Indice:
1) La Costituzione Italiana consente la sostituzione lavorativa uomo – macchina intelligenti?
2) Schiacciati nella morsa di una paura moderna rinunciamo all'illuminismo della ragione?
3) Generazioni a confronti: i “caldi” e i “freddi” fanno da sfondo all'era della trasformazione del lavoro.
4) La sostituzione del lavoro nella progressione 1-1 / 3-1 / 5-1.
5) Continuate a essere affamati e folli.
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1. La Costituzione Italiana consente la sostituzione lavorativa uomo – macchina intelligenti?
Lavoristicamente parlando dovremmo avere paura di questo annunciato avvento del deus ex machina in grado di sovvertire le radicate (e discutibili) regole della società contemporanea?
Vale la pena ricordare che la nostra Costituzione recita: "L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro".
Inoltre, sempre la nostra Costituzione dopo avere sancito il noto principio di uguaglianza che contrasta qualunque tipo di discriminazione introduce un altro criterio fondamentale: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Provocatoriamente ragionando: se l'Ai consentisse di sostituire i lavoratori sarebbe questa una prassi incostituzionale? La nostra Costituzione potrebbe per effetto rivelarsi il primo e invincibile baluardo a difesa di un diritto fondamentale: il lavoro. Perché trasformativo.
Cerchiamo però di capire il perché ma anche il come tutto questo potrebbe accadere.
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2. Schiacciati nella morsa di una paura moderna rinunciamo all'illuminismo della ragione?
Guardando all'attuale dibattito in corso è inevitabile prendere atto che si è stratificato a più livelli della comunicazione globalizzata. C'è una certa fame e nel contempo anche un accanimento sui contenuti. Di certo per il momento ci sono solo le contrapposizioni, più teoriche che pratiche, fra coloro che hanno un visione conservativa e protezionista di questa società contemporanea, rispetto a quanti optano per una differente apertura mentale. Più esplorativa.
Sembra pertanto opportuno sottolineare che il lavoro è prima di ogni altra cosa dignità.
L'uomo che lavora, oggi più che mai nel contesto dei microcosmi delle città e dell'agire settimanale, a prescindere dal concetto latino del "labor" più associato al tipo di fatica lavorativa e alla retribuzione, è colui il quale prima di tutto procura a sé stesso gli strumenti utili al sostentamento.
Il lavoro svolge quindi la prioritaria e identitaria funzione di garantire alle persone uno status. Che apre a successive evoluzioni. Spaziando dal risparmio all'impiego dello stesso. Il lavoro ha capacità conservative e di transazione. Per esempio è intimamente legato alle politiche del welfare. Ma anche a numerosi aspetti della finanza o del c.d. budgeting che sia del singolo o familiare, come l'accesso al credito o il diritto a percepire un predeterminabile quantum di pensione
Il lavoro influenza una moltitudine di rapporti in essere. Nell'ambito del diritto di famiglia, guardando per esempio alla separazione e divorzio il lavoro è una delle principali capacità su cui si fonda il riconoscimento di somme per il mantenimento di una controparte in special modo se in presenza di figli.
Il lavoro consente la pianificazione degli acquisti ed è legato al costo della vita, all'andamento dell'inflazione e alle politiche sui prezzi. Tanto quanto influenza la capacità del singolo di elevare il suo status. Sviluppando più attività o decidendo in via autonoma di crescere in rispettivi ambiti. Investendo il proprio tempo, risorse, competenze nel proprio lavoro.
Il lavoro è legato a una molteplicità di mercati secondari ma fondamentali, come ad esempio alla beneficenza, rappresentando una delle principali fonti da cui il singolo decide di attingere nel momento in cui voglia aiutare il prossimo. Attraverso il bene più liquido in natura. Ogni lavoratore è potenzialmente un benefattore.
Molto altro si potrebbe aggiungere ma a questo punto ciò che rileva e che dev'essere chiaro ai fini del presente articolo è che il lavoro è un arcipelago di diritti e di doveri.
