Massimiano Bucchi è sociologo e scrittore, professore ordinario di Science, Technology and Society all’Università degli Studi di Trento. Ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo degli studi sulla comunicazione pubblica della scienza, sia sul piano teorico sia su quello istituzionale, dirigendo per anni Public Understanding of Science, una delle riviste di riferimento internazionali nel settore, e partecipando alla formazione di una generazione di ricercatori e professionisti in ambito STS. La sua traiettoria scientifica si colloca con chiarezza nel solco degli Science and Technology Studies, ma si distingue per una costante attenzione alla dimensione sociologica più ampia.
La sua ricerca si articola lungo due piste principali. La prima riguarda la scienza come istituzione sociale, con particolare attenzione ai meccanismi di legittimazione, al rapporto tra sapere esperto e decisione pubblica, alle forme della fiducia e del conflitto. In testi come Scienza e società. Introduzione alla sociologia della scienza (il Mulino), del 2010, gli interrogativi che emergono sono legati alla responsabilità, all’autonomia e alla relazione delle scienze con l’attualità, mostrando come il sapere scientifico sia sempre inscritto in relazioni sociali, aspettative politiche e cornici culturali che ne orientano l’uso e il significato pubblico.
Una seconda pista possiamo scorgerla fin dalla pubblicazione del Pollo di Newton, nel 2013, ripubblicato nel 2023 da Interlinea come Scienza e cucina. Il pollo di Newton e altri incontri tra saperi e sapori. In questo libro la scienza, indagata nel suo intreccio con le forme di sapere informali e con la cultura materiale, offre una lente originale per osservare come il sapere scientifico viva al di fuori dei laboratori e delle istituzioni. La comunicazione della scienza è allora intesa non come problema tecnico di trasmissione dell’informazione, ma come spazio di negoziazione simbolica e di ridefinizione dei ruoli. Bucchi prende le distanze tanto dai modelli deficitari quanto da una retorica partecipativa ingenua, insistendo sulle tensioni strutturali che attraversano il rapporto tra scienziati, istituzioni, media e pubblici differenziati.
Negli ultimi anni questa riflessione si è estesa al tema dell’innovazione. Con Per un pugno di idee. Storie di innovazioni che hanno cambiato la nostra vita (Bompiani, 2016) si è affrontata la domanda “di che cosa parliamo quando parliamo di innovazione?” spaziando dalla cultura alla tecnica che ha cambiato la nostra quotidianità. In Idee che cambiano il mondo. Come nasce e si sviluppa l’innovazione (Bollati Boringhieri, 2025), Bucchi interviene criticamente contro la narrazione lineare e celebrativa del progresso tecnologico. Attraverso una serie di casi concreti, il libro mostra come l’innovazione non segua traiettorie inevitabili, ma emerga da contesti sociali specifici, da conflitti, fallimenti, riusi imprevisti. Il punto non è ridimensionare l’importanza della tecnica, ma sottrarla a una mitologia che la rende opaca proprio nel momento in cui pretende di spiegarla.
Accanto a questi lavori, Il pollo di Newton. La scienza in cucina (Guanda, 2013; poi riedito come Scienza e cucina. Il pollo di Newton e altri incontri tra saperi e sapori, Interlinea) occupa una posizione rivelatrice. Attraverso episodi apparentemente minori e pratiche quotidiane, il libro lascia intravedere un tratto costante della riflessione del Professore: l’attenzione per i luoghi in cui la scienza si intreccia con forme di sapere non codificate, mettendo alla prova l’immagine astratta e disincarnata del lavoro scientifico.
Nel loro insieme, questi lavori compongono una riflessione coerente e poco consolatoria. Bucchi non lavora per rendere la scienza più rassicurante né per difenderla da critiche generiche; lavora per renderla pensabile come pratica sociale, con tutte le ambivalenze che questo comporta.
È proprio questa scelta, refrattaria alle scorciatoie retoriche e alle soluzioni rapide, che rende il suo contributo particolarmente pertinente oggi, in un contesto in cui la scienza viene continuamente chiamata a pronunciarsi su tutto, salvo poi essere accusata di dire troppo o troppo poco, e il ruolo della tecnologia è tanto pervasivo quanto poco compreso. Ed è per questo che abbiamo chiesto a Massimiano Bucchi:
Quale domanda pensa oggi valga la pena di essere indagata? Perchè?
Una delle domande più importanti per comprendere e affrontare le sfide contemporanee: “Ė questo che vogliamo?”. E’ una domanda che investe tra l’altro il nostro rapporto con gli sviluppi scientifici e tecnologici e ci invita a interrogarci sul senso di ogni innovazione, su quali potranno essere benefici e implicazioni negative, nel breve e lungo periodo; chi sarà avvantaggiato e chi danneggiato. E’ una domanda che alcuni soggetti economici evitano consapevolmente, che noi come individui e come comunità eludiamo inconsapevolmente, in parte per pigrizia, in parte perché nessuno ci insegna a capire (ma solo ad usare) la tecnologia; in parte (soprattutto sul piano politico) per mancanza di visione. Ma senza questa domanda è impossibile valutare e quindi gestire consapevolmente l’innovazione, e si rimane prigionieri tra i due opposti ugualmente infruttuosi: l’accettazione acritica e il rifiuto pregiudiziale.
Bibliografia
Come vincere un Nobel. L’immagine pubblica della scienza e il suo premio più famoso (Einaudi, 2017; MIT Press, 2025).
Idee che cambiano il mondo (Boringhieri, 2025)
Science Communication: The Basics (Routledge, 2025)