Le nostre relazioni sono il tessuto connettivo della nostra esistenza. Molte volte, per paura, per abitudine, manteniamo i rapporti in una dimensione di superficie, limitandoci a uno scambio formale o di circostanza. Eppure, la qualità della vita si fonda sulla profondità dell'Incontro con l'Altrə, sul fatto che questa tessitura sociale sia non rigida o troppo articolata, ma consistente e solida.
Coltivare relazioni autentiche richiede il coraggio della vulnerabilità. Significa:
- uscire dalla performance dell'impeccabilità, non recitare la parte della persona che ha sempre tutto sotto controllo, che sta sempre bene, che ce la fa sempre ad affrontare tutto, senza troppe fatiche;
- donare non tanto il proprio tempo, che è una dimensione quantitativa, ma la propria presenza, che è ascolto, non giudizio, conforto, condivisione, nella reciprocità;
- riconoscere il valore dell'Altrə, cercare in noi la gratitudine per le nostre relazioni.
Nonostante la tentazione individualista di crederci bastanti a noi stessə, o di servirci degli altri per opportunismo e nostre convenienze, siamo parte di un ecosistema affettivo, dove star bene significa sentirci appartenenti ad una rete protettiva di interdipendenza e dove non ci siano giochi e abusi di potere, ma empatia, vicinanza, solidarietà.
Avere cura dell'Altrə, delle nostre relazioni, significa prenderci cura di noi stessə. Superiamo il falso dilemma tra altruismo ed egoismo: in un ecosistema sano, i due concetti, semplicemente, coincidono.