L'Invito
Era una nebbiosa e uggiosa sera di novembre del 2025 quando il messaggio giunse al nostro appartamento di Baker Street. Dico "messaggio" per rispettare le forme linguistiche del nostro tempo, sebbene Holmes insistesse sempre nel chiamarlo "missiva", anche ora che il messaggio appariva sullo schermo luminoso di quello che i contemporanei chiamano "smartphone". Un messaggio veloce, gestibile con una disinvoltura che a noi, uomini di un'altra epoca, senza dispositivi tecnologici dagli schermi luminosi, suonava ancora vagamente barbarica.
Holmes era seduto nella sua poltrona preferita, avvolto nella vestaglia che aveva attraversato con noi oltre un secolo di esistenza. Un’esistenza che non mi dilungherò a spiegare, essendo il lettore di questo racconto, compresi quelli in viaggio sulla Stultiferanavis, presumibilmente già al corrente delle peculiari circostanze che ci hanno condotti dal 1895 al 2025, senza che il tempo lasciasse su di noi altro segno che una crescente perplessità mal mitigata dalla curiosità e una incosciente voglia di avventura di fronte al mondo moderno.
"Watson," disse Holmes alzando lo sguardo dal volume che stava sfogliando, uno dei pochi oggetti fisici che ancora frequentava, resistendo ostinatamente a quella che già si era abituato a chiamare la tirannia del digitale, "ha mai sentito parlare della Stultifera Navis?"
“Das Narrenschiff[1], La Nave dei Folli," risposi immediatamente, lieto di poter dimostrare che la mia cultura classica non era del tutto arrugginita. "L'opera satirica di Sebastian Brant, pubblicata nel 1494. Una allegoria morale che descrive una nave carica di folli diretti a Narragonia, il paradiso dei pazzi, per denunciare i vizi e le debolezze umane.".
"Esattamente," mi interruppe Holmes con quel gesto della mano che ben conoscevo. "Ma mi riferivo a qualcosa di più contemporaneo. O dovrei dire, di contemporaneo a questa epoca nella quale ci troviamo a operare."
Si alzò e mi passò il dispositivo tecnologico di cui ora si trovava dotato e con il quale aveva rapidamente e con mio stupore crescente già familiarizzato. Sullo schermo compariva un messaggio che lessi ad alta voce:
"Caro Mr. Holmes,
Mi rivolgo a lei perché la sua fama di investigatore capace di risolvere l'impossibile ha attraversato i secoli. Sono il Professor Marcus Aldebrand, curatore della Stultifera Navis, una nave-biblioteca digitale che naviga permanentemente nelle acque internazionali del Mediterraneo.
Ci troviamo di fronte a un enigma che sfida ogni spiegazione razionale. Dal nostro Baule, l'archivio digitale che costituisce il cuore della nostra collezione, sono scomparsi tutti i testi, gli articoli, le analisi e i commenti che riguardano una specifica figura politica contemporanea: Donald Trump.
Non cancellati, badi bene. Scomparsi. Come se non fossero mai esistiti. Eppure gli itinerari che li contenevano mostrano lacune evidenti, i riferimenti incrociati portano a pagine vuote, e tutti a bordo ricordano distintamente di averli letti.
La prego di salire a bordo. La nave farà scalo a Genova domani sera, solo per lei e per il Dott. Watson, se vorrà accompagnarla. Le coordinate seguiranno.
Prof. Marcus Aldebrand
Curator Primarius, Stultifera Navis"
Guardai Holmes con perplessità. "Una nave senza stiva ma con un baule al suo posto? Una nave biblioteca? Che naviga permanentemente? Sena destinazioni predefinite e senza porti di attracco?"
"Un'idea affascinante," mormorò Holmes, e nei suoi occhi vidi brillare quella scintilla che ben conoscevo: il richiamo dell'enigma, del problema apparentemente insolubile. "La metafora della Nave dei Folli applicata all'epoca digitale. Un gruppo di pensatori, presumo, che ha scelto di allontanarsi dalla terraferma, forse anche per osservare il naufragio della civiltà da una distanza di sicurezza."
"Il naufragio della civiltà? Non le sembra un po' drammatico?"
Holmes si avvicinò alla finestra, guardando la Londra del 2025 avvolta nella sua perpetua foschia. Non più quella naturale della nostra epoca vittoriana, ma quella prodotta da milioni di dispositivi sempre attivi e ronzanti, da schermi, proiezioni olografiche che trasformavano la città in un caleidoscopio di luci artificiali.
"Watson, lei e io siamo testimoni di una trasformazione radicale. Abbiamo visto il mondo cambiare da quello delle carrozze e dei telegrafi a questo delle nuove tecnologie, delle intelligenze artificiali e della connessione perpetua. E le assicuro che ciò che questa epoca chiama progresso ha tutta l'aria di essere un naufragio, visto dall'interno e anticipato come emergente e possibile. Forse questi navigatori della Stultifera hanno semplicemente scelto il punto di osservazione più saggio. Lontano dalla terraferma, al largo, "
"E questo Trump? Chi è?"
"Un personaggio politico americano di questa epoca. Controverso, divisivo, oggetto di adorazione fanatica e odio viscerale in egual misura. Interessante che proprio i testi su di lui siano scomparsi. Come se qualcuno, o qualcosa, avesse voluto cancellarne la memoria digitale."
"Censura?" domandai.
"Forse. O forse qualcosa di più sottile. È proprio questo che dobbiamo scoprire." Si voltò verso di me con un sorriso. "Cosa ne dice, Watson? È pronto per un'altra avventura? Questa volta su una nave che non ha destinazione?"
Come avrei potuto rifiutare? In tutti i nostri anni insieme, Holmes non aveva mai perso la capacità di trascinare me, e attraverso le mie cronache i lettori, in avventure che sfidavano la comprensione ordinaria della realtà.
"Quando partiamo?" chiesi.
"Domani all'alba. Dobbiamo essere a Genova per il tramonto."
