Go down

Un racconto per chi ha ancora dubbi sul fatto che le nuove tecnologie sbriciolino i rapporti umani, anche, e soprattutto, quelli sulla carta più profondi. È in atto una sconnessione emotiva venduta invece come connessione globale positiva. In questo sistema di cose la prima cosa ad essere stata erosa è la comunicazione: verbale, non verbale, erotica. Siamo andati oltre la società liquida. Adesso viviamo nella società della disgregazione.

APPAGAMENTO 

 

Di solito lei ritorna a casa mezz’ora prima di lui. Il suo luogo di lavoro dista solamente quaranta minuti e nel tragitto che la riguarda, il traffico è gestibile, anche nell’ora di punta. Lui invece ci mette tra i sessanta e i novanta minuti per raggiungere il tepore casalingo e, nel suo caso, il traffico incide moltissimo. Appena lui entra in casa, trova lei sul divano a smanettare e gingillarsi con lo smartphone o con l’iPad. Quando si avvicina per salutarla e darle un bacio, lei quasi si sdoppia: da una parte, pronte a ricevere o a dare automaticamente l’osculo, si trovano le labbra contorte, anche se, per un gioco di equilibrio dinamico, molto spesso si tratta della guancia; dall’altra si trovano gli occhi che, invece, non si staccano dallo schermo di quello che lei sta guardando. Dopo essersi sciacquato e cambiato, lui si siede sul divano accanto a lei, anche lui ammanettato ad un qualche dispositivo, solitamente quello con la batteria più carica. Si parlano ma senza quasi mai guardarsi negli occhi, filtrando gli scambi attraverso i congegni tecnologici ed usandoli di fatto come testimoni della loro presenza. Senza di essi il loro comunicare sarebbe etereo.  La prima domanda che entrambi si fanno è se ci sono novità. Risposta che inevitabilmente risulta in un no. D’altronde come si può ancora parlare di novità in un mondo iper-connesso dove ogni evento, o pseudo tale, è conosciuto nel momento stesso in cui accade? Dove può trovarsi la novità se appena qualcosa succede a lui o a lei, viene trasmesso automaticamente con un whatsapp?  Si è perso il valore dell’attesa e della curiosità che in passato davano alle esistenze umane la profondità del tempo. Oggi invece il tempo è un rigurgito schiacciato su un presente interminabile. Un appiattimento concentrico privo di slanci fantasiosi. L’unica attesa è quella relativa alle notifiche che arrivano da qualche social dove si consuma un ingannevole raggiro ai danni di consapevoli illusi, venduto come sentimento di partecipazione.

Mentre spippolano, commentano ad alta voce ciò che vedono o leggono, invitando indirettamente l’altro a diventarne partecipe. Ma invece di avvicinarsi all’altro e vivere un seppur minimo momento di intimità, preferiscono inviarselo, quasi a non voler disturbare la concentrazione mistica del partner, rapito in un rosario costituito da illimitate orazioni. “Te lo mando!” è il loro prega per noi! Nell’arco di un’ora sono capaci di scambiarsi decine di video, post e messaggi. Mentre non si scambiano affatto baci e carezze, aspetto che sarebbe molto più importante dopo una dura giornata di lavoro passata lontano l’uno dall’altra. Potrebbero quantomeno tenersi per mano, allacciarsi i fili delle dita per farsi luce ma le loro mani non sono disponibili, affaccendate in tutt’altre faccende. Ogni tanto lei sente uno spontaneo ma ormai estraneo desiderio di allungare la mano in cerca di quella di lui. Quando arriva quasi a destinazione però, l’esigente e autoritaria tastiera la richiama indietro per comporre l’ennesimo messaggio in risposta ad una delle incessanti sollecitazioni. Godono insieme, si fa per dire, quando capita di mettere un like ad un contenuto che piace ad entrambi e che poi ricondividono con altri. Questa nuova dimensione della condivisione è perlomeno bizzarra, dal momento che si gioca tutta sul piano della virtualità, privando gli individui di una più necessaria condivisione affettiva ed emotiva. Più nutriente e vitale ma che purtroppo sta scomparendo. Di questo passo arriverà il giorno in cui, al posto di salutarsi dandosi la mano o baciandosi sulle guance, si incroceranno gli smartphone, come fossero sciabole. Nel farlo ci si scambieranno i rispettivi dati e si avrà l'illusione di sapere tutto dell'altro.

