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Il concetto di tempo è sfuggente. Per avvicinarlo, è utile far mente locale a parole che in modi diversi lo riguardano.

Attimo è una variante popolare di atomo, in tardo latino usato nella locuzione in atomo, che riprende il greco en atomo, ‘in un attimo’. Nella teoria di Democrito continuando a frazionare la materia si giunge a ciò che non si può frazionare ulteriormente: quindi atomos: l’a privativa si accompagna ad un derivato del verbo témnein, ‘tagliare’, dalla radice indeuropea tem, da cui anche il latino tempus.

E dunque: ‘spazio brevissimo, unità minima di tempo’. Il tempo di lavoro, si sa, può essere inteso come sequenza di vuoti, identici, contenitori, ognuno dei quali, in virtù di una efficace organizzazione, dovrà essere riempito di attività. 

Tutto ciò che accade, accade in ogni momento. Momentum: participio passato di impellere, ‘spingere avanti’, contrazione di movimentum, derivato di movere, radice meu, 'spostarsi'.

Dunque: un continuo, irreversibile movimento. Un processo, inesorabile ‘movimento in avanti’. Per l’uomo è impossibile “disfare ciò che è stato fatto” scrive Hannah Arendt nella Vita activa (1958).  E’ impossibile anche “prevedere le conseguenze di un gesto”. Di qui l’importanza di quell’atteggiamento evangelico che malamente traduciamo con pentimento. Il pentimento rimanda una idea di ‘mancanza’, mentre il greco metanoein sta invece per ‘cambiamento di pensiero’, e l’ebraico shuv -ancora più istruttivo per noi- ci parla del ‘tornare sui propri passi’.

Il tempo, ancora, è una manifestazione dell’essere. Viviamo, lavoriamo, operiamo in un certo attimo e in un momento - che è importante, perché l’agire sia efficace, individuare in modo preciso. Preciso: ‘ciò che stato tagliato davanti’ -infatti il tempo-momento scorre senza che possiamo fermarlo-, ‘ciò che è stato sfrondato di ogni ornamento superfluo’ -l’attimo è la pura descrizione di un vuoto, sta a noi riempirlo di attività.

Perciò il tempo è istante. Istantia: ‘imminenza’, ‘domanda  che insiste’, ‘domanda che attende immediata risposta’. Instans, ‘ciò che incombe’, ‘sovrasta’, ‘preme’, ‘sta sopra, ‘incalza’. Quindi: ‘ciò che accade ora’, ‘ciò che accade qui’, ciò che posso percepire con i sensi nel presente, in mia presenza. Presente: il contrario di assente, che è ab esse, ‘allontanamento dall’essere’; sostituendo ab con prae, ‘davanti’ si ha l’‘essere qui ed ora’.

Lo scopo dell’azione non è ‘quello che doveva essere’, non può essere ciò che era stato pensato in un tempo passato, è il risultato che istante dopo istante appare possibile raggiungere.

Pubblicato il 12 febbraio 2026

Francesco Varanini

Francesco Varanini / ⛵⛵ Scrittore, consulente, formatore, ricercatore - co-fondatore di STULTIFERA NAVIS

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