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Leggere il libro “Hypnocracy: Trump, Musk, and the Architecture of Reality”, o anche solo partecipare al dibattito che si sta animando intorno ad esso, è come immergersi in un film di David Lynch. Come nel film, anche nel libro ci si muove senza punti di riferimento stabili, tra piani che si sovrappongono e identità che si moltiplicano, fino a perdere il confine tra percezione e costruzione della realtà.


Non solo per i temi che affronta, ma per il modo in cui li intreccia, e soprattutto per l’effetto che produce nel lettore. Le questioni sollevate da “Jianwei Xun” — o da chiunque si celi dietro questo nome, che d’ora in poi metterò sempre tra virgolette — sono talmente centrali nella nostra esperienza quotidiana da non poter essere ignorate: non solo quando navighiamo online, ma anche quando ascoltiamo le notizie di cronaca, o semplicemente proviamo a orientarci nel dibattito pubblico.

Certo, se le domande affrontate nel libro sono attuali non significa che le risposte proposte siano del tutto convincenti. Ma è proprio questo il punto di forza del libro: non tanto nell’offrire una teoria da accettare o rifiutare, quanto nel sollecitare una capacità di abitare l’incertezza, una “trance lucida”. Il concetto di “ipnocrazia” — un potere che opera direttamente sulla coscienza, più che sulle strutture sociali tradizionali — costringe a ripensare la natura stessa della realtà in cui siamo immersi.

Ma a rendere il libro ancora più intrigante è il mistero che lo circonda. Infatti è legittimo chiedersi: chi è realmente “Jianwei Xun”?

Un gruppo di fact checker italiani ha recentemente sollevato dubbi piuttosto consistenti sulla sua identità, sottolineando che pochi lo hanno fatto prima. Non so se questo sia vero. Vero è che ne è stato scritto un post, circolato su LinkedIn, corredato da un’analisi minuziosa del libro. Si ipotizza che “Jianwei Xun” sia in realtà un artefatto costruito ad arte, che l’operazione sia in bilico tra la burla e il complotto, e forse dietro ci sarebbe una AI addestrata per impersonare un ricercatore orientale, col fine malvagio di manipolare le nostre menti.

Coinvolto nel flame, anche l’autore di un’intervista a “Jianwei Xun”, Carlo Mazzucchelli, pubblicata su Stultifera Navis, la rivista fondata con Francesco Varanini. Si è ritrovato a interrogarsi su chi (o cosa) avesse realmente risposto alle sue domande. Per questo ha condotto un suo esperimento — che chiamo “esperimento di Carlo” — per sciogliere l’arcano (anche questo pubblicato sulla rivista).

Le interviste di Carlo Mazzucchelli

Carlo Mazzucchelli aveva contattato e poi intervistato “Jianwei Xun”, pochi giorni fa, in quanto autore del libro “Hypnocracy”. Le modalità con cui avevano interagito non avevano destato alcun sospetto, ma, a posteriori, nemmeno hanno potuto sciogliere i dubbi sulla sua identità e sulla sua esistenza dell’autore del libro. Da qui la spiacevole sensazione di essere stato ingannato, e la determinazione a svelare l’arcano con un esperimento.

L’esperimento di Carlo è consistito nel sottoporre le stesse domande già poste a “Jianwei Xun”, anche a un’AI (Perplexity), per verificare se sarebbero emerse differenze significative o no. L’obiettivo era di svelare, per somiglianza, che anche le risposte ricevute nell’intervista con “Jianwei Xun” erano state generate da un’AI. Ne è risultato un secondo articolo su Stultifera Navis.

Il risultato non è stato quello sperato, perché il dubbio sull’esistenza di “Jianwei Xun” è rimasto. La prima osservazione di Mazzucchelli è che Perplexity ha ignorato il libro nelle risposte — ma in realtà questo era prevedibile, non essendo il contenuto del libro nelle disponibilità di Perplexity. Questo lo ha portato a ipotizzare che Perplexity non abbia considerato il libro una fonte rilevante per dare le risposte, e l’ultima in particolare. Mazzucchelli ipotizza anche, che Perplexity potrebbe aver “sgamato” l’identità (ipoteticamente) farlocca di “Jianwei Xun”, e quindi escluso il libro dalle proprie fonti.

Applichiamo la reality literacy

Come suggerisce il libro, in un sistema ipnocratico in cui sono andati svuotati i concetti di vero e falso, non ci resta che coltivare una capacità tutta umana, istintiva — limbica mi verrebbe da dire — di intuire ciò che ogni altro processo cognitivo ormai non raggiunge più.

Cosa sappiamo di “Jianwei Xun”? Certamente qualcuno ha pubblicato un libro con questo nome (o pseudonimo), e questo (o questi) non può non essere un ricercatore che si occupa effettivamente di sociologia, o di filosofia, o di intelligenza artificiale, o di innovazione tecnologica e futurologia, o di media digitali… o di tutte queste cose insieme.

