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La cultura rinascimentale ragiona in termini connessionistici: microcosmo e macrocosmo. L’uomo è microcosmo nel macrocosmo e tra i due vi sono corrispondenze, legami essenziali.

Cartesio, invece, opera una scissione radicale, ontologico-metafisica tra mente e mondo, anima e corpo, io e non-io, soggetto e oggetto, spirito e natura. È il principio teorico di una coscienza a-ecologica o eco-illogica.

Riducendo il mondo a meccanismo Cartesio prepara la cultura europea alla conversione della biosfera nella tecnosfera. Per questa via si finisce per sostenere che foreste e parcheggi sono la stessa cosa e che gli animali non possono provare emozioni perché sono macchine.

L’esito di questa riduzione ontologica è una distesa di materia omogenea, un reticolato di oggetti indifferenti. Il mondo è un pastone materico che possiamo smembrare e ricompattare a piacere. Tra un cane e un robo-cane, quindi, non c’è differenza: entrambi simulano di provare qualcosa.

E' questo il principio d’autorità tecnocratico che oggi viene imposto: credete agli esperti, detentori della Verità per rivelazione superiore – anche se contrasta col buon senso. Il non plus ultra dell’esperto è sovrascrivere la nostra percezione con le sue tesi.


Se vi dicessi che gli animali non possono provare emozioni perché sono macchine? Se rincarassi la dose, dicendo che i biologi hanno sbagliato a chiamarli così, perché sono inanimati? Se affermassi che foreste e parcheggi sono la stessa cosa in forme diverse? Questi deliri, spacciati per filosofia, segnano la nascita del pensiero moderno. A metà Seicento, Cartesio prepara la cultura europea alla futura conversione effettiva della biosfera nella tecnosfera. Come? Riducendo, con una potente mossa teorica, il mondo a meccanismo. Sciò a Platone e alla sua anima mundi: è giunto il tempo del dominio della res cogitans sulla res extensa. Cartesio ribalta l’ontologia platonica negando l’anima mundi e assolutizzando la mente individuale, oscillante tra deliri di onnipotenza e solipsismo depresso. L’animicidio cosmico perpetrato da Descartes prepara il nostro pianeta agli abusi dei secoli seguenti. Il transumanesimo robotico (diversi sono i modi di superare l’uomo, questo è quello alienato) non nasce nella Silicon Valley. Entriamo nei dettagli.

Cosa estesa

Cosa estesa. Questa, secondo Cartesio, è l’essenza del mondo: materia in movimento meccanico. Tutto il resto sono proiezioni, illusioni, «qualità secondarie», come le chiamerà Locke. La verità del cane consiste nel suo pesare X e avere la forma Y: le sue proprietà quantitative, calcolabili, geometrico-matematiche. Vi ricorda qualcosa? Le persone valgono in base a quanto hanno: soldi, followers, ecc. La nostra psicosfera dell’avere è erede della scienza moderna.

Feticista del quanto, Cartesio priva il mondo dei suoi colori, emozioni, profumi, sentimenti, memoria, bellezza. L’esito di questa riduzione ontologica è una distesa di materia omogenea, un reticolato di oggetti indifferenti. Il mondo è un pastone materico che possiamo smembrare e ricompattare a piacere. Tra un cane e un robo-cane, quindi, non c’è differenza: entrambi simulano di provare qualcosa, ma in realtà non provano nulla. Il cane bastonato guaisce, secondo quell’alienato di Cartesio, non perché soffra (non può, dato che è privo d’anima secondo lui), ma perché l’urto si trasmette meccanicamente ai polmoni, causando la fuoriuscita di un suono che noi interpretiamo come sofferenza. Solo chi è dotato di anima (l’uomo) può sentire; la bruta materia (tutto il resto) non sente nulla.

Principio d'autorità tecnocratico

Cartesio ha parlato, dobbiamo riscrivere i dizionari: “animale” diventa un termine contraddittorio per denotare un essere privo di anima. Lo si chiami robot naturale o a-animale. La teoria liquida l’esperienza, falsificandola. È qualcosa che accade di continuo. Non date retta ai vostri occhi: ha ragione Cartesio, l’esperto di fisica. È il principio d’autorità tecnocratico: credete agli esperti, detentori della Verità per rivelazione superiore – anche se contrasta col buon senso, soprattutto se contrasta col buon senso! X ha sostenuto la teoria più strampalata, contro-intuitiva mai formulata: avrà per forza ragione! Il non plus ultra dell’esperto è sovrascrivere la nostra percezione con le sue tesi. La scienza diventa prescrittiva, sovra-scrittiva: vediamo e sentiamo come dicono gli esperti, presenti o passati. I grandi del passato sopravvivono anche in questa maniera: vediamo come loro, nel bene e nel male.

Cartesio inaugura l’epoca moderna concependo un mondo scisso: da un lato, una mente che sente, pensa e progetta; dall’altro, una realtà a cui possiamo fare ciò che vogliamo. Non a caso il Nostro risulta assente dalla hate list di Nietzsche: la sua ontologia si sposa perfettamente con la volontà di potenza. Cambiamo io penso con io voglio, sostituiamo la “morale provvisoria” con una morale aristocratica, e abbiamo Nietzsche. La Wille zur Macht si scarica senza remore su un mondo inanimato, in cui ciò che conta è solo la mia volontà e gli altri potrebbero essere dei meri fantasmi.

È un declino culturale con cui dobbiamo ancora fare i conti. La cultura rinascimentale, che precede e per certi versi anticipa quella moderna, ragionava ancora in termini connessionistici: microcosmo e macrocosmo. L’uomo è microcosmo nel macrocosmo e tra i due vi sono corrispondenze, legami essenziali. Cartesio, invece, opera una scissione radicale, ontologico-metafisica tra mente e mondo, anima e corpo, io e non-io, soggetto e oggetto, spirito e natura. La sua distinzione non rimane teoria – una classificazione più o meno utile – ma diventa una forma dissociante incarnata: spirito contro natura, non-io che si oppone all’io, e così via. È il principio teorico di quella coscienza a-ecologica o eco-illogica che deturperà il proprio mondo, credendolo distinto da sé.

Nel prossimo scritto, vedremo come la filosofia di Leibniz offra, già in epoca moderna, un possibile antidoto alla degenerazione cartesiana.


Pubblicato il 15 febbraio 2026

Pietro Cattana

Pietro Cattana / Filosofo