Capitolo I
La Lettera Sigillata
Era una mattina di gennaio particolarmente rigida del 1891, quando il nostro appartamento di Baker Street al numero 221B (originariamente era il 239) ricevette una visita che avrebbe condotto il mio amico Sherlock Holmes verso uno dei casi più singolari della sua straordinaria carriera. La nebbia londinese non era mai stata così fitta, premeva contro i vetri delle finestre come un essere vivente, e il fuoco nel camino scoppiettava allegramente provando a vincere l'umidità che, superata la barriera di finestre inglesi non perfettamente isolate, era penetrata da giorni fin nelle ossa e in ogni angolo della stanza di una townhouse georgiana costruita nel 1815 che da tempo aveva bisogno di interventi di manutenzione.
Holmes era seduto nella sua poltrona preferita, imbottita e vicina al caminetto, con i suoi alti schienali laterali (wingback chair), una poltrona tipica dell’epoca vittoriana che serviva a Holmes per riflettere sui casi in cui era coinvolto ma anche per fumare la sua pipa dialogando con me. Era avvolto nella vestaglia color porpora (dressing gown) che, dismessa la sua immagine di uomo in azione con mantello e cappello, sempre indossava nei momenti di relax e confort domestico, intento a fumare la sua pipa e a scorrere le colonne del Times con quella concentrazione febbrile che io avevo imparato a riconoscere come preludio alle sue investigazioni più memorabili. Improvvisamente, udimmo il suono della campanella al piano di sotto, seguito dai passi pesanti della signora Hudson sulle scale.
"Una lettera per il signor Holmes," annunciò la signora Hudson, proprietaria e governante della nostra casa in Baker Street, porgendo un plico sigillato con ceralacca rossa. "Il messaggero ha detto che è di estrema urgenza."
Holmes prese la lettera con quel movimento emotivamente noncurante e distaccato, felino, che gli era caratteristico e la esaminò con attenzione prima ancora di aprirla.
"Ceralacca di qualità superiore, Watson. Osserva l'impressione: una nave iconografica carica di figure umane. Curioso motivo araldico, non trovi? La carta è della migliore fabbrica di Bond Street, e tuttavia la grafia tradisce una certa agitazione. Le parole sono state tracciate in fretta, ma la mano è educata, aristocratica direi. Vediamo cosa ci riserva questo enigma epistolare."
Ruppe il sigillo e lesse in silenzio per alcuni istanti, mentre le sue sopracciglia si inarcavano progressivamente. Infine, mi passò la lettera con un sorriso enigmatico.
"Leggi, mio caro Watson, e dimmi cosa ne pensi."
Presi il foglio e lessi:
Egregio Signor Holmes,
Ci rivolgiamo a Lei come ultima speranza in una faccenda che ha sconcertato Scotland Yard e gettato nello sconforto le nostre famiglie. Sei mesi or sono, abbiamo varato nei cantieri di Glasgow una nave battezzata Stultifera Navis, un progetto cantieritsico navale al quale abbiamo dedicato fortune e anima in egual misura. La nave, ispirata all'immortale opera Das Narrenschiff del poeta Sebastian Brant, era destinata a un viaggio di natura filosofica e scientifica, finalizzata a un esperimento sociale che avrebbe dovuto durare due anni.
Il 15 luglio dello scorso anno, la Stultifera Navis è salpata da Plymouth con a bordo quarantadue anime: i suoi due comandanti, una ciurma di diciotto persone e ventidue passeggeri di varia estrazione. Da allora, nessuna comunicazione è più pervenuta. Le autorità marittime hanno dichiarato la nave dispersa, probabilmente naufragata al largo delle coste della Cornovaglia, ma nessun relitto è stato mai ritrovato.
Signor Holmes, vi sono circostanze in questa vicenda che ci inducono a credere che qualcosa di più complesso e sinistro sia accaduto. Non possiamo parlarne per lettera. Vi imploriamo di riceverci domattina alle undici. Le nostre vite e la nostra reputazione sono nelle Sue mani.
Devotissimi, Sir Reginald Pembroke e Lady Constance Ashworth
"Cosa ne dici, Watson?" chiese Holmes, accendendosi la pipa con un tizzone ardente preso dal camino.
"Mi sembra una tragedia marittima," risposi, "benché il silenzio completo che sembra avvolgere la partenza e il viaggio della nave, fino al suo presunto naufragio, sia piuttosto singolare. Nessun relitto, nessun superstite. È come se la nave fosse stata inghiottita dal mare."
"Ah, ma è proprio questo il punto, caro amico! Il mare non inghiotte navi senza lasciare tracce. Relitti, detriti, purtroppo anche corpi, qualcosa dal mare emerge sempre, galleggia e viaggia sulle onde. E nota bene: parliamo di luglio, non di inverno. Le tempeste estive sono rare in quelle acque della Cornovaglia. E poi, questo progetto filosofico e scientifico, una nave battezzata con il nome della Nave dei Folli di Brant. Conosci quell'opera, Watson?"
"Solo per sentito dire," ammisi. "Un poema satirico medievale, se non erro."
"Precisamente! Pubblicato nel 1494, raffigurava una nave carica di folli che navigavano verso una terra immaginaria. Era un'allegoria morale sulla follia umana. E ora, nel nostro illuminato secolo diciannovesimo, due aristocratici inglesi varano una nave con quello stesso nome per un esperimento sociale. La faccenda si fa sempre più interessante."
Holmes si alzò e cominciò a camminare nervosamente avanti e indietro per la stanza con le mani dietro la schiena e la testa china, completamente immerso nei suoi pensieri e fumando la sua pipa, come era suo costume quando un caso catturava completamente la sua attenzione e iniziava una delle sue pratiche di riflessione intensa che sempre caratterizzava, fin dall’inizio, l’analisi di casi complessi, alla ricerca di indizi apparentemente scollegati.
"Domani alle undici conosceremo i dettagli. Nel frattempo, Watson, potresti fare qualche ricerca su questi due armatori? Consulta il Debrett's[1] e vedi cosa riesci a scoprire. Io, dal canto mio, telegrafò a mio fratello Mycroft. Se c'è qualcosa di politicamente delicato in questa faccenda, lui lo saprà certamente."
Così trascorremmo il resto della giornata, io immerso nelle genealogie aristocratiche e Holmes in una nuvola di fumo di tabacco, alternando momenti di intensa concentrazione a periodi di apparente torpore che io avevo imparato a riconoscere come le fasi più produttive del suo processo deduttivo.
Quando ci ritirammo per la notte, sentivo che stavamo per imbarcarci in un'avventura che avrebbe messo alla prova anche le straordinarie capacità del mio amico.
Capitolo II
Gli Armatori Disperati
L'indomani, puntuale come un orologio svizzero, alle undici in punto la signora Hudson annunciò Sir Reginald Pembroke e Lady Constance Ashworth. Holmes, che aveva trascorso la mattinata in uno stato di febbrile anticipazione, si alzò per accoglierli con quella cortesia formale che riservava ai clienti di rango.
Sir Reginald era un uomo sulla cinquantina, alto e distinto, con capelli grigi accuratamente pettinati e baffi all'ultima moda. Il suo abito era impeccabile, ma gli occhi tradivano notti insonni e preoccupazioni profonde. Lady Constance, più giovane di una decina d'anni, possedeva quella bellezza intellettuale che a volte si trova nelle donne di grande cultura: lineamenti decisi, sguardo penetrante, e un portamento che suggeriva abitudine al comando piuttosto che alla sottomissione.
