Nelle lingue con flessione nominale sintetica, ad esempio il latino e il greco, il caso genitivo ha valore attributivo e indica una qualità del referente del nome reggente.
Nel greco biblico, in τα τέκνα 'αδικίας (ta tekna adikias), "i figli di iniquità", il genitivo può essere a volte un ebraismo (Chiorrini 2022: 114), ovvero relativo al fenomeno sintattico, diffuso nell'ebraico biblico, noto come stato costrutto, dove la giustapposizione di due elementi esprime un nesso genitivale o un complemento di specificazione (cfr. Durand 2001: 94).
Un esempio è:
מִכְתָּב הַמֶּלֶךְ (mikhtav hammelekh), dove מִכְתָּב [mikhtav] è "libro" in stato costrutto, הַ [ha] è l'articolo (prefissato), מֶּלֶךְ [(m)melekh] (con raddoppio della consonante iniziale "m" per via dell'articolo) è "re" in stato assoluto nella catena costrutta: letteralmente "lettera il re".
Tale costrutto sarebbe il calco di un idiomatismo più antico, di origine cananea, caratterizzato dall'esistenza di desinenze casuali nella distinzione tra soggetto, oggetto e complemento obliquo (presumibilmente il genitivo), detta anche declinazione "triptota" e riconducibile a uno stadio arcaico delle lingue semitiche (ibidem p. 113).
E nella lingua di Dante?
In italiano, la giustapposizione è un processo pure piuttosto produttivo in italiano (e più precisamente nel cosiddetto italiano neo-standard); in essa è implicita la preposizione specificante nel legame (tra le due parole) che la costituisce.
▪︎ Fiera (di) Roma.
▪︎ Piazza (dell')Indipendenza.
▪︎ Scuola (di) guida.
▪︎ Fine (di/della) settimana.
▪︎ Treno (delle) merci.
Volumi di riferimento per questo elaborato:
"Corso di greco biblico. Fonetica, morfologia e note di sintassi", di Elisa Chiorrini, Terra Santa Edizioni.
"La lingua ebraica", di Olivier Durand, Paideia