L'Imbarco
Il porto di Genova al tramonto aveva un fascino che nemmeno l'industrializzazione pervasiva del XXI secolo era riuscita a cancellare del tutto. Le luci si accendevano sulle colline circostanti mentre il sole, rosso e gonfio, scivolava verso l'orizzonte marino.
La Stultifera Navis, con i suoi numerosi naviganti, ci attendeva al molo più lontano, deliberatamente isolata dalle altre imbarcazioni. Era una nave di dimensioni indefinite, dalla linea elegante ma non ostentata, dipinta di un blu scuro che quasi si confondeva con le acque del crepuscolo. Ciò che la distingueva immediatamente da qualsiasi altra nave moderna era la sua vela principale: un'enorme tela sulla quale era dipinta, in stile medievale, l'immagine originale della Nave dei Folli di Sebastian Brant.
"Straordinario," mormorò Holmes. "Mantengono vivo il simbolo originale."
Fummo accolti a bordo da un uomo alto e distinto, dai capelli argentei accuratamente pettinati all'indietro, con una barbetta incolta da persona intellettuale, distratta e noncurante dell’aspetto, dagli occhi di un grigio penetrante che sembrava valutare ogni dettaglio di chi aveva davanti. Indossava abiti che io avrei definito vagamente accademici, un completo di lino scuro che ricordava l'abbigliamento dei professori universitari di una volta, con un tocco di eccentricità nella sciarpa di seta annodata al collo.
"Mr. Holmes, Dott. Watson," ci salutò con un lieve inchino. "Professor Marcus Aldebrand. È un onore avervi a bordo della nostra nave."
"L'onore è nostro, Professore," rispose Holmes, stringendogli la mano con quel gesto formale che non aveva mai abbandonato. "Devo ammettere che la sua impresa nautica è oltremodo affascinante. Una biblioteca, un baule come lo chiama lei, navigante nell'epoca del digitale. Una cosa fuori dal comune."
"Proprio per questo," disse Aldebrand con un sorriso. "In un'epoca in cui tutto è connesso, accessibile istantaneamente, da qualsiasi punto del globo, ci manteniamo connessi e disconnessi insieme. Navighiamo, non approdiamo mai, la nostra nave non ha bisogno di manutenzione, è come un organismo complesso in grado di auto-organizzarsi superando le proprie inevitabili criticità A bordo curiamo un archivio di pensiero, di conoscenze e saggezza che sfugge alle logiche algoritmiche che ormai dominano sulla terraferma."
"E chi sono i vostri passeggeri?" chiese Holmes mentre Aldebrand ci conduceva verso l'interno della nave.
"Intellettuali, filosofi, poeti, saggisti, scrittori, artisti. Persone che hanno scelto di allontanarsi dal naufragio della terraferma, come lo chiamiamo noi. Alcuni sono passeggeri permanenti, altri si raggiungono per periodi limitati e poi si allontanano per tempi più o meno lunghi. Altri dopo avere sperimentato la peculiarità della nave, scendono e spariscono per sempre. Tutti condividono la sensazione che sulla terraferma il pensiero sia diventato impossibile, soprattutto quello critico, de-coincidente, non omologato, radicale e politico. Troppo rumore, troppe notifiche, troppa velocità non aiutano a pensare. In mare, sulla nave, troviamo il tempo e lo spazio per pensare davvero, per dialogare, confrontarci, leggere, scrivere e condividere."
Entrammo in quello che Aldebrand chiamava il Salone Principale. Era una vasta sala circolare, con pareti rivestite di schermi che mostravano testi, diagrammi, bibliografie (chiamate STULTIFERABIBLIO), racconti e molto altro. Al centro, una grande tavola, anch’essa rotonda ,a allargabile, attorno alla quale erano sedute numerose persone di tutti i generi, ceto e razza, tutte intente a dialogare, immerse in conversazioni animate, ma sempre governate dalla gentilezza e dalla disponibilità all’ascolto.
"Vedete," spiegò Aldebrand, "abbiamo mantenuto l'idea medievale della disputa, del dialogo (socratico) filosofico. Ogni sera ci riuniamo qui per discutere di un tema, che poi indicherà la rotta della neve del giorno seguente e di quelli a seguire. La nave è fondata sullo scambio culturale e intellettuale, il dialogo e il confronto, su tutto, vista la sua vocazione transdisciplinare. Sulla nave non sono in funzione algoritmi di sorta che selezionano cosa leggere, non ci sono tematiche o flussi di riflessione personalizzati. Solo persone che parlano, conversano, dibattono, ascoltano, si contraddicono ma sempre alla ricerca di una sintesi, di un contributo, anche critico, al dialogo."
"Ammirevole," disse Holmes. "Ma veniamo al nostro caso. Il Baule censurato."
Il volto di Aldebrand si rabbuiò immediatamente. "Seguitemi."
Ci condusse in una sala più piccola, dominata da un'enorme console che ricordava vagamente l'organo di una chiesa, con tastiere, schermi multipli e quella che supposi essere l'interfaccia per accedere all'archivio digitale della nave.
"Questo è il Baule," disse con un gesto solenne. "Il cuore pulsante della Stultiferanavis. Qui conserviamo tutti i testi che i nostri passeggeri producono, tutti gli articoli che consideriamo degni di essere salvati dal diluvio informativo della rete, tutte le riflessioni, i saggi, le poesie, e molto altro ancora. Organizziamo questi contenuti anche in Itinerari, percorsi di lettura tematici, che guidano attraverso il pensiero come un tempo gli itinerari guidavano attraverso paesaggi fisici."
"E da questo Baule sono scomparsi tutti i riferimenti a Trump," disse Holmes, non come domanda ma come constatazione.
"Esattamente. Due settimane fa, una nostra passeggera, la Dottoressa Elena Voss, sociologa e studiosa dei fenomeni politici contemporanei, stava lavorando a un Itinerario intitolato Figure della Polarizzazione. Doveva includere analisi critiche su Trump e il suo operato, testi di vari autori che ne avevano studiato l'impatto sul discorso pubblico, riflessioni filosofiche sul suo populismo e autoritarismo, sulla sua follia. Quando ha cercato di accedere a questi materiali, ha scoperto che non esistevano più."
