CANTO ANTICO
Appartengo a un altro mondo
meno mediato, più tangibile.
Vita imperfetta
vissuta in prima fila
e non trovata su un copione
riepilogato e condiviso.
Faccio parte di uno sguardo pieno
diretto al centro
senza scartare di lato,
senza abbassare gli abbaglianti
ad ogni incontro.
Sono spessore e non superficie,
suolo con radici,
viandante instancabile
di itinerari indovinati
con la ragione dei sensi.
Il silenzio mi dà voce,
ravviva la percezione
dell’esistente.
Essere e non avere,
nato con addosso
un completo chiaro di umanesimo,
la camicia abbottonata intorno alla dignità,
portata senza la cravatta
del conformismo:
i nodi non li sopporto.
Ho paura per davvero,
non per sancita prescrizione
di chi ha abolito l’ascolto.
Quando penso vivo
quando vivo penso:
in quel pezzo di terra
ho costruito la mia casa.
Ci pianto alberi
per ricordarmi di rinascere
quando cado
insieme alle foglie secche
delle mie parole.