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Quanti davvero sanno, e quanti invece semplicemente conoscono ?


Se trasferirissimo su un grafico a torta il grado di sapienza umana, per la maggioranza delle persone, l’80-90% di ciò che esse ritengono di “sapere” coincide con la loro funzione professionale

Il resto rimane una periferia più isolata, costituita da frammenti dispersi

Questo perché esiste una differenza sostanziale tra conoscere e sapere

Il conoscere appartiene alla sfera della semplice informazione: è accumulo di dati, è semplice nozione, un archivio accessibile ma non necessariamente trasformativo

È un possesso esteriore

Il sapere, invece, non è soltanto quantità delle informazioni possedute, ma il loro grado di interiorizzazione

È una conoscenza che ha attraversato l’esperienza, che ha modificato la struttura stessa del soggetto conoscente

La conoscenza si deposita nella mente; la sapienza nell’essere

La prima è memoria
La seconda è trasformazione

È solo quando la conoscenza cessa di essere superficie e diventa profondità, che la nozione smette di essere un dato e diventa forma dell’essere

La sapienza infatti, non è la somma delle informazioni, ma la loro metabolizzazione interiore

Ma questo processo richiede quattro condizioni obbligate:
curiosità,
passione,
applicazione,
tempo

È il tempo, soprattutto, a operare la selezione decisiva

Perché il sapere non nasce dall’esposizione all’informazione, ma dalla durata dell’esperienza vissuta

La sapienza è infatti il risultato possibile della vita esperita, della frizione tra il soggetto e il quotidiano, tra il sogno e l’illusione svanita, tra l’errore e la crescita che esso produce

Per questo il sapiente non coincide necessariamente con il più intelligente, né con il più dotato

E anche il genio può possedere una straordinaria conoscenza, ma essere privo di sapienza, così come l’enfant prodige può contenere una conoscenza espansa, ma non ancora una conoscenza incarnata

La sapienza non è una funzione della potenza cognitiva, ma della profondità esistenziale

Essa richiede tempo, e soprattutto realtà

Inoltre, l’uomo moderno è esposto a una quantità di informazioni senza precedenti, ma proprio questa sovrabbondanza dissolve la gerarchia del vero, immergendolo in un labirinto informativo, dove la conoscenza è ovunque, ma la sapienza è sempre più rara

E forse, la sapienza non consiste tanto nel sapere, quanto nel riconoscere chi sa davvero

Perché l’errore più comune dell’uomo non è l’ignoranza, ma la sovrastima della conoscenza e la sottostima della sapienza


Macte Animo !

Guido Tahra

Pubblicato il 06 febbraio 2026

Guido Tahra

Guido Tahra / Human Being, Philosopher, Ted Speaker, Writer, Designer