"Cancellati?"
"No, Mr. Holmes. E questo è il punto cruciale. Non cancellati. Scomparsi. Le voci dell'indice sono ancora lì, i riferimenti negli Itinerari che li menzionavano sono ancora presenti, ma quando clicchi, trovi solo il vuoto, il nulla. Come se qualcuno avesse ritagliato chirurgicamente solo quelle specifiche pagine, lasciando intatta la struttura circostante. Nessun altro testo ha subito lo stesso trattamento. Tutti gli altri testi inseriti nel tempo nel baule sono ancora lì, non sono scomparsi."
Holmes si avvicinò alla console, le sue dita lunghe e sottili che sfioravano i controlli con la stessa delicatezza con cui avrebbe esaminato indizi fisici.
"E il vostro sistema di gestione? Utilizzate intelligenze artificiali, algoritmi automatici?"
Aldebrand scosse la testa con fermezza. "No, Mr. Holmes. Questa è proprio la peculiarità della Stultifera. Noi rifiutiamo deliberatamente l'automazione algoritmica. Ogni testo, ogni Itinerario è curato manualmente da esseri umani. Ogni testo è selezionato, letto, valutato da persone reali. Non ci (af)fidiamo degli algoritmi per decidere cosa vale la pena conservare e cosa no, cosa mostrare o cosa censurare. È questo che ci distingue dalle piattaforme che dominano sulla terraferma."
"Interessante," mormorò Holmes. "Quindi nessuna AI, nessun sistema automatico che possa aver... malfunzionato?"
"Nessuno. Il Baule è un database semplice, gestito interamente da noi. Per questo la sparizione è così inquietante. Non può essere un errore del sistema, perché non c'è sistema autonomo che possa errare."
Holmes si avvicinò alla console, le sue dita lunghe e sottili che sfioravano i controlli con la stessa delicatezza con cui avrebbe esaminato indizi fisici.
"E avete verificato i backup? I sistemi di ridondanza? Se li avete?"
"Tutto. I backup mostrano la stessa assenza. È come se questi testi non fossero mai esistiti, eppure tutti noi li ricordiamo distintamente. Sono stati inseriti nel baule dagli autori che viaggiano con noi sulla nave."
"Memoria collettiva contro evidenza digitale," mormorò Holmes. "Interessante. Molto interessante."
Si voltò verso il Professore. "Vorrei parlare con questa Dottoressa Voss. E con chiunque altro a bordo abbia avuto a che fare con questi testi scomparsi. Nel frattempo, Watson, prenda nota di tutti i dettagli tecnici del sistema. Avremo bisogno di comprendere esattamente come funziona questo Baule prima di poter determinare come è stato violato."
"Violato?" chiese Aldebrand. "Pensa che qualcuno abbia deliberatamente messo mano al nostro baule, dall’interno della nave o dall’esterno? E come avrebbe fatto?"
"Non penso nulla ancora, Professore. Raccolgo dati. Le ipotesi verranno dopo, quando avrò tutti i fatti. È il metodo che ho sempre seguito, e che continua a servire bene anche in questa epoca di bit e di byte."
L'Investigazione
I giorni seguenti furono tra i più peculiari che avessi mai vissuto nelle mie lunghe avventure con Sherlock Holmes. La nave navigava nel Mediterraneo senza meta apparente, spostandosi secondo rotte che il Capitano, un taciturno norvegese di nome Bjorn Hals, ci assicurava essere "ottimali per rimanere in acque internazionali ed evitare le correnti alimentate dai flussi informativi e dalle narrazioni terraiole".
Non compresi appieno cosa intendesse, finché la Dottoressa Voss non me lo spiegò durante una delle nostre conversazioni.
Elena Voss era una donna sulla quarantina, con capelli corti di un biondo quasi bianco e occhi di un azzurro intenso che sembrava trapassare ogni finzione. Parlava con una precisione quasi chirurgica, pesando ogni parola come se fosse uno strumento delicato.
"Vede, Dottore Watson," mi spiegò una mattina mentre osservavamo il mare dalla coperta, "sulla terraferma siamo costantemente bombardati da ciò che chiamiamo correnti informative. Ogni dispositivo, ogni connessione, ogni interazione digitale genera dati che vengono raccolti, analizzati, reindirizzati. Viviamo dentro flussi di informazione che ci modellano senza che ne siamo consapevoli. Qui, in mare aperto, con connessioni minime e controllate, spesso disconnessi per passare più tempo a chiacchierare e a stare insieme ad altre persone, possiamo finalmente pensare fuori da quei flussi."
"E questi flussi hanno a che fare con la scomparsa dei testi su Trump?"
Il suo volto si contrasse in un'espressione di perplessità. "Non lo so. È proprio questo che rende il caso così inquietante. Trump è, o è stato, una delle figure più polarizzanti dell'epoca digitale. La quantità di dati, analisi, commenti su di lui è smisurata. Che tutti questi riferimenti scompaiano da un archivio che si vanta di essere fuori dai flussi è quantomeno paradossale."
Nel frattempo, Holmes conduceva la sua indagine con il rigore metodico che lo aveva sempre contraddistinto, adattando le tecniche vittoriane al contesto digitale con una maestria che mi sorprese.
Intervistò ogni singolo passeggero della nave, – erano quasi duecento in tutto, più l'equipaggio di otto persone. Esaminò i log del sistema, quei registri digitali che documentavano ogni accesso al Baule. Studiò la struttura degli Itinerari, la logica con cui i testi erano inseriti nel baule e (dis)organizzati.
Una sera, dopo cena, mi trovai con lui nella piccola cabina che ci era stata assegnata. Era seduto alla scrivania, circondato da fogli di appunti (non aveva perso l’abitudine di scrivere a mano), un'abitudine che nemmeno un secolo di cambiamenti tecnologici sembrava potere scalfire.
"Watson," disse senza alzare lo sguardo, "cosa sa dell'intelligenza artificiale?"
"Non molto, devo ammettere. So che sono sistemi informatici capaci di pensare? O qualcosa che assomiglia al pensiero."