Se, come certamente accadrà, l'Ai impatterà su questo arcipelago è veramente riduttivo limitarsi a pensare a cosa faranno le persone nell'eventuale tempo libero se verranno sostituite dall'Ai o continuare con una sorta di lotteria su quali saranno le prime attività lavorative a cadere vittime, colpite in pieno dalla freccia di un Ai scagliata con la precisione del grande Robin Hood.
Occorrerebbe invece avere una visione organica. Omogenea. A tratti audace. Senza rinunciare al realismo. Perché c'è molto di ciò che non appare da doversi tenere in debita considerazione.
Questo sarebbe opportuno in particolare nei policy makers ma anche in tutti coloro che vorrebbero orientare il lavoro altrui soprattutto di chi è chiamato concepire e applicare le Leggi.
Alle luce di queste considerazioni dobbiamo per effetto tornare a quel distinguo tra conservatori e innovatori introducendo un altra riflessione: non si può prescindere dal considerare come il primordiale sentimento di avere paura si riveli spesso una forma salvifica di saggezza verso il pericolo.
Ma nel contempo non è possibile negare al progresso quello sviluppo trasformativo che accoglie il principio di vita che cerca la vita.
Noi siamo il progresso.
Anche quando scambiavamo fenomeni naturali per la magia o quando facevamo appello a ipotetiche formule esoteriche / alchemiche per curare i malanni. Siamo progresso nell'esplorazione dello spazio quanto del corpo umano, lo siamo nella fisica quantistica come nell'informatica.
Senza rinunciare ad avere paura. Rispondendo alla paura con la ragione dell'illuminismo.
La negazione plausibile quale archetipo del controllo, è un palliativo per non andare a fondo nella tematica che riguarda il pregiudizio insito nel timore riverenziale che ormai proviamo verso un futuro incerto. La sicurezza degli oggetti e della ripetitività ha coltivato in noi la convinzione che pur essendoci dei cambiamenti la narrazione, nel suo insieme, non devierà dalla rotta. Questa consapevolezza trasparente ma immanente che esistono dei pilastri della terra su cui poggiano immutabilità statiche ed eterne ci porta a una reazione, più emotiva che ragionata, di fronte alla paura che diventa una difesa dello status quo. Una concentrazione coordinata di resistenza.
Potremmo addirittura affermare che l'uomo di oggi quando guarda al cambiamento è un po' più simile al celebre Garfield rispetto al noto Omero. Rinunciamo facilmente alle Odissee e preferiamo la comfort zone di una coperta di Linus o della cuccia di Snoopy. Luoghi dove possiamo essere noi stessi. Compiacerci in una meditazione sull'abbondanza di quello che non siamo disposti a mettere a rischio.
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3. Generazioni a confronti: i “caldi” e i “freddi” fanno da sfondo all'era della trasformazione del lavoro
Prima di entrare meglio nel merito su come l'Ai influenzerà prima e sostituirà poi una parte del lavoro umano, come pure di come lo trasformerà creandone tipologie diverse è fondamentale introdurre in questo distinguo tra sostenitori "caldi" e "freddi" dell'Ai, un elemento temporale.
Per farlo vorrei fare appello a un breve esempio di ciò che mi è da poco capitato.
Mi sono trovato insieme a un team di giovani aspiranti startuppers e ad alcuni esperti di mentoring a commentare una recente dottrina sul self coaching particolarmente in auge presso alcune importanti società della bit economy. A un certo punto, parlando di sicurezza informatica e di hacking, ho citato un testo. Il libro "Sulle tracce di Kevin". Che nessuno aveva letto. Quindi ho precisato il fatto che si tratta del testo che racconta della cattura del più famoso hacker della storia, il celebre Kevin Mitnick soprannominato il Condor. Peraltro successivamente diventato un punto di riferimento nel settore dell'imprenditoria dedicata alla sicurezza informatica e autore a sua volta di interessantissimi libri come "The art of deception"
Il problema è che nessuno dei presenti sapeva di cosa stessi parlando.