In sostanza, forse non possiamo dire molto sull’identità di “Jianwei Xun”, ma possiamo dire con certezza che un “umano” (o un gruppo) ha orchestrato tutta l’operazione. Per esempio ha accolto la richiesta di intervista di Mazzucchelli e si è organizzato per fornire le risposte in una modalità che non svelasse l’operazione. Potrebbe essersi servito dell’AI per generare il testo del libro? è possibile, e forse probabile, ma non toglie importanza (secondo me) all’iniziativa umana primigenia.

Rivendichiamo la nostra sovranità percettiva

Ci interessa veramente oltrepassare il punto in cui la nostra percezione si confonde? Non facciamoci ipnotizzare (per restare in tema) dall’abbondanza di informazioni. Non facciamoci schiavizzare dalla presunta necessità di trasparenza assoluta. Non facciamoci confondere dalle contraddizioni e dalle opacità che fastidio non danno. Rimaniamo sovrani della nostra percezione.

Potremmo domandarci quanta parte abbia avuto l’ipotetica AI nel generare i testi del libro e delle risposte durante l’intervista. A me sembra una domanda mal posta: servirsi dell’AI non significa necessariamente (anzi, quasi mai) affidarsi ad una sua elaborazione completamente autonoma. Utilizzare l’AI per generare contenuti, anche quelli che assomigliano a ragionamenti, è sempre un processo di co-creazione, in cui all’umano rimane il compito di impostazione, orchestrazione, verifica, attribuzione di senso. In altre parole, il ruolo guida.

Nel contesto specifico dell’intervista a “Jianwei Xun”, Mazzucchelli — come poteva capitare a ognuno di noi — è caduto nella trappola della manipolazione della realtà. Non tanto nel senso che è stato informato di notizie false, ma nel senso che — stando proprio alle tesi del libro Hypnocracy — la sua percezione della realtà non è verificabile, oppure la realtà ha mille facce.

Come Mazzucchelli, anche noi non possiamo che accettare l’inevitabile sgomento provocato dalla caotica incertezza che ci circonda, ma facendo tesoro delle risorse più intime (e quindi più naturali) possiamo rimanere indomiti, e mantenere un sano equilibrio… Recuperandole, forse alla fine, ci guadagnamo pure.

Per questo chiudo riportando una delle risposte di Carlo Mazzucchelli a uno dei partecipanti al flame che lo aveva travolto come presunto intervistatore inconsapevole di un’AI: trovo che renda benissimo il concetto di sovranità percettiva.

Mi sono preso una pausa pranzo. Ho pranzato con un filetto di orata, capperi e olive, pomodorini di Pachino, e una salsa piccante comperata tempo fa all’isola della Reunion dove sono andato per fare trekking (scrivo questo perchè così qualcuno può fare fact checking). Pranzando, anche grazie a un buon vino bianco Sauvignon friulano, ho pensato: e se anche fossi caduto in trappola, chi se ne frega. Avrei avuto il modo di intervistare una IA e di usarla per farmi aiutare a promuovere una riflessione critica sulla tecnologia, cosa che sto facendo da più di venticinque anni. Poi ho anche pensato: primo perché non provare a sottoporre le stesse domande a una IA di mia conoscenza (non la portinaia of course), secondo perché non prepararmi a essere considerato un “fesso” scrivendo un testo (auto)ironico sull’evento?


Fonti

  1. Hypnocracy: Trump, Musk, and the Architecture of Reality, Jianwei Xun, (2025) — Amazon
  2. Ipnocrazia. Trump, Musk e la nuova architettura della realtà, Jianwei Xun, trad. Andrea Colamedici, (2024) — Amazon
  3. IPNOCRAZIA. Trump, Musk e la nuova architettura della realtà, Redazione Nazione Indiana, (2024) — Nazione Indiana
  4. Siamo vittime dell’ipnocrazia del duo Trump-Musk, Pietro Minto, (2025) — Il Foglio
  5. I discorsi d’odio nell’era dell’“ipnocrazia”, Redazione, (2025) — ReteControLOdio
  6. Svegliarsi dall’Ipnocrazia, Felice Cimatti, (2025) — Doppiozero
  7. Jianwei Xun, IPNOCRAZIA. Trump, Musk e la nuova architettura della realtà, Ugo Morelli, (2025) — PassioneLinguaggio
  8. IPNOCRAZIA: intervista al suo autore, Janwei Xun, Carlo Mazzucchelli, (2025) — StultiferaNavis
  9. Interviste farlocche e Fact Checking, Carlo Mazzucchelli, (2025) — StultiferaNavis

Pubblicato il 26 marzo 2025

Gino Tocchetti

Gino Tocchetti / Driving Innovation and New Ventures @ Corporate Startup Ecosystem

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