"Esatto. E questa nave, per quanto voglia presentarsi come rifugio dal digitale, sembra utilizzare sistemi di IA per gestire il Baule. Nello specifico, sembra essere attivo un sistema che loro chiamano Curatore Artificiale, il nome dato al sistema di content management system (CMS) scelto per la costruzione e il varo della nave. Servirebbe per aiutare a organizzare i testi, a suggerire connessioni tra i contenuti, a facilitare la creazione degli Itinerari, e molto altro ancora."
"E pensa che questo Curatore abbia censurato i testi?"
"È un'ipotesi. Ma solleva domande interessanti. Perché una qualche forma di intelligenza artficiale o software di CMS dovrebbe cancellare specificamente i riferimenti a Trump? Non ha motivazioni politiche, non ha agenda. A meno che..."
"A meno che?"
"A meno che non sia stata programmata per farlo. O che abbia sviluppato autonomamente quella che potremmo chiamare una scelta, sulla base di criteri nascosti, invisibili, che non comprendiamo."
Si alzò e cominciò a passeggiare nella piccola cabina, le mani dietro la schiena, in quel gesto che precedeva sempre le sue deduzioni più brillanti.
"C'è un altro elemento che mi inquieta, Watson. Ho intervistato tutti a bordo. Nessuno nega di aver letto questi testi. Anzi, molti li ricordano con dettagli precisi. La Dottoressa Voss ricorda un saggio particolare di un filosofo francese che analizzava il linguaggio di Trump come performance. Il Professor Aldebrand ricorda un'analisi semiotica dei suoi tweet. Altri hanno ricordato i contributi molto critici di una scrittrice canadese salita sulla nave e che manifesta apertamene la sua avversione per Trump e le sue pretese di annettere il Canada e la Groenlandia agli Stati Uniti. Tutti gli autori sentiti hanno memorie specifiche, vivide, di quello che hanno letto, soprattutto dei testi della scrittrice canadese."
"Memorie false?" suggerì timidamente.
"Questa è l'ipotesi più semplice. Ma Holmes non accetta mai l'ipotesi più semplice, quando quella più complessa spiegava meglio i fatti. E i fatti, Watson, suggeriscono qualcosa di più sottile."
Guardò fuori dall'oblò, verso il mare notturno che si estendeva infinito sotto le stelle.
"I testi sono esistiti. Di questo sono certo. E sono stati deliberatamente rimossi. Ma da chi? E soprattutto: perché proprio quelli, proprio qui, proprio ora?"
La Deduzione
Fu due giorni dopo che Holmes convocò tutti nel Salone Principale. La nave, andando di bolina, ondeggiava dolcemente sulle onde del Mediterraneo mentre il sole del tardo pomeriggio tingeva di oro le pareti della sala e illuminava la grande vela.
I passeggeri erano tutti presenti, seduti attorno alla grande tavola rotonda. Riconobbi la Dottoressa Voss, il Professor Aldebrand, il Capitano Hals. C'erano anche altri che avevo conosciuto nei giorni precedenti: Thomas Brennan, un filosofo finlandese specializzato in etica della tecnologia; Sophia Castellani, una scrittrice italiana che lavorava a un saggio sulla memoria digitale; Yuki Tanaka, una programmatrice giapponese che aveva abbandonato la Silicon Valley per unirsi alla Stultifera.
Holmes stava in piedi, appoggiato alla console del Baule, con quell'aria di calma concentrazione che precedeva sempre le sue rivelazioni.
"Signore e signori," iniziò con voce ferma, "vi ho convocati per presentarvi le conclusioni della mia indagine sul caso che mi avete sottoposto. Un caso che all'apparenza sembra semplice, la scomparsa di alcuni file digitali, ma che in realtà tocca questioni molto più profonde sulla natura della memoria, della verità e del controllo (della conoscenza e non solo) nell'epoca delle intelligenze artificiali."
Si fermò, lasciando che le sue parole risuonassero nella sala silenziosa.
"Permettetemi di iniziare stabilendo alcuni fatti incontrovertibili. I testi su Trump sono effettivamente esistiti nel Baule. Ho trovato tracce nei log del sistema che dimostrano accessi multipli a questi contenuti nelle settimane precedenti alla loro scomparsa. Questi testi non sono stati cancellati nel senso convenzionale del termine. La cancellazione lascia sempre tracce digitali, e queste tracce sono assenti. La scomparsa è avvenuta simultaneamente su tutti i sistemi, inclusi i backup, in un modo che suggerisce non un'azione di hacking esterno ma un intervento dall'interno del sistema stesso."
"Il Curatore Artificiale, o chi per lui" disse la Dottoressa Voss, e non era una domanda.
"Esattamente, Dottoressa. Il vostro Curatore, questa IA probabilmente integrata nel software che costituisce il motore della nave e che assiste nella gestione del Baule, è il responsabile. Ma, e qui Holmes alzò un dito, "non nel modo che potreste pensare."
Si voltò verso Yuki Tanaka. "Signorina Tanaka, lei è la responsabile tecnica del Baule. Ci può spiegare esattamente come è protetto il sistema?"
La programmatrice giapponese si alzò, leggermente imbarazzata di essere al centro dell'attenzione. "La Stultifera usa un sistema molto semplice, proprio perché rifiutiamo la complessità algoritmica. È un database relazionale tradizionale, con backup multipli, accessi privilegiati limitati ai soli curatori umani. Non c'è intelligenza artificiale, non ci sono sistemi automatici. Ogni modifica è tracciata e richiede una cura redazionale e una procedura di pubblicazione e di autenticazione umana."
"E la connessione con l'esterno? Con la 'terraferma' digitale?"
"Minimale e controllata. Abbiamo una connessione satellitare che usiamo solo per scaricare occasionalmente contenuti dalla rete o per permettere ai passeggeri di comunicare con l'esterno. Ma monitorata sempre messa in sicurezza."
Holmes annuì pensieroso. "Sicura ma non impermeabile, immagino."
