Giacomo Venir si occupa di formazione e apprendimento nelle organizzazioni, ma la sua ossessione vera è capire come le tecnologie cambiano il nostro modo di pensare, scrivere e scegliere. Porta avanti un filone di ricerca e divulgazione su etica dell’IA e modelli linguistici: ha ricevuto riconoscimenti come il Premio Impresa Saggia (da cui è nata la pubblicazione del libro “Dilemma Digitale. L’etica nell’era dell’Intelligenza Artificiale”) e il 2° posto al Premio Gelmi. Scrive per pensare meglio, ascolta per raccontare meglio: tra pianoforte, letture, giochi di ruolo e narrazione ad alta voce, allena quella stessa attenzione che poi prova a restituire in aula e negli interventi pubblici. Si ispira al calore divulgativo di Alberto Angela e all’energia narrativa di Alessandro Barbero: perché l’IA, prima ancora che un tema tecnico, è una domanda su che società vogliamo diventare.

Quello che l'intelligenza artificiale ha fatto mentre nessuno guardava

L'osservare l'accelerata innovazione non impedisce di osservare criticamente l'innovazione stessa. Abbiamo sotto gli occhi un'industria da miliardi di dollari ottimizzata per massimizzare il tempo che si passa davanti a uno schermo che dice esattamente quello che si vuole sentire. Quello che è successo negli ultimi sette mesi nel campo dell'intelligenza artificiale -cioè dall'uscita, nel novembre scorso, del mio libro 'Il Dilemma Digitale'- ha forse reso obsolete le domande che ponevo nel libro? No, le ha rese più urgenti.

L'eclissi del gesto: dalla danza del pollice al regno degli agenti

Dalla lettera scritta a mano al ‘ghostwriting’ degli agenti: la scrittura contemporanea sta cambiando natura, corpo e responsabilità. OpenClaw non è solo un nuovo strumento, ma un salto di paradigma: dall’atto di tracciare segni al gesto di dare istruzioni, fino alla delega dell’intero processo. In questo passaggio rischiamo un debito cognitivo e una perdita di giudizio, proprio mentre la grafia – lenta, imperfetta, visibile – torna a essere una piccola forma di sovranità.