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C'era una volta, nel cuore di una valle perennemente avvolta da una nebbia color cenere, il villaggio di Slealtà-Sotto-il-Monte. Gli anziani dei villaggi vicini lo definivano il paese in cui le mani che si stringono scivolano via come anguille insaponate.

​A Slealtà-Sotto-il-Monte, non c’era la scuola, c’era l’Accademia dei Cambi di Vento, un edificio fatto di pareti di carta velina, dove bambini e bambine non imparavano la scienza e non leggevano letteratura, ma apprendevano l'arte (se così la si vuol chiamare) della falsità e della manipolazione.

Il Maestro Ingannevole accoglieva la classe con un sorriso che non arrivava mai alle orecchie. "Bambini", diceva ad ogni inizio e ad ogni fine giornata, "ripetete con me: la parola data è zavorra, noi vogliamo volare in libertà e sappiamo lasciare i pesi all'occorrenza". E questa, per i bambini e le bambine dell'Accademia, era una canzoncina simpatica e memorizzata con facilità da subito. Restava facilmente in testa poi, si sa, a quell'età si è delle spugne.

In Accademia insegnavano loro tre principi fondamentali:
• ​Le promesse sono bolle di sapone: belle da guardare, ma nate per scoppiare al primo alito di vento.
• ​Gli accordi sono catene invisibili: rendono l’uomo simile a un bue al giogo.
• ​La lealtà è tra le malattie infantili: una sorta di morbillo dello spirito da cui poi si guarisce e restano gli anticorpi a evitare ricadute nell'adulto.

Durante la ricreazione, il gioco preferito e più incoraggiato dagli insegnanti era "corri che non ti prendo", consisteva nel rincorrersi promettendo di non toccarsi, per poi darsi spintoni appena l'altro si voltava. Chi manteneva la parola veniva messo in castigo nell'Angolo della Coerenza, dove poteva venire umiliato liberamente con risatine e piccoli insulti dai compagni, dai maestri e dal personale scolastico. Se il gesto di lealtà veniva ripetuto, potevano partecipare allo scherno anche i vari genitori quando andavano a riprendere il figlio o la figlia, a fine giornata. E se la lealtà si riproponeva ancora, si rischiava la sospensione o addirittura l'espulsione, eventi non così infrequenti; del resto, è noto che la ribellione infantile e ancor più in adolescenza sia a volte davvero difficile da trattare. La Dirigenza dell'Accademia, in accordo col Sindaco di Slealtà-Sotto-il-Monte, aveva valutato che non valesse la pena accanirsi per educare i recidivi e i testoni, potevano semplicemente trasferirsi in una scuola come le altre, nei paesi limitrofi. Vero è che questo diventava un carico non da poco per le famiglie di allievi e allieve rifiutati che, tempo un anno dall'espulsione, dovevano andarsene da Slealtà-Sotto-il-Monte. E su questa regola non si transigeva mai.​L’obiettivo di questa educazione era chiaro e semplice: volevano creare uomini e donne senza legami veri, se non di convenienza, in vista del Bene Mondiale Superiore che erano il Profitto e la Lussuria.

"Così sarete liberi", il Maestro non perdeva mai occasione di dire, "leggeri come piume."

E quella leggerezza, vero, qua e là si avvertiva. Ma era strana. I bambini di Slealtà crescevano con occhi trasparenti e mani sempre fredde. Quando un bambino piangeva perché un amico gli aveva promesso un po' di merenda e poi l'aveva mangiata tutta davanti a lui, il Maestro non lo consolava certamente. Sorrideva con quella sua smorfia di cartone, e diceva: "Vedi? Ora crescerai, credulone! Non ti farai più fregare. Promesso!".

Il paese di Slealtà-Sotto-il-Monte conobbe un lungo periodo di ricchezze materiali e la sua Accedemia dei Cambi di Vento per decenni mantenne quell'aura di prestigio su cui poggiava tutte le sue sicurezze e le sue vanità. Nulla però dura per sempre, se non nasce dall'Anima.

Con il passare degli anni, il villaggio divenne sempre più silenzioso. Nessuno parlava più, perché le parole non avevano più peso, e comunque potevano essere usate contro chi le aveva pronunciate. Nessuno costruiva più case, banalmente perché i contratti dei muratori svanivano prima del tramonto e quelli avevano capito che non dovevano piu fidarsi, andavano a lavorare altrove. Ogni persona viveva ormai, nel paese di Slealtà-Sotto-il-Monte, in una campana di diffidenza, rancore e solitudine. Ancora qualche politico locale raccontava loro la storiella che erano individui liberi, ma in realtà conducevano solo delle esistenze terribilmente infelici e prive di senso.

In quel luogo, la libertà era un deserto di ghiaccio dove non si poteva lasciare alcuna impronta. Perché un'impronta è già una promessa fatta alla terra, e a Slealtà-Sotto-il-Monte, persino la terra aveva imparato a mancare da sotto i piedi.




Pubblicato il 15 febbraio 2026

Anna Salzano

Anna Salzano / Psicoterapeuta e Scrittrice

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