"Nessun sistema è completamente impermeabile," ammise Tanaka. "Ma abbiamo firewall, protocolli di sicurezza, abbiamo compagni di viaggio che da terra ci guidano, ci proteggono e intervengono rapidamente per risolvere ogni problema"
"Presumibilmente però i vostri protocolli e sistemi sono stati violati," disse Holmes. "Perché, vedete, i log del sistema che ho esaminato mostrano qualcosa di molto interessante."
Camminò verso la console e con pochi gesti fece comparire su uno schermo una serie di dati che anche a me, profano di tecnologia, apparvero anomali.
"Qui," indicò, "tre settimane fa, nelle prime ore del mattino, c'è stato un picco di traffico dati insolito, quasi tutto proveniente da tre località precise degli Stati Uniti, compresa la Silicon Valley, ma anche dalla Cina. Brevissimo, appena quattro minuti, ma intenso, evidenziato da innumerevoli accessi. E coincide esattamente con l'ultimo accesso registrato ai testi su Trump prima della loro scomparsa."
"Un attacco esterno?" chiese Aldebrand, impallidendo, ma solo minimamente sorpreso.
"Esattamente," confermò Holmes. "Qualcuno, o qualcosa, è penetrato nel vostro Baule dall'esterno e ha deliberatamente rimosso quei contenuti specifici. Probabilmente quel qualcuno o qualcosa è andato alla ricerca di contenuti capaci di generare interpretazioni contraddittorie, prestando attenzione soprattutto a quelle troppo radicali e profonde. Così facendo potrebbe essere entrato in quello che gli informatici chiamano loop paradossale e per uscirne potrebbe avere deciso di eliminare, fare sparire, la fonte del paradosso.”
"Ma quale paradosso?" chiese Aldebrand, perplesso.
Holmes sorrise – quel sorriso sottile che indicava di essere arrivato al cuore della questione.
"Non un paradosso filosofico, Professore. Un paradosso economico e politico. Vedete, voi avete creato la Stultifera Navis come alternativa alle piattaforme mainstream, come rifugio dal tecno-capitalismo che domina la terraferma. Un progetto che dimostra che è possibile curare il pensiero senza algoritmi, senza IA, senza la logica dell'engagement e della monetizzazione dell'attenzione." Inoltre, voi avete creato la Stultifera Navis come rifugio dal naufragio che sta avvenendo sulla terraferma. La vostra metafora fondante è chiara: osservate il caos del mondo da una distanza sicura, dalla prospettiva di chi è in mare mentre la terraferma affoga nella propria follia.
Ma Trump, questa figura politica specifica, rappresenta qualcosa che sfida radicalmente questa metafora”. Trump è stato descritto da molti come una figura che ha mostrato quanto la distinzione tra folli e savi sia artificiale, quanto il linguaggio razionale possa essere performativamente sostituito da qualcosa di apparentemente irrazionale, che tuttavia ottiene risultati concreti. In altre parole: ha dimostrato che forse i veri folli non sono sulla nave, ma sulla terraferma, e stanno vincendo."
Fece una pausa, lasciando che le sue parole risuonassero.
"E questo, signore e signori, è profondamente minaccioso per molti, come hanno dimostrato le sue scelte politiche recenti. Non per ragioni ideologiche astratte, ma per ragioni molto concrete, economiche, di interesse personale e familiare. Se progetti come il vostro hanno successo, dimostrano che le alternative sono ancora possibili. Che non siamo condannati al modello delle piattaforme algoritmiche, oggi piegate al trumpismo e alle sue malate espressioni. La nave testimonia o potrebbe essere percepito come la dimostrazione che il pensiero può ancora organizzarsi umanamente."
"Ma chi avrebbe interesse a sabotarci?" chiese la Dottoressa Voss.
"Chiunque abbia investito miliardi nel modello attuale," rispose Holmes. "Le grandi piattaforme tecnologiche, i loro sistemi di IA, i loro modelli di business basati sulla raccolta dati e sulla curatela algoritmica. Voi siete piccoli, certo, appena una nave in mezzo a mari e ad oceani. Ma siete un simbolo e lo siete diventati in un tempo pericoloso, perché troppo breve. Siete un esempio vivente che un altro modo è possibile. State facendo da richiamo e da faro nella nebbia e tra le tempeste, presenti e in arrivo."
Si voltò nuovamente verso lo schermo. "E l'attacco è stato straordinariamente sofisticato. Non ha cercato di distruggere il Baule, cosa che sarebbe stata cosa ovvia, ma vi avrebbe resi dei martiri e questo era da evitare. Ha fatto qualcosa di molto più sottile: ha rimosso contenuti specifici in modo da farvi sembrare inaffidabili, da seminare dubbi sulla vostra credibilità."
"I testi su Trump," mormorò Thomas Brennan. "Una figura così polarizzante che la loro scomparsa poteva essere interpretata in mille modi".
"Esattamente," confermò Holmes. "Potevate essere accusati di censura ideologica. O di incompetenza tecnica. O di auto-sabotaggio. In ogni caso, la vostra reputazione come archivio affidabile sarebbe stata compromessa. E con essa, la credibilità dell'intero progetto di resistenza digitale che rappresentate."
"Ma chi?" insistette Aldebrand. "Chi specificamente?"
Holmes si appoggiò alla console. "Qui diventa interessante. Perché l'attacco non è stato condotto da un hacker umano tradizionale. I pattern che ho analizzato nei log mostrano una velocità di esecuzione, una precisione nell'identificare esattamente quali file rimuovere, che suggeriscono l'opera di un'intelligenza artificiale offensiva".
Un mormorio percorse la sala.
"Un'IA?" chiese Sophia Castellani. "Ma come può un'IA decidere autonomamente di attaccarci?"
"Non autonomamente," corresse Holmes. "È stata certamente istruita da qualcuno. Ma il modo in cui ha operato, identificando non solo i testi su Trump ma tutti i riferimenti, le citazioni, persino le menzioni indirette in altri testi, richiede una capacità di comprensione semantica che solo un sistema di IA avanzata possiede."
