Salvarsi scrivendo. La lezione di Proust vale per ognuno di noi

Leggo le parole di una amico che si chiede se ha concluso la scrittura di un libro, se è riuscito veramente a trovare una forma che lo soddisfi, se è davvero riuscito a interrompere un ciclo di riscritture che rischia di non avere fine. E mi torna in mente Proust: la sua 'Recherche' è in realtà il racconto di come sia difficile scrivere un libro. Scrivendo avanziamo nel cammino verso una soglia che, ad ogni nostro passo, si sposta in avanti. Scaliamo una montagna la cui vetta appare, più saliamo, più lontana. Perciò nello scrivere tendiamo ad affidarci ad aiuti esterni: professionisti, esperti, ghostwriter, editor, o anche, oggi, a macchine che con melliflua disponibilità offrono il loro accompagnamento. Conviene invece, appena possibile, farne a meno, e considerare la scrittura un lavoro solitario. La pretesa di dire qualcosa di nuovo è fallace. Il valore di un libro, più che negli argomenti trattati, sta nel modo di trattarli. Sta nel raccontare dei propri faticosi tentativi di conoscere. Sta nel nel lasciar vedere l'inciampo nella scrittura, traccia dell'inciampo nella vita. Sta nel dire: questo non sono riuscito a esporlo bene. Il tentativo dell'autore è il vero dono offerto al lettore. L'autore, dice Proust, offre al lettore la possibilità di conoscere qualcosa a proposito di sé stesso. Qualcosa che se non avesse il libro di quell'autore non avrebbe mai saputo.

Ubi tu cajus, tocaytl. Un racconto di Jorge Luis Borges

Un racconto di Jorge Luis Borges. Un falso. L'autore è in realtà, a quanto pare, Francesco Varanini. Che però ha motivo di ritenere che solo per la trascuratezza degli editori questo breve, fulminante testo non appare nelle 'Opere Complete' del grande poeta. A Borges non importava molto di certi fatti accaduti nei pressi del Tropico. Forse non ne era nemmeno a conoscenza. O forse seppe prevedere fatti che sarebbero accaduti in seguito. Ma seppe cogliere in quei fatti, per via delle misteriose virtù che contraddistinguono i vati, un valore simbolico peculiare. Di seguito un breve cenno a quei fatti. Fidel Castro entra trionfalmente all'Avana l'8 gennaio 1959. I rapporti tra il nuovo governo rivoluzionario e gli Stati Uniti presto si guastano. Il 15 aprile un raid aereo statunitense contro gli aereoporti dell'Avana e di Santiago provoca sette morti e cinquantatrè feriti. Il giorno dopo, ai funerali delle vittime, Fidel Castro proclama la natura socialista della rivoluzione. L'8 aprile 1960, indirizzandosi alla Federazione degli studenti cileni, il presidente statunitense Eisenhower accusa Fidel Castro di avere tradito gli ideali della sua rivoluzione. Il 17 aprile un corpo di spedizione anticastrista, formato da esuli cubani addestrati dalla CIA sbarca a Playa Girón, nella Bahía de los Cochinos (Baia dei Porci). Il progetto, nato durante il governo Eisenhower e fondato sulla convinzione che bastasse una scintilla perché il popolo cubano si ribellasse a Castro, era stato sottoposto a Kennedy già nel novembre 1960. Kennedy, pure forse dopo qualche incertezza, aveva dato il suo avallo. L'invasione è respinta: quarantotto ore dopo lo sbarco, più di milleduecento componenti del corpo di spedizione sono prigionieri.