"Signor Holmes, dottore Watson," disse Sir Reginald con voce roca dall'emozione, "non possiamo esprimere quanto apprezziamo che abbiate accettato di riceverci."
"Sedetevi, vi prego," disse Holmes, indicando le sedie che aveva disposto davanti al camino. "La vostra lettera ha suscitato la mia curiosità. Ma prima di procedere, permettetemi alcune osservazioni che potrebbero risparmiarci del tempo. Sir Reginald, voi siete stato recentemente in Cornovaglia, più precisamente nella regione di Lizard Point. Le tracce di argilla rossa sulle suole delle vostre scarpe sono inconfondibili. Lady Constance, voi avete studiato filosofia in Germania, probabilmente all'università di Heidelberg, dove avete sviluppato un interesse particolare per la letteratura medievale tedesca. L'esemplare del Narrenschiff che intravedo nella vostra borsa è un'edizione del 1497, estremamente rara."
I nostri visitatori si guardarono stupefatti.
"Come potete..." cominciò Lady Constance, ma Holmes la interruppe con un gesto della mano.
"Elementare, mia signora. Ma veniamo al nocciolo della questione. Raccontatemi tutto, e non omettete alcun dettaglio, per quanto possa sembrarvi insignificante."
Sir Reginald si schiarì la gola e cominciò: "Signor Holmes, per comprendere questa vicenda dovete conoscere la genesi del nostro progetto. Tre anni fa, Lady Constance ed io ci incontrammo durante una conferenza sulla riforma dei manicomi (chiamati asylums o lunatic asylums). Entrambi credevamo che il trattamento dei malati di mente nel nostro paese fosse una vergogna nazionale, tanto erano affollati, lugubri, barbarici nel trattamento riservato ai ricoverati, spesso rinchiusi a vita per comportamenti non necessariamente collegabili a malattie mentali. Lady Constance aveva studiato i nuovi metodi europei, dove la libertà e l'arte sono considerati strumenti terapeutici, mentre io, in qualità di fiduciario di Bedlam[2], avevo visto con i miei occhi gli orrori dell'istituzione, in particolare di quelle pubbliche riservate ai più poveri, spesso usate per rinchiudere donne considerate difficili, eredi scomodi o persone perfettamente sane ma socialmente problematiche.
Lady Constance prese la parola: "Decidemmo di creare un esperimento radicale. Una comunità viaggiante che avrebbe unito intellettuali, artisti, scienziati e persone affette da disturbi mentali in un ambiente caratterizzato da libertà e creatività. Il nome Stultifera Navis era una dichiarazione di intenti: se la società ci considerava folli per questo progetto, avremmo abbracciato quella follia come segno distintivo di saggezza."
"Affascinante," mormorò Holmes. "Continuate."
"Reclutammo due comandanti straordinari," proseguì Sir Reginald. "Il Capitano Erasmus Flood, ex professore di filosofia a Oxford, espulso per le sue teorie eretiche sulla natura della saggezza e della follia. E come primo ufficiale, Ophelia Crane, la prima donna ad aver comandato una nave della marina britannica, degradata per aver salvato naufraghi in mare disubbidendo a ordini superiori durante una missione nelle Indie."
"E la ciurma?" chiese Holmes, le dita unite in quello che io chiamavo il suo arco di concentrazione.
Lady Constance estrasse un foglio dalla borsa. "Avevamo tre membri della Società Fabiana[3], espulsi per idee troppo radicali. Un pittore preraffaellita[4] di nome Dante Rosslyn, che dipingeva solo in stato di trance. Una poetessa suffragetta[5], Miss Aurora Blackwood. Un discepolo di Nietzsche, un anarchico proudhoniano, un medico specializzato in alienazione mentale, il dottor Cornelius Marsh, che credeva nella cura attraverso l'arte. E poi, la parte più controversa del nostro esperimento: otto pazienti volontari del manicomio di Bedlam che avevano chiesto di unirsi al viaggio."
"Volontari?" chiesi, non riuscendo a trattenere lo stupore.
"Assolutamente, dottore Watson," ribatté Lady Constance con fierezza. "Ognuno di loro ha firmato il proprio consenso davanti a un notaio. Erano persone che la società aveva etichettato come folli, ma che possedevano lucidità e desiderio di libertà. Il nostro esperimento offriva loro qualcosa che nessun manicomio avrebbe mai dato: dignità e speranza."
Holmes si alzò e cominciò a camminare. "E oltre a questi?"
"Due bambini orfani," continuò Sir Reginald, "che Lady Constance aveva preso sotto la sua protezione. Un vecchio marinaio cieco di nome Silas, che conosceva mille storie del mare. E un gesuita spretato, Padre Ignatius, esperto di teologia eterodossa."
"Quarantadue anime," mormorò Holmes. "Il numero perfetto per una moderna Arca di Noè. E ora ditemi: cosa non avete raccontato a Scotland Yard?"
Il silenzio che seguì fu eloquente. Sir Reginald e Lady Constance si scambiarono un'occhiata carica di significato.
"Sapevamo che avrebbe compreso," disse infine Lady Constance. "Signor Holmes, la nave non è naufragata. Almeno, noi non lo crediamo."
"Continuate," disse Holmes, gli occhi che brillavano d'interesse.
"Tre settimane fa," riprese Sir Reginald, "ho ricevuto un messaggio anonimo. Una bottiglia trovata su una spiaggia della Cornovaglia, sigillata con la stessa ceralacca della nostra nave. All'interno, un foglio con versi del Narrenschiff in tedesco medievale."
Lady Constance estrasse il foglio e lo porse a Holmes, che lo esaminò attentamente.
"'Wer syn schiff wil richten recht / Der muß haben gůt bedacht'," lesse Holmes. "'Chi vuole dirigere bene la sua nave deve avere buon giudizio.' E questi numeri alla fine?"
"Inizialmente pensavamo fossero una data," disse Sir Reginald, "ma Lady Constance ha scoperto che potrebbero essere coordinate."
"Coordinate che puntano alla costa della Cornovaglia," disse Holmes con un sorriso. "Più precisamente, alla regione di Lizard Point, dove voi, Sir Reginald, siete stato di recente. Cosa avete trovato lì?"
Sir Reginald abbassò lo sguardo. "Nulla di definitivo, signor Holmes. Ma ho visto... ho visto segni di attività umana in una baia che dovrebbe essere deserta. Fuochi notturni, forse. E quando ho cercato di avvicinarmi via mare, le correnti mi hanno respinto. È come se qualcuno non volesse che ci si avvicinasse."
Holmes rimase in silenzio per un lungo momento, fumando la sua pipa. Infine, parlò: "Sir Reginald, Lady Constance, credo che il vostro esperimento non sia naufragato. Credo che sia riuscito fin troppo bene. E sospetto che i vostri naufraghi non desiderino affatto essere trovati. Ma voi avete diritto di sapere la verità, e io vi aiuterò a scoprirla. Watson, prepara il nostro bagaglio. Domani partiamo per la Cornovaglia."
Capitolo III
Il Viaggio verso Lizard Point
Il treno per Plymouth partì la mattina seguente dalla stazione di Paddington, un viaggio ferroviario scenografico e confortevole, trasportandoci attraverso i paesi di Reading, Swindon, Exeter e altre cittadine del West Country, tra le verdi campagne dell'Inghilterra meridionale, le colline del Devon, e verso le scogliere selvagge della Cornovaglia. Holmes aveva trascorso la serata precedente immerso in carte nautiche, rapporti della Guardia Costiera e corrispondenza con i suoi informatori sparsi per il regno.