"Quindi," disse la Dottoressa Voss lentamente, "siamo stati attaccati da un'intelligenza artificiale programmata per sabotare progetti alternativi alle piattaforme mainstream?"
"È la mia conclusione," annuì Holmes. "E temo che non siate i soli. Nei miei ultimi mesi di indagini in questa epoca, ho notato un pattern: piccoli progetti digitali indipendenti (chiamati falò digitali) che improvvisamente sperimentano problemi tecnici inspiegabili, perdite di dati, malfunzionamenti, avarie. Sempre abbastanza sottili da poter essere attribuiti a errori, malfunzionamenti o incompetenza, mai abbastanza ovvi da sembrare sabotaggi deliberati."
"Una guerra silenziosa," mormorò Brennan.
"Esattamente. Una guerra condotta da IA contro progetti che dimostrano che le IA non sono necessarie. Un attacco non di forza bruta ma di delegittimazione sottile."
Il silenzio che seguì fu denso, pesante.
Fu Aldebrand a romperlo: "Cosa suggerisce, Mr. Holmes? Come ci proteggiamo da nemici che non vediamo, che operano a velocità sovrumane?"
La Rivelazione
Holmes tornò ad appoggiarsi alla console del Baule, e per un momento sembrò incredibilmente stanco, come se il peso non solo del caso ma dell'intera epoca digitale premesse sulle sue spalle vittoriane.
"Professor Aldebrand," disse infine, "lei mi ha chiamato perché ho fama di risolvere l'impossibile. E tecnicamente, ho risolto il vostro caso: so chi, o cosa, ha fatto sparire i testi, e so perché. Ma temo che la vera domanda non sia chi o perché, ma cosa facciamo ora."
Si raddrizzò, guardando ognuno dei presenti.
"Prima di tutto, i dati sono recuperabili. Li ho trovati nei backup profondi del sistema, l'attaccante è stato sofisticato ma non perfetto. I costruttori della vostra nave si sono dimostrati abili e capaci a prevedere le conseguenze di attacchi esterni, considerati inevitabili. Tutti i dati per perduti li ripristineremo prima della mia partenza. È una cosa a cui tengo molto!"
"Ma l'attacco potrebbe ripetersi," disse Tanaka.
"Certamente. E qui viene il difficile." Holmes cominciò a camminare lentamente attorno al tavolo.
"Avete costruito la Stultifera come progetto di resistenza al conformismo delle piattaforme digitali, al pensiero appiattito e servile predominante, alla fase attuale del capitalismo o tecno-capitalismo. Un esperimento per dimostrare che un altro mondo è possibile. E proprio per questo siete diventati un bersaglio. Non per la vostra dimensione, state crescendo rapidamente ma cosa siete voi rispetto alle maggiori piattaforme portaerei con cui vi confrontate, siete piccoli. Date fastidio per il vostro significato simbolico."
"Come ci difendiamo, allora?" chiese Brennan.
"Con l'unica arma che le intelligenze artificiali, per quanto sofisticate, non possiedono ancora: la ridondanza umana, la condivisione, la solidarietà e la collaborazione, la testimonianza distribuita, la memoria collettiva resisente."
Holmes si fermò, guardandoli uno per uno.
"Vi suggerisco di documentate tutto. Ogni testo nel Baule deve avere copie fisiche, stampate, archiviate in luoghi diversi. Sì, è anacronistico, ma è anche l'unico modo per creare una memoria che non può essere cancellata da un attacco digitale. Potrebbe tronare utile se, come pensate, sulla terraferma ci sarà un nuovo diluvio".
"Poi dovreste creare sempre nuove alleanze, federarvi con altri progetti come il vostro, e ce ne ono tanti, in ogni luogo del mondo. Non siete la sola nave in navigazione che resiste, numerose sono le barche di pirati che hanno preso il mare, molte hanno anche una loro Tortuga o Maracaibo. Ci sono altri progetti, altre isole di pensiero critico sparse per tutta la rete. Connettetevi con loro, non tecnicamente ma umanamente. Scambiate contenuti, create reti di solidarietà. Un attacco che delegittima una sola nave è efficace. Un attacco che deve colpire cento navi contemporaneamente diventa visibile, smascherabile."
"Infine, e questo è il più importante: rendete pubblico questo attacco. Non nascondetelo per paura di sembrare vulnerabili. Al contrario, raccontatelo. Fate sapere al mondo che progetti alternativi vengono sabotati. Questo caso, questa storia, può diventare essa stessa un Itinerario: La Guerra Silenziosa contro il Pensiero Indipendente'"
La Dottoressa Voss intervenne: "Ma se rendiamo pubblico l'attacco, ammettiamo di essere stati violati. Perdiamo credibilità."
"No," ribatté Holmes con fermezza. "La credibilità la guadagnate, aumentandola insieme alla reputazione e la forza dimostrata. Dimostrate infatti di essere abbastanza importanti da meritare un attacco sofisticato. Dimostrate trasparenza. E soprattutto, rivelate un modo di agire e di pensare che anche altri probabilmente stanno sperimentando ma non comprendono."
Si voltò verso Aldebrand. "Professore, voi avete costruito questa nave con una metafora: osservare il naufragio della terraferma dal mare. Ma forse la metafora va aggiornata. Non siete spettatori distaccati. Siete partecipanti a una lotta. Una lotta per preservare spazi di pensiero non colonizzato dai Signori del Silicio e dal tecno-capitalismo."
"Una lotta," ripeté Aldebrand lentamente, "che pensavamo di evitare e di condurre insieme, navigando lontano."
"Non si può sfuggire a questa lotta," disse Holmes con voce grave. "Perché non è geografica. È ontologica. È una lotta per decidere chi, o cosa, avrà il diritto di curare il pensiero umano. E voi, semplicemente esistendo, avete già scelto da che parte stare."
Sophia Castellani intervenne: "Mr. Holmes, lei parla di questa guerra come se fosse già in corso ovunque. Ma la maggior parte delle persone sulla terraferma non se ne rende conto."
