazione, ma anche alla crisi ecologica, come se l’accelerazione non fosse una delle cause più dirompenti per l’esaurimento delle risorse terrestri. Rosa, concentrandosi sulla dimensione soggettiva dell'esperienza temporale, manca completamente questa dimensione materiale-ecologica. Rosa tratta la tecnologia come variabile esogena che causa accelerazione, ma le tecnologie non sono neutrali. Rosa non sembra interessato a interrogarsi su chi le progetta, per quali scopi o con quali logiche economiche lo fa. Un'analisi adeguata dell'accelerazione tecnologica richiederebbe l’apertura della black box della tecnologia, cosa Rosa non fa mai. Rosa non sembra prestare attenzione a quanto i soggetti siano costituiti socialmente, storicamente e attraverso rapporti di potere. Per lui il soggetto dell'alienazione e della risonanza è un soggetto universale, astratto, pre-sociale.

Le critiche non devono però impedire di valorizzare i meriti di Rosa. Meriti riscontrabili nell’aver portato la temporalità al centro della teoria sociale critica, nel ricorso e confronto serio con dati empirici, statistiche, studi quantitativi, nell’uso di una scrittura dalla chiarezza rara che ha permesso un dialogo più ampio, ache con pubblici non specialistici. Hartmut Rosa ha offerto un contributo significativo alla teoria sociale critica tematizzando sistematicamente l'accelerazione come categoria centrale della tarda modernità. La sua diagnosi fenomenologica è spesso acuta, la sua integrazione di dati empirici lodevole, la sua ambizione teorica ammirevole.


Bibliografia

  • Rosa, H., Beschleunigung. Die Veränderung der Zeitstrukturen in der Moderne, Suhrkamp, Frankfurt am Main, 2005
  • Rosa, H., Accelerazione e alienazione. Per una teoria critica nella tarda modernità, Einaudi, Torino, 2015 (ed. orig. 2010)
  • Rosa, H., Resonanz. Eine Soziologie der Weltbeziehung, Suhrkamp, Frankfurt am Main, 2016
  • Rosa, H., The Uncontrollability of the World, Polity, Cambridge, 2020

Pubblicato il 03 marzo 2026

Carlo Mazzucchelli

Carlo Mazzucchelli / ⛵⛵ Leggo, scrivo, viaggio, dialogo e mi ritengo fortunato nel poterlo fare – Co-fondatore di STULTIFERANAVIS

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