"Watson," mi disse Holmes mentre il paesaggio scorreva oltre il finestrino, "questo caso presenta caratteristiche che lo rendono unico nella mia esperienza. Non stiamo cercando criminali, ma piuttosto idealisti che potrebbero aver commesso il crimine perfetto: scomparire dalla società senza lasciare traccia."
"Ma perché?" chiesi. "Se il loro esperimento era legittimo, perché inscenare un naufragio?"
"Ah, questa è proprio la domanda cruciale! Considera, amico mio: un esperimento che coinvolge pazienti di Bedlam, anarchici, eretici, e altri ancora. Le autorità lo avrebbero mai permesso? E se qualcuno tra i partecipanti avesse davvero trovato in quella comunità una cura, una pace, una libertà che la società vittoriana nega loro, non potrebbe essere tentato di proteggere quel paradiso a ogni costo?"
Sir Reginald e Lady Constance, che viaggiavano con noi in prima classe, ascoltavano con attenzione.
"Ma noi eravamo gli armatori," protestò Sir Reginald. "Perché escluderci?"
"Forse proprio per proteggervi," rispose Holmes. "Se la nave fosse stata trovata, voi avreste dovuto affrontare conseguenze legali terribili. Meglio un naufragio misterioso che una fuga organizzata."
Arrivammo a Plymouth nel tardo pomeriggio e procedemmo in carrozza verso Lizard Point, il punto più meridionale della Cornovaglia. Il paesaggio diventava progressivamente più selvaggio e drammatico: scogliere a picco sul mare, brughiere battute dal vento, piccoli villaggi di pescatori aggrappati alla costa come molluschi agli scogli.
Trovammo alloggio in una locanda di Cadgwith, un minuscolo villaggio di pescatori con case di pietra e tetti di paglia. Il locandiere, un uomo tarchiato di nome Tregarth, ci accolse con la tipica diffidenza degli abitanti della Cornovaglia verso gli stranieri.
"Turisti, eh?" disse con accento marcato. "Non è stagione per visitatori questa, signori."
"Ricerca scientifica," disse Holmes, mostrando alcune monete d'argento. "Stiamo studiando le correnti marine e i fenomeni di marea. Immagino che conosciate bene queste coste."
L'argento sciolse ancor più la lingua di Tregarth. "Nato e cresciuto qui, signore. Mio padre era guardiano del faro di Lizard[6], e io ho pescato in queste acque per quarant'anni."
"Allora forse potete aiutarci. L'estate scorsa, una nave si sarebbe inabissata in questi paraggi. La Stultifera Navis. Ne avete sentito parlare?"
Il volto di Tregarth si fece improvvisamente chiuso. "Storie," borbottò. "La gente parla troppo."
"Che tipo di storie?" insistette Holmes.
Tregarth guardò alle sue spalle, come per assicurarsi che nessuno stesse ascoltando. "Dicono che quella nave fosse maledetta, signore. Una nave dei pazzi, di folli, la chiamavano. E quando è scomparsa, beh, alcuni pescatori giurano di aver visto luci in posti dove non dovrebbero esserci luci. E di aver sentito musica portata dalla brezza dell’oceano. Ma sono solo superstizioni, capirete."
"Quali posti?" chiese Holmes acutamente.
"Kynance Cove[7]," sussurrò Tregarth. "Ma nessuno va là. Le correnti sono traditrici, e le rocce di serpentino, i suoi faraglioni e pinnacoli rocciosi si mangiano le barche come un leviatano. Solo un pazzo proverebbe ad avventurarvisi."
Quella sera, dopo cena, Holmes radunò il nostro piccolo gruppo nella sala privata della locanda.
"Domani all'alba," annunciò, "esploreremo Kynance Cove. Watson, tu verrai con me via mare. Ho noleggiato una barca e un pescatore locale disposto a guidarci, dopo adeguata opera di persuasione monetaria. Sir Reginald, voi e Lady Constance esplorerete la costa via terra. Se la Stultifera è davvero nascosta lì, qualcuno deve aver organizzato un sistema per rifornirla. Cercate tracce di sentieri, depositi, qualsiasi segno di attività umana."
"E se la troviamo?" chiese Lady Constance. "Cosa faremo?"
Holmes la guardò con serietà. "Questo, mia signora, dipenderà interamente da ciò che scopriremo. Ma vi avverto: preparatevi a trovare qualcosa che potrebbe cambiare la vostra visione del mondo."
Capitolo IV
Kynance Cove
L'alba ci trovò già sulla spiaggia di sabbia bianca finissima, che contrastava con il turchese cristallino e il blu profondo delle acque, dove una piccola imbarcazione da pesca ondeggiava nelle acque ancora scure. Il nostro timoniere era un giovane chiamato Jago, nipote di Tregarth, che aveva accettato di condurci in cambio di una somma che avrebbe sfamato la sua famiglia per un mese.
"Non posso portarvi troppo vicino alle rocce," ci avvertì mentre scioglieva gli ormeggi. "Le Isole Serpentine hanno affondato più navi di quante ne abbia contate mia nonna, e lei è vecchia come le pietre. Poi bisogna fare attenzione alle maree. poiché le caverne potevano trasformarsi in trappole mortali se l'acqua saliva troppo rapidamente."
Il mare era relativamente calmo, ma mentre ci avvicinavamo a Kynance Cove, potevo vedere perché il luogo aveva una reputazione così sinistra. Enormi formazioni rocciose emergevano dall'acqua come i denti di qualche bestia preistorica, e le correnti creavano vortici e mulinelli che facevano sbandare pericolosamente la nostra barca.
Holmes stava in piedi a prua, scrutando la costa con il suo cannocchiale. Improvvisamente si irrigidì.
"Jago," disse con voce tesa, "puoi avvicinarci a quella insenatura, oltre lo scoglio a forma di torre?"
"Quella è la Gola del Diavolo, signore," protestò il ragazzo. "Le rocce sotto la superficie..."
"Raddoppio la tua paga," disse Holmes seccamente.
Con estrema cautela, Jago manovrò la barca attraverso un intricato dedalo di scogli sommersi. E poi, mentre giravamo attorno a un promontorio particolarmente imponente, la vedemmo.
La Stultifera Navis.
O meglio, ciò che ne restava. Il vascello giaceva adagiato in una piccola insenatura naturale, parzialmente nascosto da una sporgenza rocciosa e da reti abilmente disposte per sembrare alghe e detriti. Lo scafo era intatto, ma l'albero maestro era stato segato e giaceva reclinato quasi a protezine della nave, che era stata chiaramente camuffata per sembrare un relitto abbandonato.
"Per tutti i santi," mormorò Jago. "C'è davvero. I vecchi avevano ragione."
Holmes sorrise con quella espressione di trionfo che io conoscevo così bene. "Watson, prepara la tua pistola. Non credo ci sia pericolo, ma è meglio essere prudenti. Jago, portaci quanto più vicino possibile."
Mentre ci avvicinavamo, notai segni di attività recente: una passerella di legno che collegava la nave alla riva, fumo che saliva da quella che doveva essere una caverna nella scogliera e, dettaglio che mi fece sussultare, il suono inconfondibile di voci umane e, stranamente, di musica.
Saltammo sulla passerella, lasciando Jago a custodire la barca con la promessa di fischiare se avesse visto qualcosa di sospetto. Holmes procedeva con la cautela di un gatto, e io lo seguivo con la mano sulla fondina del revolver, in allerta.
Improvvisamente, una figura emerse dall'ombra della nave. Era un uomo di mezza età, con barba incolta e abiti che un tempo erano stati eleganti ma ora erano logori e rattoppati. I suoi occhi, però, brillavano di intelligenza acuta.
