Nell'ex quartiere dei Gelsomini non c’erano più i gelsomini. C’erano pareti di polimero sintetico bianco che ne emettevano il profumo ogni martedì, alle ore diciotto precise, com'era stabilito dal Regolamento comunale sull'emissione degli odori.
Eva sedeva sul lettino nella Stanza del Recupero. Davanti a lei, un funzionario con il camice stirato così bene da sembrare fatto di metallo controllava il suo Orologio Viscerale.
«Il battito è irregolare, ragazza», disse l’uomo senza alzare gli occhi, «hai di nuovo frequentato il Settore, vietato ai non addetti, dei Ricordi Non Catalogati?».
Eva non rispose. Teneva le mani nascoste nelle pieghe della gonna. In tasca, un pezzetto di carta oleata, un reperto illegale trovato tra le macerie di una vecchia pasticceria. Sapeva di zucchero bruciato e di polvere, odori che nel nuovo mondo non avevano nome.
«Sa,» sussurrò lei, «ieri ho visto un uccello. Ma non aveva il chip sulla zampa. Volava in modo imprevedibile, come se decidesse lui dove andare».
Il funzionario si fermò. Il rumore della penna digitale sul tablet tradì un suo moto di fastidio. «Gli imprevisti sono una forma di stress non positivo, ragazza, un tipo di stress che genera ansia. L’ansia riduce la produttività e questo non va bene. Non è accettabile avere ansie per velleità individualiste, nella nostra società. E non dovrei dirti cose apprese da chiunque fin dal primo anno di Scuola Standard. Dovresti già sapere molto bene quanto non sia raccomandabile andare in giro per esplorazioni non autorizzate e perdipiù con lo sguardo rivolto al cielo».
Eva chiuse gli occhi. Immaginò - chissà come mai (nulla aveva più senso, del resto) - la pioggia, quella vera che bagnava la pelle, quella che qualche vecchio matto ancora raccontava di aver vissuto.
«Voglio rinunciare al mio corpo», pronunciò questa frase con decisione e amarezza, e le sembrò di togliersi un peso antico.
L’uomo col camice di stoffa-metallo alzò gli occhi verso di lei per la prima volta da quando Eva era lì. La sua espressione era ancora identica, impassibile, ma forse stavolta l'impercettibile moto interiore era di una specie di sollievo, come quando pensi di avere un problema da risolvere e inaspettatamente scopri che qualcun altro lo ha già risolto e non devi più preoccuparti. Sentenziò: «La rinuncia al corpo è irreversibile. Sono tenuto a verificare che tu sia consapevole del fatto che non ci sarà più luce capace di darti forma e contorni. Diventerai trasparente per il sistema. Risulterai Assente a Tempo Indeterminato. Sarai calpestabile in quanto Esistenza resa Invisibile e pertanto priva di valore».
«Lo so», rispose lei con un sorriso che sembrava un taglio sottile su un vetro, «è che mi sono stancata di appartenere a questo mondo. Preferisco non avere affatto una forma. Almeno non avrò più limiti e confini».
Il funzionario si limitò ad aggiungere: «Non occorre che giustifichi le tue scelte, avrai i tuoi motivi». «Già, se non per restare, almeno me li concedete per sparire». Il funzionario finse di non sentire, tanto ormai di lì a poco quella situazione non l'avrebbe più riguardato. E per quel giorno il suo turno di Recupero Umani Anomali non era stato nemmeno troppo faticoso.
Eva si alzò e, come se fosse la cosa più naturale del mondo, senza necessità di particolari indicazioni, si incamminò verso la cabina del Dissolvimento Molecolare. Mentre passava sotto i sensori, la sua sagoma iniziò a sbiadire, gradualmente, pixel dopo pixel, come un ricordo che sfuma dalla memoria. Dietro di lei, il funzionario annotò: "Soggetto nr. 40.200 serie C – Autodemolizione corporea volontaria: Ottimizzazione dello spazio comunitario riuscita senza complicazioni".
In camera, quel giorno, rientrando a casa da lavoro, i genitori di Eva trovarono questo suo scritto:
"La scelta dei Trasparenti non è una fuga, ma una forma di resistenza fatta di silenzio e sogni. Rinuncio ad esistere fisicamente, e ad essere vista, per poter scoprire la libertà di vedere, di spaziare col mio sguardo e con la mia presenza interiore (credo un tempo la chiamassero Anima). Varcherò orizzonti, andrò ben oltre ogni confine imposto".
Eva non si era dissolta nell'etere. Era ancora lì. Più viva che mai.