“Allora incominciai: ‘Con quella fascia/ che la morte dissolve men vo suso,/ e venni qui per l'infernale ambascia.// E se Dio m'ha in sua grazia rinchiuso,/ tanto che vuol ch'i' veggia la sua corte/ per modo tutto fuor del moderno uso,// non mi celar chi fosti anzi la morte,/ ma dilmi, e dimmi s'i' vo bene al varco;// e tue parole fier le nostre scorte’.” (Purgatorio, XVI, 37-45)
Dice il poeta: ho attraversato l’Inferno da vivo. Dio, per sua grazia, vuole che io giunga al Paradiso in modo tutto fuor del moderno uso. E quindi chiede a Marco Lombardo -in vita accecato dall’ira e qui per contrappasso immerso in una fumosa nebbia- di indicargli il cammino.
Stando alla lettera, è facile per i commentatori intendere che Dante è l’unico -in età (per lui) moderna- a viaggiare verso l’aldilà così come antichi profeti: Enea e San Paolo.
Ma qualche dubbio sorge a proposito di questa riduttiva lettura. Con lo stesso atteggiamento che possiamo leggere nelle parole di Dante, anche Shakespeare critica il moderno.
“We have our philosophical persons, to make modern and familiar, things supernatural and causeless”. Ci sono philosophical persons -possiamo a ragione tradurre: consulenti- che vogliono farci credere moderne e familiari le cose soprannaturali ed inspiegabili. Seguendo il loro consiglio finiamo per rifugiarci in un seeming knowledge, una apparente conoscenza, mentre la vera conoscenza la si attinge solo confrontandoci con ciò che è sconosciuto. (Tutto è bene quel che finisce bene, II, 3).
Ed ecco ancora l’immagine di un affermato professionista. Un giudice, ma noi potremmo dire: un manager. “With eyes severe and beard of formal cut,/ Full of wise saws and modern instances;/ And so he plays his part.” Con occhio severo e rasato come si deve, recita la sua parte, con -scrive il traduttore italiano,- “aggiornata pedanteria”. (Come vi piace, II, 7).
Alla luce dell'ammonimento dei poeti, la storia della parola ci appare sommamente istruttiva. Il latino modus è inizialmente una misura di peso. Assume quindi il senso di ‘giusto’, ‘esatto’ nella misura. E poi di ‘giusto’, ‘esatto’, nel tempo. Così, come da hodie, ‘oggi’, si arriva ad hodiernus, da modus si arriva a modernus.
Dunque uno schiacciamento sul qui ed ora. Come ci mostra il francese mode, che assume il senso di ‘abitudine collettiva, passeggera’, da cui l’italiano moda.
Perciò Dante ci tiene a dire che il suo percorso verso la celeste meta si svolge “fuor del moderno uso”. Anche nel nostro quotidiano lavoro, faremmo bene a tenerci lontano da ciò che tutti fanno, solo perché 'è di moda'.
(Tratto da Francesco Varanini, Nuove parole del manager. 113 voci per capire l’azienda, Guerini e Associati).