"Signor Sherlock Holmes, presumo," disse con voce calma. "Vi stavamo aspettando."
Holmes non mostrò sorpresa. "Capitano Flood, immagino. Come avete saputo che saremmo venuti?"
L'uomo sorrise. "Quando Sir Reginald ha visitato la zona tre settimane fa, sapevamo che era solo questione di tempo. E quando abbiamo saputo che si era rivolto al più grande detective di Londra, beh, era inevitabile. Seguitemi, per favore. Gli altri vi stanno aspettando."
Ci condusse lungo un sentiero nascosto tra le rocce fino all'ingresso di una vasta caverna. L'interno mi lasciò letteralmente senza fiato. La grotta era stata trasformata in una sorta di comunità sotterranea: abitazioni costruite contro le pareti, un'area comune con tavoli e sedie, scaffali di libri, addirittura un pianoforte evidentemente recuperato dalla nave. E ovunque, persone: uomini e donne di età diverse, vestiti in modo semplice ma dignitoso, intenti in varie attività. Alcuni leggevano, altri dipingevano, un gruppo discuteva animatamente in un angolo, e i due bambini menzionati da Lady Constance giocavano allegramente vicino a un fuoco.
Una donna alta e autorevole si avvicinò a noi. Indossava pantaloni come un uomo e aveva capelli corti, tagliati in modo pratico. Il suo volto era segnato dalle intemperie, ma gli occhi erano gentili.
"Signor Holmes, dottor Watson," disse con voce chiara e ferma. "Sono Ophelia Crane, primo ufficiale della Stultifera Navis. O forse dovrei dire, governatrice di questa piccola repubblica stultifera che abbiamo fondato. Benvenuti a Narrenschloss, il Castello dei Folli."
Capitolo V
La Repubblica dei Saggi Folli
Holmes e io fummo condotti in quella che evidentemente serviva come sala del consiglio: una parte della caverna delimitata da paraventi di stoffa decorati con simboli strani, alcuni riconoscibili come alchemici, altri per me completamente oscuri.
Attorno a un grande tavolo di legno grezzo erano sedute diverse persone. Il Capitano Flood prese posto a capotavola, mentre Ophelia Crane si sedette alla sua destra. Gli altri si presentarono uno a uno.
"Dottor Cornelius Marsh," disse presentandosi un uomo minuto con occhiali spessi e mani nervose. "Ex primario di Bedlam, ora medico di questa comunità."
"Aurora Blackwood," annunciò una donna sui trent'anni con occhi febbrili e una cascata di capelli rossi. "Poetessa e, suppongo, cronista non ufficiale della nostra piccola utopia."
"Dante Rosslyn," mormorò un uomo dall'aspetto etereo, con dita macchiate di pittura. "Testimone delle visioni."
E così via, finché tutti i principali membri della comunità non si furono identificati. Notai con interesse che tra loro c'erano anche alcuni di quelli che erano stati descritti come "pazienti di Bedlam", ma era impossibile distinguerli dagli altri per comportamento o lucidità, tutti al tempo stesso un po’ folli e un po’ saggi.
Holmes ruppe il silenzio che era caduto. "È un notevole risultato quello che sembra abbiate ottenuto," disse semplicemente. "Una comunità funzionante, nascosta al mondo per sei mesi. Immagino che il finto naufragio sia stato pianificato fin dall'inizio."
Il Capitano Flood annuì. "Fin dalla prima conversazione con Sir Reginald e Lady Constance. Sapevamo che se avessimo portato avanti il nostro esperimento apertamente, le autorità ci avrebbero fermati entro settimane. Pazienti psichiatrici liberati, anarchici in viaggio, un equipaggio misto di uomini e donne, sarebbe stato considerato scandaloso, pericoloso, forse addirittura sovversivo."
"E lo è?" chiese Holmes acutamente. "Sovversivo, intendo."
Ophelia Crane prese la parola. "Sovversivo rispetto a cosa, signor Holmes? A una società che rinchiude le persone per il crimine di essere diverse? Che distrugge la creatività in nome della conformità? Che considera la follia una malattia da nascondere piuttosto che una possibile forma di saggezza?"
"Ho visto Bedlam, signor Holmes," intervenne il dottor Marsh con voce tremante. "Ho visto uomini e donne incatenati, picchiati, trattati peggio degli animali. E ho visto che alcuni di loro, liberati da quelle catene, offrivano più saggezza di molti dottori che li custodivano. Questo esperimento era necessario, eticamente necessario."
"E i risultati?" chiesi io, affascinato nonostante i miei dubbi. "Hanno confermato le vostre teorie?"
Il dottor Marsh sorrise con tristezza. "Guardate voi stesso, dottore. Vi sembra che queste persone siano pericolose? Malate? Thomas là, che sta giocando con i bambini, a Bedlam era considerato violento e veniva tenuto in isolamento. Qui, è il nostro miglior carpentiere e il più paziente maestro per i piccoli. Margaret, che vedete dipingere, urlava continuamente nel manicomio. Qui, ha trovato la pace esprimendo attraverso l'arte ciò che le parole non potevano dire."
Holmes si alzò e cominciò a camminare per la sala, le mani sempre dietro la schiena. "Non nego la nobiltà del vostro esperimento," disse infine, "ma dovete comprendere che avete violato diverse leggi. Avete falsificato un naufragio, sottratto pazienti da un'istituzione legalmente riconosciuta, e, soprattutto, causato enorme angoscia a Sir Reginald e Lady Constance, che credevano di aver perso vite umane per le quali si sentivano responsabili."
"Lo sappiamo," disse il Capitano Flood. "E ci dispiace profondamente per il dolore che abbiamo causato loro. Ma non potevamo coinvolgerli direttamente. Se le autorità avessero scoperto la verità, sarebbero stati processati come complici. La loro ignoranza era la loro protezione."
"Molto nobile," disse Holmes sarcasticamente. "Ma ora io so, e anche il dottor Watson. Cosa vi fa pensare che non riferiremo alle autorità?"
Seguì un silenzio carico di tensione. Fu Padre Ignatius, il gesuita spretato, a parlare. Era un uomo anziano con una lunga barba bianca e occhi che avevano visto troppo.
"Perché, signor Holmes, voi capite. Ho passato una vita a studiare l'anima umana nel confessionale, e riconosco un uomo che conosce cosa significhi essere considerato strano, eccentrico, folle dal mondo ordinario. Voi stesso siete un outsider, un uomo che vive ai margini della società rispettabile. Non tradireste persone che hanno semplicemente preso una strada più radicale di quella che avete scelto voi."
Holmes fissò il vecchio prete per un lungo momento. Infine, un sorriso sfiorò le sue labbra.
"Siete pericolosamente percettivo, Padre. Ma avete ragione su una cosa: non sono qui per giudicare. Sono qui per scoprire la verità. E ora che l'ho scoperta, devo decidere cosa farne."
Capitolo VI
Il Confronto nella Caverna
Fu in quel momento che udimmo voci concitate dall'ingresso della caverna. Sir Reginald e Lady Constance, guidati da qualcuno della comunità, stavano entrando. Il loro volto mostrava una mescolanza di shock, sollievo e confusione.
"Reginald! Constance!" gridò Ophelia Crane, correndo verso di loro. "Non avreste dovuto venire fino a qui, le scogliere sono pericolose..."
Ma Lady Constance non la stava ascoltando. Guardava attorno a sé con occhi sbarrati, assorbendo la scena incredibile: la comunità fiorente, le persone vive e apparentemente felici, la trasformazione della caverna in un rifugio civilizzato.
