Una volta compresa l’utilità di uno sguardo diverso e percepita l’urgenza o il bisogno di aprirsi a nuovi orizzonti, la prima cosa da fare è accettare che altri punti di vista, diversi da quelli che alimentano la visione conformistica e omologata dominante, siano possibili, anzi necessari. Poi però bisogna anche essere in grado di mettere in discussione preconcetti, giudizi, pensieri più o meno solidi(ficati) e certezze. Nel farlo si può procedere per tentativi.
Il percorso da compiere è praticabile ma non facile perché deviando dal pensiero (sguardo) dominante significa far vibrare dentro di sé corde sensibili alle quali non siamo più abituati, che spesso anzi teniamo sedate preferendo le tante soluzioni che ci vengono offerte quotidianamente. Soluzioni che ci facilitano lo sguardo ma lo rendono anche omologato, comune, conservatore, pigro, inflessibile, superficiale, in una parola cieco.
𝙇𝙤 𝙨𝙜𝙪𝙖𝙧𝙙𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙚𝙧𝙫𝙚 𝙤𝙜𝙜𝙞 𝙖𝙡 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙚𝙫𝙚 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚 𝙖𝙡𝙩𝙚𝙧𝙣𝙖𝙩𝙞𝙫𝙤, nascere dalla (tecno)consapevolezza di cambiamenti radicali di cui abbiamo bisogno per costruire scenari futuri diversi da quelli che oggi si stanno proiettando all’orizzonte. Scenari oggi tutti percepiti come critici, catastrofisti, distopici o apocalittici. Scenari che però non sono ancora scritti e quindi possono essere orientati e cambiati.
Cambiare il modo di guardare non nasce dal diventare più ottimisti, non è una conseguenza del praticare la speranza, non deriva solo dalla volontà, richiede coraggio. E il coraggio che serve oggi è tanto più necessario quanto più grande è la percezione che non abbiamo molte altre scelte a cui affidarci per affrontare le crisi in atto e in emergenza, per analizzarne la complessità e per agire, mettersi in moto, in modo consapevole, responsabile e coraggioso.
Coraggio lo stanno mostrando molti ragazzi di hashtagUltimagenerazione che, non avendo molti altri strumenti e possibilità, lottano contro l’assenza di politiche adeguate per contrastare le crisi climatica in corso. Un paese di vecchi usa il suo vecchio e anchilosato sguardo per denunciare, spesso in modo ipocrita, le loro forme di protesta. Dovrebbero invece ammirare il coraggio che esprimono, espressione anche di modi diversi di guardare alla realtà, al mondo, a sé stessi. Poi si può elaborare anche la critica ma prima valutiamo il coraggio.
E SE TORNASSIMO A GUARDARE LA LUNA?