Riprendo da un articolo che ho letto online una storia che ho trovato sinceramente inquietante.
I"dentità digitale in vendita. Dall’alto dei suoi 160 milioni di follower su TikTok - che diventano 360 milioni contando tutte le piattaforme social - Khaby Lame ha messo a segno una maxi transazione per cedere la società che gestisce tutte le attività economiche del “brand” che porta il suo nome. Secondo la documentazione societaria riprese da alcune testate economiche internazionali, i diritti commerciali del creator sarebbero valutati fino a 975 milioni di dollari.
I documenti dell’affare finanziario - un vero scossone per il mondo dei content creator – sono stati depositati presso la Securites and Exchange Commission, l’ente federale statunitense che vigila sulle borse valori. Quindi è tutto vero: Rich Sparkle Holdings, con sede a Hong Kong, è il nuovo proprietario della società creata da Khaby Lame per gestire i diritti commerciali legati alla sua immagine online.
Il cuore strategico dell’accordo è lo sviluppo di un digital twin: un avatar intelligente costruito sui dati biometrici del creator, in grado di produrre contenuti, interagire con il pubblico e partecipare a iniziative commerciali anche in assenza della persona fisica."
La mia prima reazione è stata: ma chi cavolo è Khaby Lame, ma si sa, io sono fuori dal mondo perchè cito a memoria la Szymborska e Philiph Roth, e non conosco Khaby Lame. Lasciatemi pure fuori dal mondo tranquillamente. Comunque nonostante la mia boomeraggine sono curioso, allora ho preferito approfondire.
"Khaby Lame è un tiktoker che pubblica brevi clip in cui prende in giro meme famosi e si fa beffe di alcune acrobazie su Internet, tra cui uno chef che sbuccia una banana con tagli di coltello e un inventore fai-da-te che mostra un robot fatto in casa che porge un pezzo di carta igienica.
Da quando Lame si è fatto notare durante i lockdown per la pandemia, i suoi video su TikTok, della durata di due minuti, hanno attirato 2,4 miliardi di like e 162 milioni di follower, più del triplo della popolazione del suo paese. Su Instagram ha 80 milioni di seguaci.
Lame ha accumulato questa base di fan senza pronunciare una sola parola, comunicando con alzate di spalle animate e occhi espressivi. Così facendo, è diventato il Charlie Chaplin dell’era digitale, il mimo dei meme, che con i suoi video coinvolgenti intrattiene centinaia di milioni di persone al di là di lingue, confini e culture."
Mi sono guardato anche qualche TikTok giuro. Ora, quando leggo queste cose, la prima reazione immediata è un profondo sconforto, vicino alla rassegnazione che suona come “ma dove siamo finiti”. La seconda reazione, quando la tristezza mi ha scavato, è dirmi che in fondo chi sono io per giudicare, “bravissimo lui, coglioni noi”, visto che è la nostra preferenza a farlo vivere da nababbo perché fa le faccette. La terza nel caso specifico è che, ok va bene tutto, ma “il Charlie Chaplin dell’era digitale” anche no. A meno che questi non suoni come un’inconsapevole constatazione di quanto l’era digitale faccia cagare, allora l'accetto.
Comunque, qui il punto non è che le faccette hanno 162 milioni di follower, o che qualcuno sia disposto a pagare 975 milioni di dollari questo “asset”. Cioè si, sarebbe il punto, ma che vogliamo farci, se vi piace un mondo così, tenetevelo.
Il punto è molto più inquietante. Se ci fermiamo a considerare cosa è successo qui, Khaby di fatto ha ceduto la sua identità, e non la sua immagine. La differenza è sottile ma fondamentale.
Non la sua persona, i diritti a utilizzare la sua immagine come siamo stati abituati a concepirli fino ad oggi, non un Sinner qualunque che fa il perfezionista bevendo caffè. In questo caso specifico Khaby Lame può ritirarsi a vita privata, può letteralmente fare meno del cazzo che già ha fatto fino ad oggi, può farsi una plastica e diventare donna con tratti orientali e non importerebbe praticamente a nessuno…perché? Perché qui non presta la sua immagine ma quello che ha venduto è la sua identità come funzione autonoma, capace di esistere, agire e produrre valore anche in assenza della persona.
Mi spiego meglio, con questa transizione l’essere umano Khaby diventa opzionale rispetto a ciò che lo rappresenta, rispetto al suo avatar. Il corpo resta indietro, il corpo è altrove, mentre l’identità va avanti, dove vuole lo sponsor. Parla (anzi no, abbiamo stabilito che il Charlie Chaplin moderno fa solo faccette), vende, diverte, si ripropone ventiquattr’ore su ventiquattro. Senza stanchezza, senza soluzione di continuità, senza nessuna anima o intenzionalità che non sia voluta da chi ha comprato la sua identità.
Solo io lo trovo inquietante?
Provo a spiegarmi con implicazioni pratiche: Nel diritto è scontato che identità e individuo coincidano. Qui per la prima volta nella storia dell’uomo quella coincidenza salta. L’identità viene separata, diventa un asset scollegato dalla persona. Di cui quindi, l’individuo non è nemmeno più responsabile. Andremo dal Khaby in carne e ossa a chiedere conto di quello che fa il suo digital twin? E lui dirà, che volete da me? E le persone continueranno a vedere le faccette, a farsi convincere, a comprare prodotti suggeriti da…?
Questa non è l’ennesima deprimente storia di influencer e di exit miliardario, di come la nostra società sia ormai ridotta, è molto di più.
Stiamo parlando della cessione dell’identità come asset, completamente autonoma dalla persona. Khaby Lame e il suo avatar potranno condurre vite completamente autonome e separate e andrà bene così. E visto che il suo digital twin deve solo fare faccette, la sostituibilità è completa. Ma domani quando le strade completamentamente separate saranno non del Chaplin moderno (sob) che vabbé 4 faccette e 162 milioni di ebeti che le trovano divertenti, ma potrebbe essere di un politico o di un intelletuale (posto ne esistano ancora) che penseremo? Se ancora penseremo?
Stiamo entrando nell’epoca in cui non ci importa più se chi ci parla un essere vivente o la sua copia perfetta, ma solo virtuale, digitale, tecnologica?
Scusate per me è troppo, voglio scendere. E non cercate di convincermi che sia una progresso. Non per il genere umano almeno.