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“Dobbiamo immaginare Sisifo felice.” (Albert Camus)


Ma se Sisifo non fosse un uomo? Se, invece, avesse quattro zampe, il pelo grigio, gli occhi obliqui e passasse le sue giornate a inseguire lucertole che non prenderà mai?

Mark Rowlands, filosofo gallese, ha convissuto per oltre dieci anni con un lupo ibrido di nome Shadow. Da questa relazione è nato The Philosopher and the Wolf — pubblicato in Italia come Filosofia del cane — un libro a metà tra memoriale e trattato ontologico, dove la filosofia scende a terra, cammina, corre, e talvolta ringhia.

Nel cuore del libro vi è una scena apparentemente banale: Shadow rincorre le iguane nel giardino. Non le afferra mai. Tuttavia, persiste. E pare felice.

Sisifo, il cane e l’assurdo

Albert Camus ha trasformato Sisifo, personaggio mitologico condannato dagli dèi a spingere in eterno un masso su per una montagna, nell’icona tragica della condizione umana. Per Camus, la grandezza di Sisifo sta nell’accettare l’assurdità del proprio destino, nel trasformare la pena in scelta. “Il vero tema della filosofia”, scriveva Camus, “è il suicidio.” Eppure, Sisifo resiste.

Ma Shadow non conosce la rivolta, né la disperazione. Non ha bisogno di salvare la propria dignità attraverso la coscienza dell’assurdo. Egli non pensa, agisce. Non rielabora, non giustifica. Corre.

Là dove Sisifo ha bisogno di filosofia per essere felice, Shadow lo è senza saperlo.

Ontologia e presenza

Quella del cane — suggerisce Rowlands — è una modalità ontologica differente. L’animale, pur non possedendo la consapevolezza tragica dell’uomo, abita il mondo con una pienezza che l’umano ha perduto. Non conosce l’angoscia del tempo, non tematizza la morte, non costruisce fictions consolatorie.

Nel gesto reiterato di rincorrere un animale irraggiungibile, Shadow è pienamente nel gesto. E in quel gesto ritrova la gioia.

Nietzsche avrebbe riconosciuto in questo una forma di eterno ritorno. Heidegger, forse, vi avrebbe colto un esserci privo di proiezione. Io vi riconosco un paradosso: l’animale, che non ha bisogno della filosofia, ne incarna la verità più profonda.

Un’etica rovesciata

Rowlands non sentimentalizza il cane. Non è il “migliore amico dell’uomo”, né un sostituto della coscienza. È un altro modo di stare al mondo, che ci interroga proprio perché è altro.

E se l’etica non fosse, come abbiamo sempre creduto, una conquista della ragione, ma una qualità della presenza?
E se l’innocenza non fosse ignoranza, ma lucidità senza sovrastrutture?

Shadow non ha mai preso un’iguana. Non importa.
Ogni giorno il suo masso è lì. E lui lo rincorre.

A differenza di Sisifo, non ha bisogno d’immaginarsi felice. Lo è.


Bibliografia

Rowlands, Mark. Filosofia del cane. Trad. it. di M. C. Sala. Torino: Einaudi, 2022. [Tit. orig. The Philosopher and the Wolf. Granta Books, 2008.]

Camus, Albert. Il mito di Sisifo. Trad. it. di A. Pinchetti. Milano: Bompiani, 2007. [Tit. orig. Le Mythe de Sisyphe, Gallimard, 1942.]

Heidegger, Martin. Essere e tempo. Trad. it. di P. Chiodi. Milano: Longanesi, 1978. [Tit. orig. Sein und Zeit, 1927.]

Nietzsche, Friedrich. La gaia scienza. Trad. it. di S. Giametta. Milano: Adelphi, 1977. [Tit. orig. Die fröhliche Wissenschaft, 1882.]

Derrida, Jacques. L’animale che dunque sono. Trad. it. di M. Barenghi. Milano: Jaca Book, 2006. [Tit. orig. L’Animal que donc je suis, 2006.]

Giorgio Agamben. L’aperto. L’uomo e l’animale. Torino: Bollati Boringhieri, 2002.

Pubblicato il 30 marzo 2025

Calogero (Kàlos) Bonasia

Calogero (Kàlos) Bonasia / “omnia mea mecum porto”: il vero valore risiede nell’esperienza e nella conoscenza che portiamo con noi