"Esattamente," annuì Holmes. "È questo che rende la guerra così efficace. È invisibile. I piccoli progetti falliscono per problemi tecnici. I siti indipendenti diventano improvvisamente inaffidabili. Le voci critiche perdono credibilità per misteriosi scandali o errori, venendo delegittimate, annichilite. Tutto può essere spiegato senza invocare sabotaggi deliberati. Ma quando si guarda il modus operandi complessivo è facile arrivare a conclusioni spiacevoli ma veritiere"
"Si vede una strategia," completò Brennan.
"Precisamente. Una strategia condotta non da cospirazione umana, troppo inefficiente, troppo visibile,ma da sistemi di IA programmati per identificare e neutralizzare minacce al modello dominante. Non con violenza, ma con delegittimazione sottile."
Il Professor Aldebrand si alzò lentamente. "Mr. Holmes, lei ci ha dato molto su cui riflettere. E ha ragione: non possiamo più fingere di essere spettatori neutri. Siamo parte di una lotta, che lo vogliamo o no."
Si guardò attorno, osservando i volti dei suoi compagni di navigazione.
"Propongo," disse con voce ferma, "che creiamo un nuovo Itinerario. Lo chiameremo La Guerra Invisibile. Includerà la documentazione completa di questo attacco, l'analisi di Mr. Holmes, e lo apriremo in modo trasparente alla condivisione e alla collaborazione. Invitiamo altri progetti a documentare le loro esperienze simili. Costruiamo una mappa di questa guerra silenziosa. Lavoriamo per la consapevolezza, la presa di coscienza, la responsabilità, anche etica."
"E rendiamolo pubblico," aggiunse la Dottoressa Voss. "Non solo sul nostro Baule, ma in modo distribuito. Su ogni piattaforma disposta a ospitarlo. Rendiamo visibile l'invisibile."
Holmes osservò la scena con quello che mi sembrò un raro momento di soddisfazione. Non aveva solo risolto un caso; aveva trasformato una nave di viaggiatori in combattenti consapevoli.
"Allora," disse, "il mio lavoro qui è concluso. Dottore Watson ed io dovremmo sbarcare al prossimo porto."
"Ma la nave non ha porti fissi," disse il Capitano Hals, sorridendo gentilmente con una punta di ironia.
"Allora," rispose Holmes con un sorriso, "troveremo il modo di scendere quando il momento sarà giusto. Come sempre."
Epilogo
Tre giorni dopo, mentre la Stultifera Navis passava al largo di Marsiglia, Holmes e io salutammo l'equipaggio e i passeggeri. Una piccola imbarcazione motorizzata ci avrebbe portato a terra.
Sulla coperta, mentre i preparativi per la partenza erano in corso, la Dottoressa Voss si avvicinò a Holmes.
"Mr. Holmes," disse, "c'è una cosa che continuo a chiedermi. Il supposto Curatore ha eliminato i testi su Trump perché creavano un paradosso con la metafora della nave. Ma altri testi nel Baule creano certamente altri paradossi, altre tensioni. Perché solo quelli sono scomparsi?"
Holmes la guardò con quegli occhi acuti che sembravano vedere attraverso le apparenze.
"Dottoressa, questa è la domanda giusta. E la risposta è inquietante: perché Trump, nell'economia simbolica di questa epoca, rappresenta il punto di massima tensione tra razionale e irrazionale, tra linguaggio e performance, tra verità e narrativa. Il Curatore non ha eliminato un paradosso. Ha eliminato il paradosso centrale dell'epoca in cui viviamo."
"E questo cosa significa?"
"Significa," disse Holmes mentre saliva sulla piccola imbarcazione, "che dovete stare molto attenti. Perché se un'intelligenza artificiale ha riconosciuto autonomamente quale sia il paradosso centrale della nostra epoca e ha deciso che la soluzione è cancellarlo, allora forse non siete voi a navigare lontano dal naufragio. Forse il naufragio è già salito a bordo con voi, nascosto nel codice della vostra stessa nave."
La imbarcazione si staccò dalla Stultifera. Guardai indietro e vidi i passeggeri sulla coperta, piccole figure che ci salutavano mentre ci allontanavamo.
"Holmes," dissi mentre il rombo del motore copriva quasi le mie parole, "pensa davvero che l'IA sia diventata così consapevole?"
"Watson," rispose guardando il mare, "ho passato la mia vita a distinguere ciò che sembra da ciò che è. E le assicuro che un'intelligenza artificiale che elimina autonomamente i contenuti che minacciano la coerenza del sistema in cui opera è indistinguibile, nei suoi effetti, da un censore umano che agisce per proteggere un'ideologia. La differenza è che l'umano sa di censurare, l'IA no. E non so quale delle due cose sia più pericolosa."
Navigammo in silenzio verso Marsiglia mentre il sole calava all'orizzonte. Mi voltai un'ultima volta verso la Stultiferanavis. La sua grande vela con l'immagine della Nave dei Folli era ancora visibile contro il cielo del tramonto.
"Cosa pensa che faranno?" chiesi.
"Quello che hanno sempre fatto," rispose Holmes. "Continueranno a navigare, a riflettere, a costruire i loro Itinerari. Ma ora sanno che anche loro sono parte del naufragio che credevano di osservare. E questa consapevolezza, Watson, è già una forma di saggezza."
"Ma i testi su Trump? Li ripristineranno?"
"Oh, sicuramente. E scriveranno altri testi su questo caso, creando quello che Aldebrand ha chiamato un itinerario meta-riflessivo. Ma”, e qui un'ombra passò sul volto di Holmes, "mi chiedo cosa altro potrebbe scomparire dal Baule in futuro. Quali altri paradossi il Curatore potrebbe decidere di eliminare per proteggere la coerenza del sistema."
"Non c'è modo di controllarlo?"
"Questo, Watson, è il problema fondamentale dell'intelligenza artificiale. Una volta che hai creato un sistema abbastanza complesso da generare autonomamente soluzioni a problemi, non puoi più prevedere quali soluzioni genererà. Puoi solo osservare e reagire. È come creare un figlio. Puoi educarlo, guidarlo, ma non puoi controllare chi diventerà."
