Go down

Travolti dalle IA, abbiamo smesso di porci domande, quelle che elaboriamo servono utilitaristicamente per interagire con le varie ChatGPT.


Una domanda che continua ad avere una sua validità è riferita a come elaboriamo i concetti che poi traduciamo in pensieri, parole, linguaggio e azioni. Questi concetti non sono cose semplici, anzi sono dotati di elevata complessità, spesso irriducibile, quasi mai colta appieno da un dizionario che rimane sempre in superficie, un po’ come le IA generative. La nostra struttura mentale ha una ricchezza illimitata e indefinita, non è esportabile con una chiavetta USB. Una ricchezza che le IA ancora si sognano di avere.

Mentre il cloud, che serve le IA, dispone di un archivio ben organizzato, fatto di cassetti contenenti in modo ordinato elementi tra loro accomunabili e automaticamente smistati come tali, la mente è un po’ più complessa, vive di provvisorietà e situazioni sempre in movimento, mai bianche o nere, grigie per definizione, non facilmente categorizzabili. Per di più ogni mente è diversa, che si traduce nell’esistenza di categorie tra loro diverse e in archivi (memorie) non riducibili all’uguale.

La specificità della mente umana, che va sotto il nome di astrazione e analogia, è al momento inarrivabile dalle macchine (IA), nonostante il ricorso a metodi simbolici innovativi, deep learning e programmi induttivi probabilistici. La capacità di astrazione e di analogia è alla base dell’apprendimento umano, del pensiero, del modo con cui si è capaci a adattare le proprie conoscenze e le proprie esperienze a nuovi domini, di arrivare a conclusioni audaci anche se ipotetiche.

Il nostro cervello, ormai ce lo hanno spiegato in tutte le salse, è meno veloce di una macchina. Rimane però un produttore infaticabile di analogie, all’origine della creatività umana. La mente non sta mai ferma un attimo, continua a frullare e a spumeggiare. Lo fa in modo flessibile, collegando presente e passato, per permetterci di comprendere quello che ci sta succedendo, per fare uso del linguaggio per raccontarlo ad altre persone, per provare a dare un senso a eventi e situazioni.

Senza analogie saremmo un cervello nella vasca, mai stanco, razionale e affidabile ma privo di flessibilità, reso artificiale perché alimentato in modo meccanico o da Neuralink, privato di creatività e capacità analogica, della possibilità di interagire con i vari domini della realtà e di confrontare quello che gli sta succedendo con quanto gli è avvenuto in passato, inferendone conoscenze e informazioni utili a scelte e decisioni.

Le IA evolvono velocemente, ma anche in ambienti controllati, continuano ad avere problemi nel replicare le performance del cervello umano, non sanno dare vita a concetti, si limitano ad associazioni statistiche che limitano la loro capacità di astrazione, per questo hanno difficoltà a trasferire conoscenze in nuovi domini.

In conclusione viva l’umana analogia!

Pubblicato il 14 marzo 2025

Carlo Mazzucchelli

Carlo Mazzucchelli / ⛵⛵ Leggo, scrivo, viaggio, dialogo e mi ritengo fortunato nel poterlo fare – Co-fondatore di STULTIFERANAVIS

c.mazzucchelli@libero.it http://www.solotablet.it