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di Luca Sesini e Beppe Carrella

La sostenibilità digitale si propone come antidoto alle derive tecnologiche contemporanee, perché non riguarda soltanto aspetti tecnici, ma investe anche dimensioni culturali e politiche. Non basta limitarsi a ridurre l’impatto ambientale dell’IT — come il consumo energetico dei data center — occorre ripensare profondamente il ruolo della tecnologia nella società. Promuovere un uso etico e consapevole degli strumenti digitali significa orientare la trasformazione digitale verso obiettivi di sviluppo sostenibile, inclusivo e responsabile. La tecnologia, in sé, non è né virtuosa né dannosa: è il modo in cui la impieghiamo a determinarne gli effetti


Nel 1932, Aldous Huxley pubblicava Brave New World, un romanzo distopico ambientato nel 2540, che immaginava una società ipertecnologica, perfettamente organizzata e governata da un potere centralizzato che garantisce ordine, stabilità e felicità artificiale. Gli esseri umani non nascono più naturalmente, ma vengono creati in laboratorio e condizionati fin dalla nascita per accettare il proprio ruolo sociale. La popolazione è divisa in caste (Alfa, Beta, Gamma, Delta, Epsilon), ognuna con funzioni e intelligenze predeterminate.

Una società al tempo stesso disumanizzata: le emozioni, l’amore, la famiglia e la cultura sono aboliti. Il piacere immediato è garantito da droghe e da una vita fatta di consumo e svago. Il motto della società è: “Comunità, Identità, Stabilità”. Il protagonista, Bernard Marx, inizia a mettere in discussione questo sistema, soprattutto dopo l’incontro con John, il “selvaggio” cresciuto fuori dalla società controllata in costante opposizione col mondo nuovo incapace di accettare la sua libertà e profondità emotiva.

A quasi un secolo di distanza, la visione di Huxley si rivela sorprendentemente attuale, soprattutto se letta attraverso la lente della sostenibilità digitale e dei criteri ESG (Environmental, Social, Governance).

Tecnologia e controllo: il lato oscuro dell’innovazione

Nel mondo immaginato da Huxley, la tecnologia pervade ogni aspetto dell’esistenza umana: dalla manipolazione genetica alla somministrazione del “soma”, tutto è regolato da sistemi artificiali con un unico scopo: eliminare dolore, conflitto e diversità. Ma questa apparente armonia ha un costo altissimo: la libertà individuale, la creatività e la coscienza critica vengono sacrificate sull’altare dell’efficienza, generando una società anestetizzata, omologata e priva di profondità.

Accanto a questa visione si affianca quella di Orwell, che nel suo 1984 delinea una distopia opposta ma altrettanto inquietante: un mondo dominato dal controllo totalitario, dove la sorveglianza di massa, la manipolazione della verità e la repressione del pensiero critico sono strumenti di potere. Il Grande Fratello scruta ogni gesto, mentre il Ministero della Verità riscrive incessantemente la storia per piegarla alla propaganda del Partito, cancellando ogni traccia di autonomia intellettuale.

Orwell introduce concetti come la neolingua (un linguaggio semplificato per limitare il pensiero critico), il bipensiero (la capacità di accettare due verità contraddittorie senza conflitto) e la sorveglianza pervasiva (telecamere, microfoni e controllo algoritmico.

Le visioni di Huxley e Orwell anticipano i rischi di un uso non etico della tecnologia digitale:

  • Algoritmi che amplificano bias e discriminazioni
  • Sorveglianza di massa e perdita della privacy
  • Omologazione culturale e dipendenza da piattaforme

 

Sostenibilità digitale: una risposta contemporanea

La sostenibilità digitale si propone come antidoto alle derive tecnologiche contemporanee, perché non riguarda soltanto aspetti tecnici, ma investe anche dimensioni culturali e politiche. Non basta limitarsi a ridurre l’impatto ambientale dell’IT — come il consumo energetico dei data center — occorre ripensare profondamente il ruolo della tecnologia nella società. Promuovere un uso etico e consapevole degli strumenti digitali significa orientare la trasformazione digitale verso obiettivi di sviluppo sostenibile, inclusivo e responsabile. La tecnologia, in sé, non è né virtuosa né dannosa: è il modo in cui la impieghiamo a determinarne gli effetti

“Nulla è buono o cattivo in sé, ma il pensiero lo rende tale.” – William Shakespeare, Amleto

Siamo giunti a quello che potremmo chiamare l’”orizzonte degli eventi della civiltà”: il punto di non ritorno in cui l’intelligenza artificiale si avvia verso l’autosufficienza, diventando una forma di intelligenza artificiale sovrana. Un confine che, una volta superato, non permette di tornare indietro. Questo passaggio cruciale impone decisioni consapevoli e urgenti, per scongiurare sia la deriva verso una sorveglianza totalitaria in stile Orwell, sia l’alienazione tecnologica evocata da Huxley."

