Partendo da questo articolo del Corriere Della Sera, anche se la notizia è reperibile un po' ovunque ho ovviamente in prima battuta pensato subito a Minority Report, citato ovviamente anche nell'articolo.
Ma il concetto stesso di prevenzione del crimine, di anticipazione del comportamento deviante prima che si manifesti è un concetto che non può diventare materia di studio, di impegno e di sforzi anche pubblici: non è un'idea percorribile per troppi motivi, e non soltanto politici, ma anche, e soprattutto, di carattere etico e filosofico.
Siamo esseri umani, imperfetti ciascuno a suo modo, e ciascuno a suo modo disponiamo della capacità di compiere azioni, o di non compierle: non esiste sistema predittivo, anche se algoritmico, che possa certificare il comportamento di chiunque in un dato punto del futuro, anche se le probabilità giocano tutte a favore, anche se la previsione algoritmica si realizzasse nel cento per cento dei casi analizzati questo non basterebbe per mettere un timbro sul futuro prima che questo si realizzi.
Perché il futuro esiste soltanto come forma di momento presente nell'istante in cui il fatto che accadrà starà accadendo, ed in quel momento l'essere umano agirà come predetto, o forse no, ma non prima.
Sperare di poter desumere un comportamento deviante in una persona analizzando il suo stato attuale ha lo stesso valore di misurare la circonferenza cranica di Lombrosiana memoria, e di pretendere di classificare il soggetto come criminale certificato.
Si, forse alcuni vorrebbero farci credere che se la previsione algoritmica indicasse un possibile futuro criminale, si potrebbe intervenire in termini di formazione, di assistenza, di supporto, per indirizzare i soggetti verso strade diverse, con sbocchi di tipo diverso, ma, perdonatemi: non è quello che un sistema sociale già dovrebbe darsi come scopo principale?
A che pro investire in formazione, infrastrutture, reti di protezione e welfare se non per fare in modo che la società di domani abbia meno problemi e maggiori opportunità?
Invece il progetto di prevenzione algoritmica ha la stessa impronta eugenetica di chi sogna una società perfetta, fatta di perfetti individui, programmati in vitro e coltivati per essere campioni.
Ma questa non è una società in cui spero, non mi appartiene, perché ritengo che l'unico futuro possibile sia quello in cui nel mondo ci sarà spazio per tutti, specialmente per gli ultimi, al contrario di chi in un modo o nell'altro, vorrebbe che gli ultimi venissero cancellati dall'elenco dei cespiti, con rimozione preventiva.
Non si tratta di diritto in senso giuridico, ma semplicemente di prendere atto che se si respira la stessa aria significa che l'aria è di tutti, così come l'acqua, così come il diritto a vivere.
Il resto, la sovrastruttura creata e mantenuta dal Capitalismo, il mito della crescita infinita ed illimitata, la visione del viaggio su Marte, sono idee che non potranno abitare la specie ancora per lunghissimo tempo, perché sono idee profondamente divergenti con l'ordine naturale delle cose.
Ed è questo l'unico futuro in cui mi sento di credere: quello che inevitabilmente verrà.
Il resto è soltanto il tentativo di mantenere l'apparato di potere nel suo stato di equilibrio apparente, con la certezza che l'attuale paradigma sia incrollabile: non è così, e basterebbe ascoltare il vento quando si alza, per capire che siamo ben poco, nell'ordine naturale delle cose.
E' questo che dovremmo perseguire, soltanto questo: l'ordine naturale delle cose.