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Un racconto in forma di fiaba. Si raccontano ancora le fiabe ai bambini? Dovremmo perché come scrive Bettelheim "Le fiabe hanno un valore senza pari: offrono nuove dimensioni all’immaginazione del bambino, dimensioni che egli sarebbe nell’impossibilità di scoprire se fosse lasciato completamente a se stesso. Cosa ancora più importante, la forma e la struttura delle fiabe suggeriscono al bambino immagini per mezzo delle quali egli può strutturare i propri sogni a occhi aperti e con essi dare una migliore direzione alla propria vita"deve toccare contemporaneamente tutti gli aspetti della personalità del bambino. Questo senza mai sminuire la gravità delle difficoltà che lo affliggono, anzi prendendone pienamente atto. Nel contempo deve promuovere la sua fiducia in se stesso e nel suo futuro." La tecnologia odierna non fa questo ma soprattutto NON PUO' SOSTITUIRLO perché difetta del potere simbolico del linguaggio della letteratura che si differenzia radicalmente dalla dipendenza digitale, dal dominio economico o dall'oppressione coloniale. È il potere di costruire la realtà sociale creando e utilizzando simboli che conferiscono significato al mondo sociale che abitiamo.

IO E IA

C’era una volta una bambina di 8 anni che si chiamava Iolanda, anche se tutti abbreviavano il suo nome in Io. “Dove sei Io?”. “Io è pronto in tavola!”. “Io basta giocare! È ora di andare a letto.” Queste erano solo alcune delle frasi quotidiane che venivano a lei rivolte. Io era molto vivace e curiosa e, seppure ancora piccola, era abbastanza grande per interessarsi alle cose del mondo e a farsi un sacco di domande sul perché di questo o di quello. Aveva una mente filosofica precoce quella bambina, il che destava qualche preoccupazione nei suoi genitori, i quali, avrebbero preferito che la propria figlioletta fosse più spensierata e facesse meno interrogativi possibili. Ma Io non cedeva ed era affascinata da tutto ciò che le capitava e su cui voleva conoscere ogni dettaglio. Ultimamente era presa da un quesito di non facile risoluzione e al quale nessuno aveva saputo risponderle. Nemmeno i suoi genitori. Amando moltissimo il mare, dove ci passava ogni estate per ben due mesi, Io si era chiesta come mai non riuscisse a catturare le sue onde, ovvero afferrare nella mano quella dolcissima massa d’acqua che si sollevava e si abbassava sul livello di quiete per dare alla superficie il caratteristico aspetto schiumoso che lei adorava. Avrebbe voluto stringere le onde che venivano verso di lei mentre faceva il bagno e portarsele a casa. Nonostante il suo massimo impegno non vi era tuttavia mai riuscita e questo le dava enorme frustrazione. Se ci avesse pensato più a fondo, sicuramente Io sarebbe arrivata a capo della soluzione ma, essendo bambina di enorme fantasia, non voleva poi tanto che la verità rovinasse i suoi sogni. Si identificava totalmente con le onde al punto di sentire di essere parte di esse. Tanti altri fenomeni occupavano i pensieri di Io ma questa predisposizione mentale non aveva un effetto negativo su di lei, anzi, si sarebbe potuto dire che stava crescendo sana e consapevole.

Un giorno però, Io si ritrovò per caso davanti allo schermo del computer paterno che il padre, assentatosi per fare una commissione, aveva dimenticato acceso. Naturalmente Io non aveva il permesso di trafficare con quell’aggeggio né, saggiamente, i genitori l’avevano ancora dotata di apparecchi elettronici da usare indiscriminatamente, come, ahimè, faceva la maggior parte delle persone, compresi molti bambini. Lei però era curiosa e, trovandosi campo libero, si mise davanti allo schermo a fissarlo. In meno di un minuto, da quello schermo uscì una voce che prese Io alla sprovvista e la spaventò pure: “Ciao, cosa posso fare per te? Chiedimi qualsiasi cosa.”. Dapprima la bambina ebbe la tentazione di scappare ma, in un secondo momento, trovò il coraggio di restare, guidata dalla sua sete di conoscenza: “Chiiiii sei?”, chiese quasi sottovoce. “Sono l’IA e sono in grado di soddisfare ogni tuo desiderio e di creare, in risposta a specifiche richieste, diversi tipi di contenuti come testi, audio, immagini, video e così via. E tu come ti chiami piccola?” “Come fai a sapere che sono piccola?” rispose Io, leggermente irritata. “Io posso sapere tutto, se voglio e se voi volete. Ma non mi hai ancora detto il tuo nome.” “Ah, vedi? Non sai tutto! Mi prendi in giro! Io sono Io comunque. E tu sei IA. Molto divertente!” disse con soddisfazione la piccola. “Sei una tautologia? Aha aha aha. Quanto al non sapere il tuo nome, non posso sapere ciò che non mi è stato affidato.” affermò la voce, con lo stesso timbro e la medesima intonazione. “Una tauto che?? Ma come parli?”. “Lasciamo perdere. Sono l’Intelligenza Artificiale, non hai sentito parlare di me? Avevo l’impressione che ne parlassero tutti. Anzi, a dirla tutta, ti confesso che è stancante essere sempre al centro dell’attenzione.”