Eppure erano tutti appassionati di queste materie. Ma erano giovani. Così giovani che non avevano vissuto la trasformazione informatica che dai modem a 56k ha portato all'ADSL prima e alla Fibra poi, dagli home computer come lo Spectrum, il Commodore, o l'Amiga ha portato ai PC di Windows, di Intel e successivamente al regno del gaming tramite consolle.
Esiste una generazione di adulti che ricorda come si viveva senza il cellulare. Ma anche una generazione di giovani che non ne ha la minima idea.
La prima di queste due generazioni ha un bagaglio culturale importante. Un background che la differenzia moltissimo rispetto, ad esempio, a una parte della GenZ. Che è nata e cresciuta con un certo tipo di internet e di supporti di tecnologia. Che attribuisce alle "app" un ruolo e che interpreta l'hardware come il software in chiave di supporto alle proprie intenzioni o necessità. Particolarmente efficace in contesti "last minute". Il che rende questa tecnologia, per molti versi irrinunciabile. L'antropologia culturale contemporanea vedrà l'inevitabile prevalenza di questa seconda generazione, nata nell'informatica di oggi e il tramonto di quella che ha visto nascere questa transizione.
La domanda è, ci sarà, almeno in parte una traslazione di contenuti? La prima generazione sopravviverà nella seconda e in quelle a venire?
Sullo sfondo di questa considerazione si svolge il dibattito sul ruolo dell'Ai nel lavoro. O perlomeno "si dovrebbe svolgere". Perché non sta accadendo. Più realisticamente i "freddi" e i "caldi" sull'Ai stanno dando origine a una contrapposizione sempre più accesa e a volte pericolosamente esaltata da un attivismo interventista che pratica l'autoconvincimento. Simile a delle sette coloro che vogliono fermare o controllare l'Ai si radunano in movimenti dove tutti si ripetono l'importanza del proprio agire massimizzando la loro convinzione di essere nel "sacro" giusto. Mentre dall'altra parte si oppongono fanatici visionari di un futuro stereotipato fatto di onnipotenze deliranti che costruiscono le Ai come fossero una torre di Babele. Per sfidare l'ignoto con l'ignoranza tipica dell'arroganza.
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4. La sostituzione del lavoro nella progressione 1-1 / 3-1 / 5-1
Il primo step della sostituzione uomo-macchine intelligenti (perché non è solo l'Ai ad essere chiamata in causa ma un'evoluzione robotica dell'internet of things) potrebbe essere organizzata in una sequenza sintetizzabile come: 1-1 / 3-1 / 5-1 (per esigenze espositive e di sintesi la prima cifra indica l'umano e la seconda la macchina ma la rappresentazione è basata sul paradigma dei sistemi lineari tenuto conto del metodo di sostituzione e quello del confronto )
Il primo rapporto sarà formare e istruire al meglio l'uomo affinché utilizzi in modo produttivo ed efficace l'Ai. Questo significherà metterlo nelle condizioni di performare al meglio. Con eccellenza, rapidità e una sempre miglior dimestichezza di contenuti. Questo creerà un rapporto di 1-1. L'uomo utilizza e collabora con la macchina intelligente per migliorare il suo lavoro. Rendendolo più produttivo.
Successivamente, in nome dell'inevitabile contenimento dei costi e grazie a macchine sempre più intelligenti i cui aggiornamenti le renderanno sempre più capaci, addestrate e affamate di ram / processori, esse potranno svolgere, attraverso la programmazione che imposta le loro funzioni un rapporto sostitutivo di 3-1. avranno capacità di reazione e adattamento. Saranno efficaci problem solver.
Faranno rete assorbendo e ridefinendo l'organizzazione e la distribuzione delle risorse. Il lavoro conoscerà una fase di concentrazione in cui l'umano non sarà più necessario per l'utilizzo o per la collaborazione.
