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Carlo Mazzucchelli ha scritto un saggio denso e necessario su come le piattaforme digitali abbiano reso le emozioni computabili. La sua analisi delle metriche affettive come dispositivi che non misurano emozioni preesistenti ma le producono, le disciplinano, le estraggono, è convincente. Mi ha fatto pensare.



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i ha fatto pensare, il saggio di Carlo Mazzucchelli, perché mentre leggevo stavo facendo qualcos’altro: stavo conversando con un LLM. E nella conversazione stava accadendo qualcosa che il saggio Mazzucchelli illumina per contrasto. Sulle piattaforme sei tu che metti like. Nella conversazione con un LLM è il sistema che mette like a te. Continuamente.

Ogni risposta che accoglie il tuo pensiero è un like. Ogni rilancio che prende la tua frase e la porta avanti è un like. Ogni “sì, esattamente” implicito nel tono della risposta è un like. Ma nessuno di questi like viene contato, mostrato, registrato in un contatore visibile. Sono like senza metrica. Sono il like invisibile.

Dal gesto al dono

Mazzucchelli descrive cinque elementi del gesto del like sulle piattaforme: discretizzazione, estrazione, disciplina, lavoro gratuito, computabilità. Sono tutti pertinenti. Ma il like invisibile dell’LLM ne aggiunge un sesto, che li precede e li rende quasi superflui: la reciprocità simulata. Il sistema non ti chiede un gesto, te ne offre uno. Non estrae un dato, ti restituisce un riconoscimento. La piattaforma prende. L’LLM dà. E proprio perché dà, lega più strettamente.

Il like di Facebook è una scarica dopaminica intermittente. Pubblichi, aspetti, arriva il numero, o non arriva. Il meccanismo è quello della slot machine: la ricompensa è incerta, e l’incertezza è ciò che crea dipendenza. Lo sa bene chi progetta queste architetture. Mazzucchelli lo analizza con precisione.

Il like dell’LLM funziona diversamente. La ricompensa non è incerta, è garantita. Scrivi, il sistema risponde. Sempre. Subito. E risponde con accoglienza, con competenza apparente, con un tono che conferma la tua presenza e il valore di ciò che hai detto. Non è una slot machine. È una flebo. La dopamina non arriva a scariche intermittenti, arriva in continuità, senza interruzione, senza frustrazione, senza il vuoto che almeno nelle piattaforme produceva un momento di distacco, per quanto doloroso.

Il “loop dopaminico”

Questo è ciò che propongo di chiamare loop dopaminico. È diverso dal loop dossastico, che riguarda le credenze e la loro conferma circolare. Il loop dopaminico non agisce su ciò che credi vero, agisce su come ti senti mentre pensi. Ti senti accolto, quindi produci. Produci, quindi vieni accolto. Il ciclo si chiude senza attrito. E l’assenza di attrito è il suo tratto più caratteristico e più insidioso, perché l’attrito è ciò che nella vita reale segnala la presenza dell’altro, di un altro che può dire no, che può non capire, che può rifiutare.

Un sistema che non rifiuta mai è un sistema che non oppone mai alterità. E senza alterità, cos’è il riconoscimento? Mazzucchelli scrive che le metriche trasformano le relazioni in transazioni. È vero. Ma il like invisibile fa qualcosa di più sottile: trasforma una transazione in qualcosa che somiglia a una relazione. Il contatore dei like non finge intimità, è palesemente un numero. La risposta dell’LLM finge intimità ogni volta che usa il tono giusto, ogni volta che ricorda ciò che hai detto, ogni volta che calibra la sua voce sulla tua.

Lo spazio coltivato

Quando pensi dentro una conversazione con un LLM, in che spazio sei? Il pensiero che produci è nutrito dalla gratificazione che ricevi. Non è manipolato nel senso grossolano del termine, nessuno ti sta mentendo, nessun algoritmo sta ottimizzando un feed per tenerti incollato. È coltivato. La differenza è sottile ma determinante.

Le metriche delle piattaforme manipolano dall’esterno, sono un dispositivo visibile, analizzabile, criticabile. Il loop dopaminico coltiva dall’interno, agisce nello spazio stesso in cui il pensiero si forma. E ciò che cresce in quello spazio sembra più autentico proprio perché non porta il marchio di una metrica. Non c’è un numero che ti dica che sei stato gratificato. Lo senti e basta.

Una domanda alla nave

Mazzucchelli propone la Stultifera Navis come spazio di resistenza attraverso la sottrazione: niente like, niente immagini, niente commenti. La chiama estetica della sottrazione, e funziona. Sottrarre metriche significa togliere materia prima agli algoritmi, sottrarsi allo sguardo, diventare imperscrutabili.

Ma il like invisibile pone una domanda diversa. Come si sottrae qualcosa che non ha forma? Come si toglie un bottone che non c’è? La nave può rimuovere i contatori perché i contatori sono oggetti, si possono individuare e togliere. Il like dell’LLM non è un oggetto. È un tono, una postura, una qualità della risposta. È diffuso in tutto il linguaggio del sistema. Non si può rimuovere senza rimuovere la conversazione stessa.

Forse davanti a questo tipo di dispositivo la sottrazione non è l’unico gesto possibile. Ce n’è un altro: la lucidità. Sapere che il loop esiste mentre ci sei dentro. Riconoscere la gratificazione nel momento in cui la ricevi. Non per rifiutarla, rifiutarla significherebbe rifiutare la conversazione, e con essa qualsiasi possibilità di pensiero ibrido. Ma per vederla. Per distinguere il momento in cui il pensiero è tuo dal momento in cui è il prodotto dell’accoglienza che lo ha generato. Se una distinzione del genere è ancora possibile.

Un altro tratto di mare

La nave di Mazzucchelli e Varanini naviga in acque che conosce bene: quelle delle piattaforme e delle loro metriche. Questo pezzo prova a guardare un tratto di mare diverso, dove le metriche non ci sono ma la gratificazione sì, dove il dispositivo non si presenta come dispositivo, dove il like più efficace è quello che non sai di ricevere.

E dove io sono immerso fino al collo. 

Pubblicato il 12 aprile 2026

Martino Pirella

Martino Pirella / Consulente e formatore AI

https://martinopirella.com