Assistendo a un incontro di filosofia presso la mia scuola di teatro mi sono imbattutto in questa citazione da Kundera, e l’ho trovata straordinariamente attuale.
"un mondo dove la merda è negata e dove tutti si comportano come se non esistesse. Questo ideale estetico si chiama Kitsch. [...] Il Kitsch elimina dal proprio campo visivo tutto ciò che nell'esistenza umana è essenzialmente inaccettabile."
E prosegue
«Quando parla il cuore non sta bene che la ragione trovi da obiettare. Nel regno del kitsch impera la dittatura del cuore. I sentimenti suscitati dal kitsch devono essere, ovviamente, tali da poter essere condivisi da una grande quantità di persone. Per questo il kitsch non può dipendere da una situazione insolita, ma è collegato alle immagini fondamentali che le persone hanno inculcate nelle memoria: la figlia ingrata, il padre abbandonato, i bambini che corrono sul prato, la patria tradita, il ricordo del primo amore. Il kitsch fa spuntare, una dietro l’altra, due lacrime di commozione. La prima lacrima dice: Come sono belli i bambini che corrono sul prato! La seconda lacrima dice: com’è bello essere commossi insieme a tutta l’umanità alla vista dei bambini che corrono sul prato. […] Il vero antagonista del kitsch totalitario è l’uomo che pone delle domande. Una domanda è come un coltello che squarcia la tela di un fondale dipinto per permetterci di dare un’occhiata a ciò che si nasconde dietro.»
Kundera viveva l’oppressione di un contesto totalitario, e la sua riflessione non è meramenta di tipo estetico. Faceva del Kitsch una rappresentazione del Potere, dell’essenza stessa dei rapporti umani. Il Kitsch è superficialità, riduzione della complessità del mondo a pochi paradigmi (meglio uno solo), la perenne esaltazione della figura in primo piano perdendo di vista lo sfondo, l’individuazione di singoli capri espiatori astraendoli dal contesto (il fascista, il razzista, il sessista, il populista, il sovranista; e dall’altra parte l’immigrato, il musulmano, l’intellettuale, la femminista, il gay). Il Kitsch è il tentativo di ricondurre il mondo a un unico punto di vista valoriale coincidente con un’estetica. E questo non avviene naturalmente ma è un processo di produzione cultura e multimediale impressionante.
Il problema è che a forza di nascondere la merda sotto il tappeto di universali astratti e di cittadinanze modello, il tappeto si rompe e all’improvviso.
Allora non potendo sradicare la merda dal mondo, la si spettacolarizza,la si normalizza e come di ogni cosa, se ne fa prodotto: i programmi trash,cadaveri gratuiti nei programmi di informazione, cannibalismo delle vittime, gossip, violenza verbale e fisica. Tutto questo non è più dirompente,e lo schifo è un’avvenimento da dare in pasto alla gente per abituarne gradualmente il palato a una realtà altrimenti orribile. Si rende lo schifo normale, accettabile, nessuno si scandalizza più, se non quando scatta la seconda lacrima…allora si che è permesso lagnanerse. Ma il nostro lamento è solo una posa funzionale al sistema…puoi fare un video, una foto su quello schifo, e articoli e post che commentano quelle foto e quei video, e reazioni a quegli articoli. Una catena infinita di indignazione inutile, status furibondi, dichiarazioni di schifo che fanno schifo, invocazioni forcaiole, indignazione acefala da tastiera.
Ma mai diventa silenzio, sguardo posato altrove, alternativa, pensiero.
Solo schifo con cui si giudica lo schifo e alimenta altro schifo. Una fabbrica di merda ridipinta da centro estetico dell’anima. E noi ne siamo gli operai e i manutentori.