Go down

La superficialità, che condanniamo, è una scelta reale o la conseguenza della assuefazione al rumore di fondo che accompagna le lunghe giornate, sovraccariche di informazioni e prive del necessario silenzio, propedeutico alla riflessione.


Assaliti da informazioni vere, false, rielaborate.

Opinionisti, o presunti tali, incombono.

I temi trattati molteplici, come i luoghi che li contengono.

Non fanno eccezione testate blasonate ed i più comuni social.

Nessuno è esente dall’attacco che si rivela, come in guerra, asimmetrico, psicologico, certamente subdolo.

Qualcuno si illude di essere immune dalle conseguenze di questa aggressione, grazie alla cultura che ritiene di possedere e governare. In molti casi ciò si rivela una mera illusione.

La cultura dovrebbe permettere, infatti, di possedere gli strumenti di analisi, di confronto e valutazione delle conseguenze di molti degli eventi in corso.

Il condizionale è d’obbligo.

Una cultura congelata non basta più. È solo un prerequisito.

Condizione necessaria, ma non sufficiente, come affermerebbe chiunque sia avvezzo alla matematica.

Da un lato, quindi, l’ignoranza, intesa come non conoscenza, sbandierata come fosse una conquista, dall’altro una cultura mediocre a rischio di obsolescenza, altrettanto enfatizzata e venduta come fosse la panacea.

Una risposta ad ogni dubbio esistenziale.

Come si può capire la dinamica che muove le nuove guerre ovvero quelle mai finite, se ci accontentiamo della mera analisi degli accadimenti? Non si può e non si deve leggere il singolo episodio con la logica del tifo per la “squadra del cuore”.

Come interpretare la scomunica comminata da Leone XIV ai vescovi lefebvriani, dopo l ‘ordinazione compiuta senza il suo mandato, se non risalendo ad una frattura aperta oltre sessant’anni fa dal Concilio Vaticano II? Un titolo di cronaca letto da solo racconta poco. Letto dentro la sua storia, racconta una chiesa che fatica ancora a ricomporre il sentire diverso. Duro il Papa che afferma: “Lacerare la tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità."

 Come sottovalutare i legami profondi e non dichiarati tra questi eventi?

Davanti a noi c’è il gioco politico, sempre meno trasparente, tra le destre mondiali, che non sono più movimenti ideologici basati sui dogmi filosofici del secolo scorso, ed i cadaveri di una sinistra che non è più sinistra o che forse non lo è mai stata.

Fotografie dal Regno Unito che si interroga sulla sua anima progressista e democratica, dalla Germania che si riscopre incapace di consolidare il proprio modello economico che l’aveva resa la “locomotiva d’Europa” , dai paesi socialisti, da Cuba al Venezuela, dove il modello utopico scelto per governare non ha superato il muro del tempo……

 Come capire l’impatto dell’intelligenza artificiale trascurando che lo stesso Leone XIV abbia scelto di presentare personalmente la sua prima enciclica proprio sull'AI, invitando sul palco Chris Olah, tra i fondatori di Anthropic? Un ricercatore che parla di sistemi "sviluppatisi" dal linguaggio umano, senza regole scritte, più che seguendo degli schemi e delle regole come faresti con un grattacielo, e che ammette, davanti al mondo, di trovare nei propri modelli qualcosa di "misterioso, persino inquietante".

Se chi la tecnologia la progetta ammette di non comprenderla fino in fondo, quale superficialità può permettersi chi la giudica solo dai titoli?

 

Nel mezzo di questo dualismo dichiarato, cresce un popolo numerosissimo di “non catalogati”.  

Sono il target ideale, solo teoricamente si spera, di chi cerca il consenso a tutti i costi ed il massimo della visibilità. Vero in politica, nello spettacolo, nel business, dove il “tutto” si intreccia con il “molto”, ormai.

Ma questa marea di persone che sfuggono alle analisi statistiche e che, nella migliore delle ipotesi, compaiono sotto la voce “altro” oppure “non si esprime”, chi sono veramente?

La loro numerosità è tale che potrebbe indirizzare il futuro, prima che il Pifferaio di Hamelin li conduca verso un baratro, senza ritorno per tutti.

Questi “tanti” includono, possiamo esserne certi, anche i superficiali, incapaci per scelta o per natura, di pesare l’impatto delle loro “non decisioni” sul resto della società, salvo poi lamentarsi per i risultati generati da chi si è reso partecipe delle scelte, politiche, economiche e non solo.

Ma la superficialità, che condanniamo, è una scelta reale o la conseguenza della assuefazione al rumore di fondo che accompagna le lunghe giornate, sovraccariche di informazioni e prive del necessario silenzio, propedeutico alla riflessione.

Chiediamoci se non renda apatici e subito dopo indifferenti.

La malattia odierna è quindi questa?

Moravia, nel lontano 1929, attribuiva ai suoi personaggi, Gli indifferenti appunto, l’atteggiamento di coloro i quali scelgono di non agire, di non lottare   e di accettare passivamente una realtà desolante per paura di affrontare il cambiamento. Uno spaccato dell’epoca dove la borghesia, attaccata al proprio benessere, era disposta a sacrificare qualsiasi valore etico, pur di conservare il proprio status.

Quante assonanze! 

Il dubbio interpretativo, superficialità o indifferenza, che attraversa la contemporaneità ed il nostro quotidiano, appare irrisolto. Resta la consapevolezza che molteplici fatti di cronaca restino dei titoli con temi sostanziali non affrontati dalla molteplicità di chi legge con gli occhi chiusi ed ascolta con le orecchie tappate.


Pubblicato il 06 luglio 2026

Enza Fumarola

Enza Fumarola / Experienced Executive, Information Technology expert, Digital advisor, M&A advisor, No profit activity