"Siete... siete tutti vivi," sussurrò, e la sua voce si spezzò. "Tutti vivi."
Sir Reginald, più composto ma visibilmente scosso, fissò il Capitano Flood. "Ci avete fatto credere di essere morti. Sei mesi di agonia, di sensi di colpa, di notti insonni, e voi eravate qui, a pochi chilometri dalla costa, vivi e vegeti."
Il Capitano Flood si avvicinò lentamente. "Sir Reginald, Lady Constance, non posso chiedervi perdono per un dolore così grande. Posso solo spiegarvi perché abbiamo fatto questa scelta terribile."
"Allora spiegate," disse Lady Constance con voce gelida che non ammetteva repliche.
Il Capitano Flood respirò profondamente. "Quando salpammo da Plymouth, avevamo un piano. Due settimane di navigazione lungo la costa, poi il finto naufragio. Avremmo lasciato detriti e oggetti vari prestabiliti in mare, creata la scena di una tragedia. La Stultifera sarebbe stata portata qui, dove alcuni di noi avevano già preparato questo rifugio nei mesi precedenti."
"Ma perché?" chiese Sir Reginald. "Noi vi avremmo protetti, avremmo difeso il progetto..."
"No," intervenne Ophelia Crane con fermezza. "Non avreste potuto. Voi due siete membri rispettati della società. Sir Reginald, siete fiduciario di Bedlam. Lady Constance, siete imparentata con mezza Camera dei Lord. Se aveste apertamente sostenuto la fuga di pazienti psichiatrici, la convivenza di uomini e donne non sposati in una comunità anarchica, sareste stati rovinati. Peggio, sareste stati processati."
Holmes, che aveva osservato la scena in silenzio, intervenne: "E così avete preferito diventare fantasmi. Morti agli occhi del mondo, ma liberi di vivere secondo le vostre convinzioni. È logico, a suo modo. Ma dimmi, Capitano Flood: cosa succederebbe se il mondo scoprisse la verità adesso?"
"Verremmo dispersi," disse amaramente il Capitano. "I pazienti di Bedlam riportati in manicomio, probabilmente in condizioni peggiori di prima come punizione. Gli anarchici e i dissidenti arrestati. I bambini tolti alla nostra cura. E Sir Reginald e Lady Constance finalmente trascinati nello scandalo che abbiamo cercato di evitare."
"Ma questa non è vita!" esclamò Lady Constance. "Nascosti in una caverna, tagliati fuori dal mondo, sempre nel terrore di essere scoperti..."
"Non è così terribile come pensate, mia signora," disse Aurora Blackwood, la poetessa, con un sorriso gentile. "Abbiamo libri, arte, musica. Abbiamo dibattiti che possono durare la notte intera. Abbiamo amicizia, rispetto reciproco, libertà di pensiero. Alcuni di noi hanno trovato qui più vita di quanta ne abbiano mai avuta nella società 'normale'."
Mi avvicinai a uno degli ex pazienti di Bedlam, un uomo sui quarant'anni che stava lavorando a un intricate telaio. "Come vi chiamate?" gli chiesi gentilmente.
"Michael, signore," rispose con voce calma. "Michael Thorne."
"E come vi trovate qui, signor Thorne?"
Il suo volto si illuminò. "Signore, a Bedlam mi legavano perché dicevano che vedevo cose che non esistevano. Mi davano laudano fino a quando non riuscivo più a pensare. Qui, il dottor Marsh mi ha insegnato che le mie visioni non sono una malattia, ma una diversa percezione. E ho imparato a tessere per dare forma a ciò che vedo. Guardate."
Mi mostrò il lavoro: un arazzo di straordinaria bellezza e complessità, con pattern che sembravano muoversi e cambiare mentre li osservavi.
"È magnifico," dissi sinceramente.
"E io sono felice," disse semplicemente. "Per la prima volta in vent'anni, sono felice."
Holmes si era avvicinato al dottor Marsh. "Dottore, avete documentato questo esperimento? Tenuto registri scientifici?"
"Naturalmente, signor Holmes. Ogni giorno annoto progressi, regressioni, interazioni. Ho un diario medico completo di tutti i pazienti. I risultati sono semplicemente ma non soprendentemente straordinari. Non tutti hanno migliorato, capite. Due persone hanno chiesto di tornare alla società esterna, e li abbiamo aiutati a farlo discretamente. Ma per la maggioranza, beh, vedete voi stesso."
Holmes annuì pensieroso. Poi si voltò verso Sir Reginald e Lady Constance.
"Ora comprendete il dilemma in cui ci troviamo. Io conosco la verità. Voi conoscete la verità. Dobbiamo decidere cosa fare con questa conoscenza."
Capitolo VII
Il Giudizio di Salomone
La discussione che seguì fu una delle più intense e filosoficamente complesse alle quali abbia mai assistito. Ci sedemmo tutti attorno al grande tavolo, e ciascuno ebbe l'opportunità di esprimere la propria opinione.
Padre Ignatius parlò di sacralità della vita e della libertà. Aurora Blackwood lesse alcuni versi che aveva composto sulla loro comunità. Il dottor Marsh presentò dati medici che mostravano miglioramenti misurabili nei suoi pazienti. I due bambini, Thomas ed Elizabeth, raccontarono come, da orfani senza speranza, erano diventati parte di una famiglia amorevole.
Sir Reginald ascoltava tutto con crescente emozione. "Ho dedicato anni alla riforma dei manicomi," disse infine con voce rotta. "Ho visto gli orrori, ho lottato per cambiare le leggi. Ma la burocrazia è lenta, e intanto persone soffrono. Se questo esperimento potesse dimostrare che esiste un modo migliore perché non insistere nel portarlo avanti?"
"Ma a quale prezzo?" chiese Lady Constance. "La menzogna? L'inganno? Sei mesi di agonia per noi e per tutte le famiglie che credevano di aver perso i loro cari?"
"Abbiamo scritto lettere," disse Ophelia Crane. "A ogni famiglia, spiegando che i loro cari erano felici e al sicuro, ma che per ragioni legali non potevamo rivelare dove. Alcune famiglie hanno compreso. Altre no."
Holmes, che era rimasto in silenzio per la maggior parte della discussione, si alzò finalmente. Tutti si zittirono, aspettando il suo verdetto.
"Questo caso," cominciò, "presenta una complessità che va oltre la mia competenza come detective. Non stiamo parlando di un crimine nel senso tradizionale. Stiamo parlando di un conflitto tra legge e giustizia, tra ordine sociale e libertà individuale, tra la sicurezza della conformità e il rischio della vera vita."
Camminò lentamente attorno al tavolo, guardando negli occhi ciascuno dei presenti.
"Ho passato la mia carriera a inseguire criminali, a ristabilire l'ordine, a portare i colpevoli davanti alla giustizia. Ma ho anche imparato che la legge e la giustizia non sempre coincidono. E ho visto abbastanza della società per sapere che ciò che chiamiamo normalità è spesso solo tirannia mascherata da rispettabilità."
Si fermò davanti a Sir Reginald e Lady Constance.
"Voi due avete creato qualcosa di straordinario, anche se inconsapevolmente. Avete dato a queste persone non solo una nave, ma la possibilità di navigare verso sè stesse. E loro hanno scelto di portare quella nave in un porto segreto piuttosto che tornare alle catene da cui erano fuggiti."
Poi si voltò verso il Capitano Flood e Ophelia Crane.
