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Dal dialogo tra Marco Polo e Kublai Khan 3 - interpretazioni di Luca Sesini e Beppe Carrella


Dentro gli scenari poetici e sognanti de Le città invisibili, Ottavia appare come una delle immagini più attraenti e disturbanti. è una città sospesa tra cielo e terra, vincolata da una fitta rete di corde e passerelle sospesa sopra un burrone. La città vive in un equilibrio instabile. Non ha né fondamenta né muri che si conficcano nel suolo: abita un equilibrio labile, sfidando le leggi della gravità e i canoni urbanistici. Ma ciò che appare un’eccentrica trovata architettonica, è anche una chiara un'allegoria del vivere contemporaneo e dei confini del nostro modo di crescere.

La Natura è un sostegno, non un possesso

Ottavia non si appoggia a terra. Cavi tesi tra le montagne sostengono la città. Sembra che non voglia ferire la zona sottostante.

  • La natura protegge: la città si adatta, non occupa lo spazio. Un concetto nuovo e forte, in un mondo in cui la crescita urbana spesso distrugge l'ambiente.
  • Un'architettura "leggera": non si costruisce contro la natura, ma insieme. Ottavia è un esempio di simbiosi, un progetto sospeso che esprime il desiderio di vivere senza danneggiare.
  • La precarietà come condizione: senza radici fisiche non c'è proprietà. Gli abitanti di Ottavia vivono consapevoli del pericolo e di quanto tutto sia effimero.

La visione di Calvino anticipa concetti che oggi sono centrali nell'architettura e nella pianificazione urbana eco-compatibile:

  • Minimizzare l'impatto ambientale: costruire in modo delicato usando materiali leggeri, riciclabili e a basso impatto.
  • Vivere il luogo: e non occuparlo. Ottavia dimostra come una città possa convivere in armonia e simbiosi con l'ambiente, adattandosi ai suoi limiti.
  • Il pericolo come responsabilità: vivere "sospesi" significa anche vivere attenti. Non si può ignorare l'ambiente naturale né dimenticare i propri confini.

Sostenibilità sociale ed economica

Ottavia ci spinge anche a riconsiderare il senso di comunità, di appartenenza e di giustizia:

  • Spazi in comune: in una città che appare statica, ogni piccolo luogo conta. Non bisogna esagerare. È una lezione contro gli eccessi e il superfluo.
  • Cooperazione: la città si basa sulla fiducia reciproca. Le funi sono un modo di stare insieme, sia concretamente, sia come idea: tutti sono responsabili del funzionamento del sistema.
  • Economia dell'essenziale: non possiamo permetterci lo spreco. Ogni cosa utile va usata con attenzione, promuovendo un modello economico sobrio e duraturo.

Un insegnamento per il futuro

Ottavia ci esorta a guardare oltre le fondamenta. A immaginare città che non gravano sulla Terra, ma che la rispettano, vivono con essa, la ascoltano.  n un'epoca di crisi climatica e precarietà sociale, Ottavia non è solo una fantasia poetica, ma una provocazione concreta:

  • Come possiamo abitare senza danneggiare?
  • Siamo pronti a rinunciare alla sicurezza per un equilibrio sostenibile?

Calvino, con la città che pare volare, ci spinge a ripensare quello in cui crediamo, regalandoci l'idea di un'utopia che si può fare: una città delicata, ma che sa quel che fa. Non una prigione fatta di cavi, ma un insieme pieno di vita.

Ottavia è molto più che una semplice città immaginaria: è un modello base. Le città che stanno sull'acqua e le case costruite in verticale ne sono esempi reali, create dalla stessa voglia di unire sogni e bisogni, debolezze e capacità di reagire. Calvino ci ha offerto una prospettiva. L'architettura di oggi prova a renderla vera.

Mentre buttavo giù le prime righe dell'articolo, non ho potuto fare a meno di pensare a Oceanix City, la città sull'acqua che rispetta l'ambiente e che verrà costruita in Corea, vicino a Busan (forse dal 2028). Il progetto, sostenuto dalle Nazioni Unite, vuole essere una risposta nuova per le città costiere che devono affrontare i problemi dell'aumento del livello del mare e della crescita della popolazione che vive in questi luoghi.

Come Ottavia, Oceanix City nasce per farci vivere in posti nuovi. Entrambe le città fuggono dalla terra, offrendo modi di abitare che si adattano ai cambiamenti. Ottavia è una città appesa tra le montagne e una rete di funi, Oceanix è una città che galleggia. In ogni caso, la precarietà non è debolezza, ma forma di rispetto verso l’ambiente. Il legame non è solo fisico, ma di valori!

L’abitare diventa atto temporaneo, reversibile, consapevole. L'obiettivo è creare un ecosistema sostenibile, con agricoltura idroponica, torri per la coltivazione verticale, e aree verdi, tutto progettato per essere a zero rifiuti. Concepita per resistere alle calamità naturali, primi fra tutti gli tsunami, Oceanix City è una risposta reale all’innalzamento dei mari, con soluzioni come barriere coralline artificiali, agricoltura 3D e materiali locali come il bambù, progettata per resistere alle inondazioni e alle mega tempeste.

Conclusione

Ottavia, città fluttuante e fragile, ci invita a ripensare il nostro modo di abitare: non come dominatori ma come guardiani attenti di un equilibrio precario e sostenibile. La sua struttura aerea e leggera diventa simbolo di un modello che rifiuta il peso dell’eccesso e abbraccia la responsabilità condivisa.

Dalla città sospesa di Calvino, un invito: costruire non sopra la Terra, ma in ascolto di essa.

Pubblicato il 25 novembre 2025

Luca Sesini

Luca Sesini / Governance & Sustainability | Business & Digital Transformation | Innovation enthusiast | Change Management | NEDcommunity member