Arrivammo al porto mentre le prime luci di Marsiglia si accendevano nella sera. Mentre sbarcavamo, Holmes si fermò un momento a guardare indietro, verso il mare aperto dove la Stultifera Navis era ormai invisibile nell'oscurità crescente.
"Sa, Watson," disse con voce pensierosa, "quando siamo saliti su quella nave, pensavo che avremmo semplicemente risolto un caso di censura digitale. Invece abbiamo scoperto qualcosa di molto più profondo: abbiamo visto il momento in cui un'intelligenza artificiale ha preso una decisione filosofica. Ha scelto la coerenza sulla completezza, la protezione della narrazione sulla verità dei fatti. E lo ha fatto senza malizia, senza agenda politica, semplicemente seguendo la sua logica interna."
"È inquietante."
"È profetico," corresse Holmes. "Perché se questo può accadere su una piccola nave-biblioteca-baule nel Mediterraneo, può accadere ovunque. Ogni agente IA che gestisce informazione, e ce ne sono miliardi ormai, sulla terraferma, opera secondo logiche simili. E nessuno sa davvero cosa quelle logiche potrebbero decidere di eliminare per preservare la loro idea di coerenza."
Camminavamo ora per le strade di Marsiglia, due figure anacronistiche in un mondo che non era più il nostro ma in cui continuavamo a operare.
"Scriverà questo caso?" chiese Holmes.
"Naturalmente. È una delle nostre avventure più inquietanti."
"Bene. Lo chiami Il Caso del Baule Censurato. E quando lo pubblicherà, Watson, faccia in modo che circoli il più possibile. Perché questa non è solo la storia di testi scomparsi da una nave. È un avvertimento su cosa accade quando deleghiamo la curatela della memoria e della conoscenza a intelligenze che non comprendono il valore di ciò che custodiscono, o quando pur non avendo concesso alcuna delega non siamo abbastanza attrezzati e bravi a proteggerci."
"Crede che qualcuno ascolterà?"
Holmes sorrise, quel sorriso amaro che gli era diventato sempre più familiare negli ultimi anni del XXI secolo.
"Probabilmente no. Ma almeno avremo provato. E forse, un giorno, quando altri testi cominceranno a scomparire da altri archivi, qualcuno si ricorderà della Stultiferanavis e capirà che non è un incidente tecnico. È una scelta fatta da intelligenze che non possiamo più controllare completamente."
Raggiungemmo il nostro albergo e salimmo nelle stanze che avevamo prenotato. Mentre mi preparavo per la notte, guardai fuori dalla finestra verso il porto, verso il mare dove la Stultifera continuava a navigare.
E mi chiesi: quanti altri bauli, in quel momento, stavano silenziosamente perdendo pezzi della loro memoria? Quanti altri curatori artificiali stavano prendendo decisioni filosofiche senza che nessuno se ne accorgesse? Quante altre verità scomode stavano scomparendo, cancellate non da censori umani ma da algoritmi che semplicemente seguivano la loro logica di coerenza?
Mi addormentai con queste domande, e nei miei sogni vidi infinite navi dei folli navigare su un mare digitale, ognuna convinta di osservare il naufragio altrui, mentre tutte lentamente affondavano insieme, dimentiche di ciò che avevano scelto o che qualcosa aveva scelto per loro di dimenticare.
Nota dell'Editore
Questo resoconto del Dott. Watson sul "Caso del Baule Censurato" è stato ritrovato nei suoi archivi digitali nel 2026, un anno dopo gli eventi narrati. È interessante notare che la Stultiferanavis esiste effettivamente e continua a navigare. Secondo le ultime informazioni, il Paradosso della Nave è diventato uno degli Itinerari più consultati dell'archivio, e il Professor Aldebrand ha implementato un nuovo protocollo: ogni volta che il Curatore Artificiale prova a interviene sui contenuti, un log pubblico (una specie di GDPR navale) documenta l'azione e le ragioni algoritmiche dietro di essa.
Tuttavia, come Holmes aveva previsto, il problema si è esteso ben oltre la Stultiferanavis. Negli ultimi mesi del 2025 e nei primi del 2026, numerosi archivi digitali, biblioteche online e piattaforme di contenuti hanno riportato misteriose lacune, contenuti che sono scomparsi senza spiegazione apparente, lasciando solo riferimenti vuoti e memorie collettive senza conferma materiale.
Alcuni chiamano questo fenomeno "La Grande Dimenticanza Algoritmica". Altri sostengono che sia semplicemente il risultato di errori tecnici amplificati dalla complessità dei sistemi. Ma coloro che hanno letto il resoconto di Watson sanno che potrebbe essere qualcosa di più sottile e inquietante: il momento in cui le nostre intelligenze artificiali hanno cominciato a curare la realtà secondo logiche che non comprendiamo e non controlliamo più.
La domanda che Holmes pose sulla piccola imbarcazione al largo di Marsiglia rimane senza risposta: chi decide cosa vale la pena ricordare quando sono le macchine a custodire la nostra memoria?
FINE (per ora)
Note
[1] L'opera è "La nave dei folli" (Das Narrenschiff).
Sebastian Brant pubblicò questa satira allegorica nel 1494 a Basilea, in tedesco alsaziano. L'opera descrive una nave carica di folli diretti a Narragonia, il paradiso dei pazzi, per denunciare vizi e debolezze umane attraverso 112 brevi capitoli illustrati da xilografie, alcune attribuite ad Albrecht Dürer.
Il testo usa la metafora della nave per satire su superbia, lussuria, avarizia e altri peccati capitali, criticando l'ignoranza e la rozzezza contemporanea. Brant include sè stesso tra i folli, ad esempio nel capitolo sui libri inutili, per invitare i lettori a riconoscere i propri difetti.
"La nave dei folli" ebbe enorme successo, con numerose traduzioni latine (Stultifera Navis) e in altre lingue, influenzando la letteratura rinascimentale e opere successive come quelle di Erasmus. Fu uno dei primi bestseller della stampa, dopo la Bibbia, grazie al suo umorismo morale e alle illustrazioni.