I tre pilastri ESG nella sostenibilità digitale considerano sia le modalità positive con cui la tecnologia può aiutare la sostenibilità, sia la necessità di contenere gli effetti negativi derivanti da un uso improprio.

  • AMBIENTALE (E): applicazioni digitali positive come il contributo dato nella costruzione delle smart cities e nel green coding (una pratica volta a ridurre l’impatto ambientale dei software) non devono fare dimenticare i potenziali rischi connessi al consumo energetico e all’e-waste connesso all’obsolescenza progressiva.
  • SOCIALE (S): se da un lato digitalizzazione e connettività possono essere driver di inclusione digitale, accesso equo e benessere, dall’altro le cronache ci ricordano il rovescio della medaglia per coloro che non possono o non vogliono vivere consapevolmente i cambiamenti in atto: disuguaglianze, dipendenza, esclusione.
  • GOVERNANCE (G): l’innegabile valore dell’AI etica, la trasparenza algoritmica, la protezione di cybersecurity si contrappongono ai rischi di manipolazione, sorveglianza, opacità. Serve quindi una nuova governance 2.0 capace di trasformare lo stato da controllore opaco a piattaforma trasparente, dove ogni cittadino mantiene la sovranità sui propri dati digitali.

Rileggere Huxley e Orwell per progettare il futuro

Brave New World e 1984 non sono solo critiche: sono moniti complementari. Huxley ci avverte del pericolo di una felicità artificiale che annulla la libertà, Orwell ci mette in guardia contro un potere che manipola la verità e controlla il pensiero. Entrambi ci invitano a non rinunciare all’umanità nel progresso.

In un mondo sempre più digitale, serve una nuova governance che:

  • Metta al centro la persona, non l’efficienza
  • Promuova l’innovazione sostenibile, non il consumo compulsivo
  • Garantisca equità e trasparenza, non controllo e conformismo

Serve una consapevolezza collettiva per evitare di essere vittime del cambiamento e diventare invece protagonisti. Serve non puntare sulle risposte definitive offerte dalla tecnologia come chimera, ma interrogarsi in continuazione cercando spunti di comprensione e riflessione per scegliere con consapevolezza.

Il tempo della scelta

Il futuro non rallenterà per darci il tempo di farci trovare pronti. La domanda non è più quando avverrà questa trasformazione, ma come impiegheremo il tempo che ci rimane. Il 10% delle AI potrebbe sostituire il 90% delle persone - oppure potenziarle tutte. La differenza dipenderà dalle scelte che compiamo oggi: costruire un modello di sviluppo capace di distribuire equamente i benefici dell’automazione, anziché concentrarli nelle mani di pochi."

Conclusione: verso un mondo nuovo in cui umano e digitale vivono in simbiosi

La sfida della sostenibilità digitale è costruire un futuro dove la tecnologia sia strumento di emancipazione, non di alienazione. Uno strumento di libertà, equità e consapevolezza.
Dove l’innovazione è guidata da valori, non solo da profitto.

Il “mondo nuovo” che ci attende non deve ricalcare la distopia immaginata da Huxley, ma trasformarsi in un progetto condiviso, fondato su inclusione, sostenibilità ambientale e una governance etica. In un’epoca segnata dal dominio del digitale, il vero progresso sarà quello capace di rimettere l’essere umano al centro, orientando la tecnologia non solo verso l’efficienza, ma promuovendo il suo impiego al servizio dell’uomo e capace di renderci più più consapevoli, solidali e liberi.

In definitiva, l'orizzonte degli eventi della civiltà richiederà non solo innovazione tecnica, ma anche immaginazione politica e coraggio morale.


Pubblicato il 10 febbraio 2026

Luca Sesini

Luca Sesini / Governance & Sustainability | Business & Digital Transformation | Innovation enthusiast | Change Management | NEDcommunity member