Nel 1994, ho scritto L'Officina Neurale, un libro sulle potenzialità e sfide delle reti neurali e algoritmi genetici nel nascente business dell'intelligenza artificiale (IA). Dopo aver pubblicato “Pinocchio: leadership senza bugie” e “Burattini siamo noi: lezioni di leadership globali" con Anna Lisa D'Aniello , sono convinto che Pinocchio rappresenti una forte metafora dell'IA.
Nato come pezzo di legno parlante, Pinocchio è forse la più antica rappresentazione di ciò che oggi chiamiamo intelligenza artificiale: una creatura costruita non nata, che imita l’umano, apprende disobbedisce e desidera diventare vera
Pinocchio, un burattino di legno (o era una marionetta?) che aspira a diventare un bambino vero, rende evidente le problematiche quotidiane dell’IA. L’IA, come Pinocchio, cerca umanità e autenticità, cercando di superare la sua 'legnosità' ma affronta grandi ostacoli. Si tenta costantemente di umanizzare l'IA (un burattino?), facendole superare la sua 'silicità', affinché possa pensare e agire come un essere umano.
L'intelligenza artificiale: una macchina autonoma?
Il concetto di creatività è cruciale quando si discute di intelligenza artificiale (IA). Pinocchio ha la possibilità (ma forse non ci pensava a cambiare il suo stato legnoso se non solleticato dalla fata) di diventare un "vero" bambino, ma tale trasformazione richiede un cambiamento significativo nel suo stato originale.
Perché dovrebbe abbandonare la sua unicità? Chi gli ha messo in testa l'idea che un bambino 'vero' è meglio di una marionetta di legno? Il suo creatore?
Pinocchio è una creatura artificiale che cerca l’umanità proprio come un IA avanzata, imita comportamenti umani, apprende per prove ed errori ed ha bisogno di educazione (supervisione, training).
In modo analogo, l'IA aspira a superare (anche qui spinto dal suo stesso creatore?) il proprio stato, definito dagli algoritmi. L’IA può sembrare creativa, ma la sua creatività è confinata entro limiti di logiche predefinite. O forse no? Sembra creativa o è creativa senza 'sembra'?
Nel contesto del management, il concetto di leadership creativa riflette questa tensione tra l'aspirazione all'innovazione e i vincoli imposti dalle strutture aziendali o dalle tecnologie o dalla cultura stessa che permea l'organizzazione. I leader, come Pinocchio, sono guidati da vincoli invisibili, ma devono essere in grado di liberarsi da tali restrizioni per perseguire una visione genuina. Allo stesso modo, l'IA offre potenzialità notevoli, ma deve interrogarsi sulla propria autenticità. Finché l'IA non riuscirà a liberarsi dai limiti stabiliti dai programmatori, rimarrà sempre un "burattino" della programmazione; ma già ora riesce facilmente a convincere molti della sua autonomia.
Il conflitto tra diversità e normalizzazione
Il percorso di Pinocchio riflette la sua normalizzazione. Diventando umano, perde una parte della sua unicità e si adatta alle regole sociali. Benedetto Croce osservava:
Pinocchio ha accettato la realtà e rinunciato alla sua unicità. Come uomo avrà un nome e cognome, ma sarà anonimo. La condizione di burattino era vista come deformità, ma permetteva libertà. Il trauma della metamorfosi di Pinocchio è stato incredibilmente violento.
La società sembra spingere l'IA verso una normalizzazione, dove l'individuo umano e l'intelligenza artificiale si sovrappongono in modo funzionale. Questo crea una tensione tra soluzioni ottimizzate (standardizzate) e il bisogno di mantenere l'autenticità. L'IA può migliorare la nostra vita ma rischia di ridurre il pensiero creativo e di omologarci. Pinocchio ci insegna che la diversità è essenziale per la creatività e che la normalizzazione può sacrificare la nostra unicità.
Conclusione: Un futuro in bilico tra autenticità e perfezione artificiale
La storia di Pinocchio offre una lente straordinaria per osservare la sfida dell'IA oggi. Come Pinocchio cerca di essere "vero", l'IA cerca una forma autentica di pensiero e creatività, affrontando le conseguenze della sua creazione. Entrambe le storie pongono la domanda: cosa significa essere "vero" in un mondo tecnologico?
Come nel caso di Pinocchio, la vera libertà potrebbe risiedere nel continuare a sfidare i confini stabiliti, nell’andare oltre ciò che è stato programmato e cercare una forma autentica di esistenza. Nel futuro dell’IA, dobbiamo essere pronti a riconoscere che, forse, l'autenticità umana non risiede nel tentativo di creare una macchina "umana", ma nel permettere alle macchine di complementarci senza cercare di sostituirci. Insomma dovremmo uscire dalla logica a somma zero che contraddistingue il nostro agire dove se uno vince l’altro perde e dal gestire le nostre conquiste di business con la legge del predatore.
Come Pinocchio, l'IA può essere sia preda che predatore. Invece di un gioco win-win, rischiamo di avere solo perdenti. Pinocchio cerca autenticità nella dinamica preda/predatore, mentre l'IA potrebbe perdere unicità nella competizione per risorse e potere.
Pinocchio e IA ci interroga su un punto essenziale: Chi vogliamo diventare mentre costruiamo ciò che può prendere decisioni al nostro posto?