 

Quando gli stomaci di entrambi cominciano ad abbaiare, richiamando l’attenzione del padrone, staccano brevemente gli occhi dall’abisso per chiedersi: “Cosa si mangia?” È consolante sapere che alcuni bisogni fisiologici sono rimasti intatti. Per quanto ancora? Normalmente cercano ricette su Internet, per evitare, chissà mai, che gli angoli delle pagine di un libro di ricette siano stati avvelenati. Oppure sempre più spesso, si affidano ad una delle numerose app scaricate per farsi portare del cibo a domicilio. App indubbiamente appaganti se chi le usa prova una profonda soddisfazione nel vedere la propria vita risolta in maniera facilissima. Seduti a tavola mangiano scomposti perché la catena virtuale a cui sono legati e che li tiene incollati ai monitor, li costringe ad una postura sghemba. Al punto che sia a lui sia a lei può capitare di mancare l’atterraggio in bocca della forchetta o del cucchiaio.

Dopo cena lui e lei guardano un film su qualche piattaforma streaming oppure qualche trasmissione televisiva. Guardare però è verbo eccessivo, se non addirittura blasfemo. In realtà non riescono a tenere gli occhi e la mente concentrati sul programma seguito per più di due minuti. Sono troppe le distrazioni che arrivano dalla rispettiva Circe elettronica. La dipendenza compulsiva dal controllare se siano arrivati messaggi e la necessità di rispondere immediatamente, come se il non farlo costituisse un reato, impedisce a lui e a lei di godersi a pieno quello che stanno guardando. Ma soprattutto di capirlo. L’attenzione è un’altra delle vittime di questo zeitgeist. Da quando sono rientrati a casa dal lavoro, lui e lei si saranno scambiati sì e no dieci parole. Conversare non va più di moda, le relazioni si basano ormai su un biascicare a scatti, su automatici e indotti riflessi simili a monosillabici grugniti.

Lui e lei potrebbero rifarsi almeno sul piano dell’intimità. Potrebbero passare le notti a conoscersi quantomeno fisicamente. A toccarsi ed imparare le reciproche strade tracciate dai sensi. In fondo sono ancora giovani e, almeno sulla carta, dovrebbero essere innamorati poiché stanno insieme da pochissimo tempo. Potrebbero mettere via quei preservativi cognitivi digitali e artificiali e saltarsi addosso per impregnarsi naturalmente l’uno dell’altra. Invece è da molto tempo che non si cercano nemmeno. Il travaso nell’incorporea e impalpabile realtà ha ridotto al minimo, cioè al grado zero, il rapporto con la tangibilità. Inoltre, in un’epoca di massicci lanci di impacchettati desideri dall’aereo dell’auto gratificazione, il desiderio dell’altro, per l’altro e di sé nell’altro è il rantolo di un quasi cadavere.

 

Prima di addormentarsi, l’ultimo pensiero di lui non è per lei, così come quello di lei non è per lui. Entrambi regalano la propria attenzione al carica batterie del loro smartphone. Assicurarsi di metterlo in carica è più essenziale che augurare al partner una degna buonanotte. Un bacio fugace sigilla la fine del giorno. Spenta la luce, rimane accesa per un minuto quella degli schermi dei loro smartphone. Lui e lei potrebbero sperare di incontrarsi almeno nei sogni ma dopo aver cambiato la password per l’ennesima volta, se la sono dimenticata e il loro account onirico è stato temporaneamente bloccato. E per il momento Google non permette di scaricare sogni da Internet, anche se l’intelligenza artificiale ci sta lavorando alacremente.

Pubblicato il 12 aprile 2026

Leonardo Lastilla

Leonardo Lastilla / PhD, MA Intercultural Education, Professor of Italian language and literature, Food and Culture, Wine, Travel writing, History. Certified in Teaching Italian as a foreign language. Published author of literary works.

https://leonardolastilla.wordpress.com/