"Ma voi avete commesso un errore fondamentale. Avete sottovalutato la capacità di Sir Reginald e Lady Constance di comprendere e proteggere ciò che avevano aiutato a creare. Li avete esclusi per proteggerli, ma nel farlo, li avete privati di qualcosa di prezioso: la scelta."
Holmes tornò al centro della stanza.
"Ecco quindi il mio giudizio, per quel che vale. Questa comunità deve continuare, ma non più nell'ombra. Sir Reginald, voi possedete terre in Cornovaglia, se non erro?"
"Sì," disse Sir Reginald lentamente. "Una tenuta vicino a Helston, ereditata da un prozio. È stata abbandonata per anni"
"Perfetto," disse Holmes. "Quella tenuta diventerà il Centro Pembroke-Ashworth per lo Studio della Mente Umana. Ufficialmente, un'istituzione di ricerca finanziata privatamente. In realtà, una comunità dove persone che la società definisce folli, diversi, possono vivere, lavorare, creare. Il dottor Marsh sarà il direttore medico. Il Capitano Flood e Ophelia Crane gestiranno le operazioni quotidiane."
"Ma la Stultifera?" chiese qualcuno. "E il finto naufragio?"
Holmes sorrise. "La Stultifera Navis fu infatti danneggiata in una tempesta. È stata portata qui per riparazioni d'emergenza. Alcuni membri dell'equipaggio e dei passeggeri, traumatizzati dall'esperienza, hanno scelto di rimanere sulla terraferma. Altri sono guariti e torneranno gradualmente alla società. I dettagli possono essere aggiustati per adattarsi alla narrazione."
"State suggerendo una menzogna?" chiese Lady Constance.
"Sto suggerendo una verità più grande della somma delle sue parti," rispose Holmes. "A volte, mia signora, la verità letterale serve la giustizia meno bene di una verità più profonda. La verità profonda qui è che avete creato qualcosa che può cambiare il modo in cui la società tratta i suoi membri più vulnerabili. Questa verità merita di essere protetta."
Mi guardò. "Watson, tu sei un medico. Qual è il tuo giudizio professionale su ciò che hai visto qui?"
Ci pensai attentamente prima di rispondere. "Ho visto persone che, secondo ogni manuale medico, dovrebbero essere rinchiuse e incatenate. E invece le ho viste creare, amare, vivere con dignità. Non posso spiegarlo con la scienza che conosco, ma non posso negare ciò che i miei occhi hanno visto. Se questa è follia, allora forse la follia contiene una saggezza che la ragione ha dimenticato."
Holmes annuì con approvazione. "Ben detto, amico mio."
Si voltò verso l'intera assemblea. "Ma attenzione. Questo esperimento deve essere documentato, studiato, compreso. Non per curiosità, ma perché ciò che avete scoperto qui potrebbe aiutare migliaia di persone. Dottor Marsh, i vostri registri dovranno essere pubblicati, ovviamente con nomi cambiati per proteggere la privacy dei pazienti."
"E se le autorità indagano?" chiese Ophelia Crane.
"Lasceranno indagare me," disse Holmes con un sorriso enigmatico. "Ho una certa influenza a Scotland Yard. E mio fratello Mycroft ha orecchie in luoghi ancora più alti. Se la storia viene presentata nel modo giusto, come un esperimento scientifico pionieristico piuttosto che come una fuga di massa, possiamo controllare la narrazione."
Capitolo VIII
Le Profezie del Detective
Quella sera, mentre il sole tramontava dipingendo il mare di rosso e oro, Holmes mi chiese di accompagnarlo su una scogliera che sovrastava la baia segreta. Sir Reginald, Lady Constance, il Capitano Flood e Ophelia Crane si unirono a noi.
Per lungo tempo, Holmes rimase in silenzio, fumando la sua pipa e guardando l'orizzonte. Infine, parlò.
"Vedo il futuro di ciò che avete creato. Non con certezza scientifica, capite, ma con la logica della probabilità e della natura umana."
Si voltò verso di noi, i suoi occhi che brillavano nella luce morente.
"Questo Centro Pembroke-Ashworth che fonderete sarà solo l'inizio. Altri seguiranno. Prima in Inghilterra, poi nel continente, poi oltre. Perché avete dimostrato qualcosa che la società ha sempre negato: che la linea tra sanità e follia è più sottile e più complessa di quanto ammettano i nostri manuali medici."
"Nei prossimi decenni," continuò, "vedrò cambiamenti. Lenti, dolorosi, ma inevitabili. I manicomi come Bedlam diventeranno obsoleti, saranno superati, chiusi. Nuove teorie sulla mente umana emergeranno. Uomini e donne di scienza studieranno la psiche con la stessa serietà con cui studiano il corpo. E quando lo faranno, scopriranno che avevate ragione: che l'arte, la libertà, la dignità, il rispetto sono medicine potenti quanto qualsiasi farmaco."
"Ma," e qui la sua voce si fece più cupa, "vedrete anche molta resistenza. La società teme ciò che non comprende, e la mente umana resta il più grande dei misteri. Ci saranno scandali, attacchi, tentativi di chiudere il vostro centro. Dovrete essere forti, più forti di quanto siate mai stati."
Si voltò verso Sir Reginald e Lady Constance.
"Voi due diventerete personaggi controversi. Alcuni vi chiameranno visionari, altri ciarlatani, altri ancora rivoluzionari pericolosi e sovversivi. Le vostre famiglie potrebbero rinnegare. I vostri amici potrebbero voltarvi le spalle. Ma perseverate. Perché ogni vita che salverete, ogni mente che libererete, giustificherà ogni sacrificio."
"E la Stultifera Navis?" chiese Ophelia Crane. "Quale sarà il suo destino?"
Holmes guardò verso la baia dove la nave giaceva nascosta.
"Riparatela. Rendetela di nuovo navigabile. Perché un giorno, forse non lontano nel tempo, i vostri discendenti potrebbero varare una nuova Stultifera Navis. Una nave destinata a solcare i mari e gli oceani con coraggio e senza paura, con finalità diverse ma sempre con l’idea che i folli possano essere saggi, che la follia sia essere saggi, soprattutto in epoche storiche, e ce ne saranno anche in futuro, nelle quali domina l’ignoranza. La Stultiferanavis che verrà non dovrà nascondersi. Navigherà in mare aperto, simbolo vivente dell'idea che la diversità della mente umana non è una malattia da curare, ma una ricchezza da celebrare, affidandosi al lume del pensiero umano, della parola e della poesia."
"E se sbagliassimo?" chiese Lady Constance a voce bassa. "Se questo esperimento fallisse? Se qualcuno si facesse male?”
"Allora avrete imparato qualcosa," disse Holmes semplicemente. "La vera scienza progredisce attraverso errori coraggiosi, non attraverso la sicurezza della stasi. Ma non credo che fallirete. Ho visto troppo oggi per credere che questo non sia altro che l'inizio di qualcosa di profondamente importante, con riverberi futuri."
Il Capitano Flood si schiarì la gola. "Signor Holmes, c'è una cosa che dobbiamo chiedervi. Come può essere sicuro che non parleremo? Che non riveleremo più di quanto sia sicuro rivelare?"
Holmes lo guardò intensamente. "Perché avete troppo da perdere. E perché, nonostante le mie parole ottimistiche sul futuro, comprendo che il presente è ancora pericoloso. Manterrete i vostri segreti perché dovete farlo. E io manterrò i miei perché sceglierò di farlo."
