Di fronte ai progressi dell’intelligenza artificiale è urgente ripensare alle domande fondamentali: cosa significa pensare, comprendere ed essere intelligenti? I Large Language Models capaci di imitare il linguaggio umano, ci obbligano a ridefinire concetti come creatività, razionalità e perfino il rapporto mente-corpo.
Come intuito da Galileo, la pratica delle macchine aiuta a riflettere sulla natura delle cose e dunque l’IA si configura come un’“epistemologia sperimentale”. La storia dell’informatica dimostra che la filosofia ha sempre orientato la costruzione di macchine intelligenti; non è un caso che Turing pubblicasse le sue tesi fondative sulla rivista “Mind”.
Oggi la potenza di calcolo e la fluidità dei nuovi sistemi non sollevano soltanto questioni tecniche, ma rimandano anche ai limiti e alle possibilità della mente umana. Colmare la frattura tra scienza e cultura umanistica è essenziale per comprendere le implicazioni etiche e sociali in corso.
I progettisti non possono eludere questioni filosofiche, ma gli utenti devono acquisire consapevolezza di come funziona l’IA: informazione e educazione sono preliminari alla regolamentazione.