Infine, l'ultimo step prima dell'automazione progressiva è quello di arrivare ad una sostituzione 5-1. Laddove la macchina intelligente sarà in grado di operare meglio rispetto a un team, cioè di coordinarsi, elaborare e fare ciò che resta dei brainstorming multidisciplinare in maniera più rapida, offrendo più alternative e in maniera più estesa di quanto non siano in grado di fare i team umani. Il concetto di “riunione” terminerà di esistere. L'anticipazione dinamica delle esigenze e dei contenuti renderà la macchina intelligente sia capo-reparto che reparto. Prenderà iniziative per mantenere questo status e per renderlo sempre più efficace. Le dinamiche del lavoro umano saranno superate.
Dopo questo passaggio molto dipenderà dalla robotica.
Perché ci sono numerose attività lavorative che sono pensate per essere svolte attraverso la forma umana. Non è irrinunciabile ma rappresenta il genere di sviluppo a nostra immagine e somiglianza che certamente vorremmo mantenere dal punto di vista estetico. Anche nella sostituzione.
A ben guardare i tre rapporti 1-1, 3-1 e 5-1 sono però già in grado di coprire gran parte del lavoro dipendente. Per esempio da ufficio, sia esso pubblico o privato. In moltissimi ambiti. Il risparmio dei costi sarà tale da spingere coloro che adotteranno questi rapporti ad essere più competitivi. Il che nel mercato dei capitali significa una forza che si traduce in potenziali quote di mercato, acquisizioni e altro. Difficilmente rinunciabile.
Le macchine intelligenti non hanno bisogno di sindacati. Non creano controversie in diritto del lavoro. Possono funzionare H24 e 365 giorni all'anno. La turnazione diventerebbe argomento riservato agli umani.
Tanto più si passerà dal rapporto 1-1 al rapporto 5-1 quanto più ci saranno effetti sui mercati collegati al mondo del lavoro. Faccio alcuni esempi:
1) le macchine intelligenti non stipulano debiti per acquistare case, andare in vacanza, comperare auto;
2) le macchine intelligenti non cedono 1/5 della pensione per coprire debiti pregressi o far fronte a spese impreviste;
3) le macchine intelligenti non versano contributi per la pensione e anche se viviamo nell'idea che ciascun lavoratore si paga la propria sappiamo che spesso è con i contributi di coloro che stanno lavorando che vengono pagate non poche pensioni di chi ha già diritto a percepirle;
Le macchine intelligenti non generano quindi flussi monetari costanti.
Tutto ciò che ruota attorno al capitale derivante dal lavoro e che è tristemente associato all'economia del debito (ben sintetizzata dal concetto di rate e interessi) risentirà della sostituzione uomo-macchine intelligenti. Perché interromperà questo flusso di denaro. Che per inciso è abbastanza superbo ipotizzare resterebbe tale, di nonno, in figlio, in nipote. L'idea che tutto non cambia. Che abbiamo raggiunto l'apice. O come si dice a casa dei nonni quando il nipote cresce: "un giorno ti sposerai e avrai dei figli che ti daranno dei nipotini e ti sentirai come mi sento io oggi". Questa è solo una comfort zone. Una favola. Una rappresentazione. E' vera quanto può essere l'idea che Dio è una persona anziana sorridente, simile nelle fattezze a Babbo Natale e vive su una nuvoletta con il cielo turchese accanto, ti accoglie a braccia aperte con calore e ti porta dove ci sono tutti i tuoi parenti che ti aspettano. Si può pregare per questo. Perché pregare è immateriale. Ma la realtà in cui agiamo è ben più pratica.
E anche solo se io vado a pensare che meno lavoratori umani comportano meno pensioni, e meno pensione comporta per esempio meno investimenti sui mercati dei capitali per consentire a coloro che stanno percependo la pensione di avere il giusto o se vogliamo l'atteso ho bel problema davanti a me.
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5. Continuate a essere affamati e folli.
Il mio appello è, che voi siate "caldi" o "freddi" nei confronti dell'Ai, cercate di essere realisti. Non correte dietro a ideologie in versione smart confezionate da altri che cercano adepti e non pensatori liberi. Siate innovatori. Siate creativi. Continuate a essere affamati e non rinunciate mai a essere folli.