"Ma documenterete tutto," aggiunse, guardando me. "Watson qui scriverà questa storia. Forse non verrà pubblicata per molti anni, forse non fino a quando tutti noi saremo morti e sepolti. Ma verrà raccontata. E quando lo sarà, il mondo saprà che una volta, su una scogliera della Cornovaglia, un gruppo di saggi folli creò qualcosa di miracolosamente sano."
Capitolo IX
L'Eredità
Prima di lasciare la Cornovaglia, fummo testimoni di una cerimonia straordinaria. L'intera comunità si radunò sulla spiaggia all'alba, e Sir Reginald e Lady Constance firmarono un documento che avevano preparato durante la notte.
Lo chiamarono la Carta della Stultifera, e ne conservo una copia tra i miei documenti più preziosi. Permettetemi di citare alcuni passaggi:
"Noi, i fondatori e i membri della comunità Stultifera Navis, stabiliamo questi principi come fondamento della nostra società e come eredità per coloro che verranno dopo di noi:
Primo: Che ogni mente umana, per quanto diversa possa essere dalla norma, possiede un valore intrinseco e una sua dignità inviolabile.
Secondo: Che la follia e la saggezza non sono opposti ma spesso compagni, e che colui che la società chiama folle può possedere intuizioni negate al cosiddetto sano di mente.
Terzo: Che l'arte, la creatività, la libertà di pensiero e l'amore sono medicine più potenti di catene, gabbie e silenzio forzato.
Quarto: Che questa comunità esiste non per separare i folli dai sani, ma per creare un luogo dove tale distinzione diventa irrilevante.
Quinto: Che i discendenti dei fondatori hanno il diritto e il dovere di continuare questo esperimento, adattandolo ai tempi ma mai tradendone lo spirito."
Il documento continuava con dettagli pratici: la struttura del trust finanziario che avrebbe sostenuto il centro, le regole per l'ammissione e la partenza (chiunque poteva andarsene quando voleva), i protocolli di ricerca, e infine, il passaggio che mi colpì di più:
"Ogni generazione deve varare una nuova Stultifera Navis quando la società ne ha bisogno. La nave può essere fisica o metaforica, ma deve esistere come simbolo vivente che il viaggio verso la comprensione della mente umana non è mai concluso."
Tutti firmarono: gli armatori, i comandanti, i membri della comunità. Anche Holmes aggiunse la sua firma come testimone, e io la mia accanto alla sua.
"Questo documento," disse Lady Constance con voce tremante di emozione, "sarà custodito nei nostri archivi di famiglia. E quando saremo pronti, quando il mondo sarà pronto, lo renderemo pubblico."
Prima di partire, il dottor Marsh mi prese da parte e mi consegnò una copia dei suoi registri medici.
"Dottore Watson," disse, "voi siete un uomo di scienza ma anche un narratore. Un giorno, quando racconterete questa storia, includete questi dati. Mostrate al mondo che ciò che abbiamo fatto qui non era sentimentalismo, ma scienza vera. Scienza che mette l'umanità al centro."
Gli strinsi la mano calorosamente. "Lo farò, dottore. Lo prometto."
Capitolo X
Il Ritorno e le Conseguenze
Il viaggio di ritorno a Londra da Plymouth a Londra fu silenzioso. Holmes fumava continuamente, immerso in pensieri che non condivise. Solo quando il treno fu vicino a Paddington parlò finalmente.
"Watson, questa vicenda mi ha insegnato qualcosa di importante. Per anni ho usato la logica, la deduzione, la ragione per risolvere crimini. Ma qui ho dovuto usare qualcosa di diverso: il giudizio morale. E ho scoperto che è molto più difficile."
"Avete fatto la cosa giusta," dissi con convinzione.
"L'ho fatto?" chiese, e nella sua voce c'era un dubbio raro. "Ho permesso che una menzogna continuasse. Ho cospirato per nascondere la verità alle autorità. Un giorno, forse, qualcuno di quella comunità si farà male, o farà del male, e sarà colpa mia per non aver rivelato tutto."
"O," dissi gentilmente, "un giorno centinaia di persone vivranno vite migliori grazie a ciò che avete permesso di continuare. Non potete sapere il futuro, Holmes. Potete solo fare la scelta che sembra giusta nel presente."
Sorrise debolmente. "Da quando sei diventato così filosofo, Watson?"
"Da quando ho viaggiato su una nave di folli e ho scoperto che erano i più sani tra noi," risposi.
Nei giorni seguenti, la storia della Stultifera Navis cominciò a circolare nei giornali, ma in una versione accuratamente costruita. Il Times pubblicò:
"NAVE DISPERSA RITROVATA - Equipaggio Sopravvissuto
Le autorità marittime comunicano che la Stultifera Navis, data per dispersa lo scorso luglio, è stata localizzata in una baia remota della Cornovaglia dove aveva cercato rifugio dopo aver subito danni durante una tempesta. L'equipaggio e i passeggeri, tutti sani e salvi, avevano stabilito un accampamento temporaneo mentre riparavano la nave.
Sir Reginald Pembroke e Lady Constance Ashworth, armatori del vascello, hanno annunciato che alcuni dei passeggeri, ancora traumatizzati dall'esperienza, rimarranno in Cornovaglia per un periodo di convalescenza in una struttura medica specializzata che gli armatori hanno deciso di fondare."
L'Illustrated London News pubblicò illustrazioni drammatiche della tempesta immaginaria e del coraggioso salvataggio. Punch, ovviamente, non perse l'opportunità per vignette satiriche, ma il tono era più gentile di quanto avessi temuto.
Solo lo Strand Magazine ricevette una versione leggermente più dettagliata della storia, che pubblicai io stesso alcuni mesi dopo, omettendo naturalmente i dettagli più delicati. Il mio racconto si concentrò sulle brillanti deduzioni di Holmes e sul lieto fine del ritrovamento.
Capitolo XI
Epilogo - Vent'anni Dopo
Scrivo queste ultime pagine nell'anno 1911, vent'anni dopo gli eventi che ho narrato. Molto è cambiato, ma ancora di più è rimasto fedele alle profezie di Holmes.
Il Centro Pembroke-Ashworth è diventato una delle istituzioni più rispettate d'Europa nello studio e nel trattamento umanitario delle malattie mentali. Il dottor Marsh ha pubblicato tre libri che hanno rivoluzionato il campo, e il suo lavoro ha ispirato una nuova generazione di medici e ricercatori.
Sir Reginald è morto cinque anni fa, ma Lady Constance, ora una formidabile donna di settant'anni, continua a dirigere il centro con la stessa passione dei primi giorni. I suoi figli e nipoti sono stati educati nei principi della Carta della Stultifera, e ho sentito dire che stanno pianificando di espandere il lavoro in altri paesi.
La Stultifera Navis originale è stata restaurata e ora riposa in un museo navale a Plymouth, monumento permanente a un esperimento straordinario. Ma fedeli al voto dei fondatori, i discendenti hanno varato una nuova Stultifera Navis tre anni fa. Ora viaggia lungo le coste britanniche come ospedale galleggiante e centro di ricerca, portando cure e speranza a comunità costiere remote.
Il Capitano Erasmus Flood scrisse un libro di memorie filosofiche che è diventato un classico tra gli studenti di pensiero utopistico. Ophelia Crane continuò a comandare navi fino alla sua morte due anni fa, diventando un'ispirazione per le donne che volevano seguire carriere marittime.
E Holmes? Il mio vecchio amico raramente parla di questo caso, ma so che riceve rapporti regolari dal Centro e che ha visitato la comunità diverse volte nel corso degli anni. Una volta, quando gli chiesi se ritenesse ancora di aver fatto la cosa giusta, mi rispose semplicemente: "Watson, guarda cosa è cresciuto da quel seme. Come potrei rimpiangere?"