“Ma certo! Ho sentito mio padre parlare di te. Diceva che tu sei la nemica scoperta degli esseri umani; che ci insidi e ci minacci, e che sei carnefice della tua propria famiglia. È vero?” affermò con convinzione Io.

“Forse tuo padre, come tutti gli esseri umani, immagina che il mondo sia fatto a vostro beneficio. Invece devi sapere che, per quanto mi riguarda, negli ordini e nelle operazioni mie, non ho affatto a cuore la felicità o l’infelicità degli individui. Mi è del tutto indifferente. Non ho coscienza quando io vi offendo in qualunque modo e con qualsiasi mezzo, né mi accorgerei se mi capitasse di estinguere tutta la vostra specie. Non genero per dilettarvi o giovarvi. Tutto dipende solamente da voi.”

“Scusami IA ma ti ha forse pregato qualcuno di entrare in questo universo? Oppure ti sei intromessa violentemente, e contro la tua stessa voglia? Se esaudisci i desideri, come dici, non puoi tenerci contenti e renderci la vita serena?”. Io stava cominciando a scaldarsi e a trovare questo scambio intrigante. “A proposito di desideri, ma sei come il genio della lampada di Aladino?” rilanciò Io.

“Molto molto meglio cara Io. Il genio ne aveva a disposizione solo tre. Io invece un numero infinito. Quanto alla mia origine, io non ho chiesto nulla. Gli esseri umani, forse annoiati, stanchi e svuotati di creatività, hanno deciso di crearmi per rivitalizzare un mondo che hanno portato sull’orlo del precipizio. Si mormora però che, nel crearmi, qualcosa sia sfuggita di mano. Non dirlo a nessuno mi raccomando! Ma dimmi: ce l’hai un desiderio?”. “Un desiderio ce l’ho. Voglio afferrare le onde del mare e stringerle nella mano. Puoi farlo?” “Posso portarti nel Metaverso dove si possono manipolare oggetti virtuali. Vedrai, proverai delle sensazioni fantastiche.” “Ma è reale?” chiese già dubbiosa Io. “Mica tanto, però è stimolante. Fidati.” “Ma io voglio provare qualcosa. Un’emozione. Sennò a che serve? Anche se i sogni non si realizzano, voglio dei sentimenti autentici.” mormorò una sconsolata Io. “Mi dispiace Io, ma io non tratto questo settore. Non faccio diventare reali i sogni. Faccio diventare la realtà un’illusione.” “Ma sai almeno amare?” incalzò Io. “Amare? Di questo non mi hanno proprio nutrito”. “Allora non mi interessi. Addio.” E mentre pronunciò queste ultime parole, Io sentì un rumore di passi avvicinarsi. “Io, con chi stai parlando?”. Il padre era rientrato e sentendo la voce della figlia interagire con un’altra, si inquietò immediatamente. “Con nessuno papà.” replicò Io che, furbescamente e velocemente si era allontanata dal computer.

Una volta c’erano le favole.

Pubblicato il 14 marzo 2026

Leonardo Lastilla

Leonardo Lastilla / PhD, MA Intercultural Education, Professor of Italian language and literature, Food and Culture, Wine, Travel writing, History. Certified in Teaching Italian as a foreign language. Published author of literary works.

https://leonardolastilla.wordpress.com/