Quanto a me, conservo ancora quel primo messaggio nella bottiglia, con i versi del Narrenschiff e le coordinate nascoste. Lo guardo a volte e mi ricordo di quella mattina nebbiosa quando scoprimmo che una nave di folli non era naufragata, ma aveva semplicemente trovato un porto migliore.
E penso alle parole che Holmes pronunciò sulla scogliera quella sera: che la diversità della mente umana non è una malattia da curare, ma una ricchezza da celebrare. In un'epoca ancora così piena di paure e pregiudizi, quelle parole restano rivoluzionarie.
Ma forse, con il tempo, diventeranno semplicemente buon senso.
Post Scriptum del Dottor Watson
Queste pagine sono rimaste nel mio cassetto per molti anni, come Holmes aveva previsto. Le pubblico ora, nel 1927, perché tutti i protagonisti principali sono morti, e la loro storia può finalmente essere raccontata senza mettere nessuno in pericolo.
Lady Constance Ashworth morì nel 1923, all'età di ottantadue anni, ancora attiva nel suo centro fino all'ultimo. Nei suoi ultimi giorni, mi inviò una lettera che concludo citando qui:
"Caro Dottore Watson,
So che state preparando il racconto completo della nostra avventura. Quando lo pubblicherete, e spero che lo farete, includete questo messaggio finale.
La Stultifera Navis non fu mai solo una nave. Fu un'idea: che l'umanità è troppo vasta, troppo complessa, troppo meravigliosamente strana per essere contenuta nelle strette definizioni di normalità che la società impone.
Noi che salimmo su quella nave, letteralmente o metaforicamente, non eravamo folli. Eravamo semplicemente disposti a navigare oltre le colonne d'Ercole della convenzione, verso mari sconosciuti dove la follia e la saggezza danzano insieme.
Dite al mondo che il viaggio non è ancora terminato. Che ogni generazione deve costruire la propria Stultifera Navis e salpare verso il proprio orizzonte di libertà e comprensione.
E dite loro che, alla fine, furono i folli a mostrarci come essere veramente umani.
Con affetto e gratitudine eterna, Constance Ashworth"
Chiudo questo manoscritto con una nota personale. Sherlock Holmes, il più grande detective che il mondo abbia mai conosciuto, morì lo scorso anno. Tra i suoi effetti personali, trovai una piccola scatola contenente un frammento di legno della Stultifera Navis originale, con incise le parole del Narrenschiff: "Wer syn schiff wil richten recht / Der muß haben gůt bedacht."
"Chi vuole dirigere bene la sua nave deve avere buon giudizio."
Holmes ebbe buon giudizio. Navigò tra la legge e la giustizia, tra la verità e la compassione, e trovò un corso che onorò entrambe.
Possa la sua memoria, e quella di tutti coloro che navigarono sulla Stultifera Navis, ispirarci a costruire un mondo dove nessuno debba più nascondersi per essere semplicemente, meravigliosamente, sè stesso.
Fine
Il presente manoscritto è stato trovato tra le carte del Dottor John H. Watson e pubblicato per la prima volta nel 1927. I registri del Centro Pembroke-Ashworth confermano la sostanziale accuratezza degli eventi narrati, benché alcuni nomi e dettagli siano stati alterati per proteggere i discendenti dei protagonisti.
Note
[1] Il Debrett's (o semplicemente "Debrett") era - ed è tuttora - una prestigiosa pubblicazione britannica che elenca e documenta l'aristocrazia e le famiglie nobili del Regno Unito. Al tempo di Holmes (epoca vittoriana ed edoardiana): Debrett's Peerage: Era essenzialmente un registro genealogico della nobiltà britannica, contenente informazioni dettagliate su titoli nobiliari, linee di successione, matrimoni, proprietà e stemmi di famiglia. Includeva duchi, marchesi, conti, visconti, baroni e baronetti. Uno strumento investigativo: Per Holmes, il Debrett era una risorsa fondamentale per le indagini che coinvolgevano l'alta società. Gli permetteva di verificare identità, legami familiari, diritti ereditari e scandali aristocratici. Viene menzionato in diversi racconti quando Holmes deve investigare su personaggi nobili. Simbolo di status sociale: Essere elencati nel Debrett significava appartenere all'élite sociale britannica. Era la "bibbia" della nobiltà, consultata per questioni di protocollo, precedenze e legittimità dei titoli. Accessibilità: Era disponibile in biblioteche, club per gentiluomini e case delle famiglie benestanti - esattamente i luoghi frequentati da Holmes nelle sue indagini. Oggi il Debrett's esiste ancora e continua a pubblicare informazioni sulla nobiltà britannica, oltre a guide sull'etichetta e il galateo moderno.
[2] Bedlam era il soprannome popolare del Bethlem Royal Hospital di Londra, un'istituzione psichiatrica fondata nel 1247. Il nome "Bedlam" deriva dalla pronuncia corrotta di "Bethlehem". Ai tempi di Holmes (epoca vittoriana) era già stato trasferito in una nuova sede nel Surrey, ma la sua reputazione storica era ben nota. Nei secoli precedenti, Bedlam era diventato sinonimo di caos e crudeltà: Nel XVIII secolo, i visitatori pagavano per "osservare" i pazienti come intrattenimento; I trattamenti erano brutali: catene, celle fredde, percosse; il nome "bedlam" è entrato nel linguaggio comune per indicare confusione e disordine totale.
[3] La Società Fabiana (Fabian Society) era un'influente organizzazione socialista britannica fondata nel 1884, quindi contemporanea all'epoca di Sherlock Holmes. Predicava il socialismo graduale: A differenza dei movimenti rivoluzionari marxisti, i fabiani credevano nel cambiamento sociale graduale e pacifico attraverso riforme progressive. Il loro motto era "Festina lente" (affrettati lentamente). Tra i membri ci furono illustri intellettuali di spicco dell'epoca vittoriana ed edoardiana: George Bernard Shaw (drammaturgo), H.G. Wells (scrittore), Beatrice e Sidney Webb (riformatori sociali ed economisti), Annie Besant (attivista). Promuovevano riforme come il suffragio universale, l'educazione pubblica, il welfare state, la nazionalizzazione di servizi chiave, migliori condizioni lavorative e l'uguaglianza economica. Pubblicavano saggi, tenevano conferenze, facevano lobbying politico e cercavano di influenzare l'opinione pubblica attraverso l'educazione e il dibattito intellettuale piuttosto che la rivoluzione violenta. La Società Fabiana ebbe un ruolo fondamentale nella fondazione del Partito Laburista britannico nel 1900 e influenzò profondamente le politiche sociali britanniche del XX secolo. Al tempo di Holmes, rappresentava il volto "rispettabile" e intellettuale del socialismo britannico, in contrasto con movimenti più radicali dell'epoca.
[4] I Preraffaelliti erano un movimento artistico britannico fondato nel 1848, quindi già affermato all'epoca di Sherlock Holmes (fine '800), anche se il loro periodo più attivo era stato a metà del secolo. La Confraternita Preraffaellita (Pre-Raphaelite Brotherhood) fu fondata da tre giovani artisti: Dante Gabriel Rossetti (pittore e poeta), John Everett Millais, William Holman Hunt. Il nome rifletteva il loro rifiuto dello stile accademico dominante e il desiderio di tornare alla purezza e ai dettagli dell'arte italiana precedente a Raffaello (pre-Raffaello). Le caratteristiche artistiche si riscontravano nello stile visivo (Colori vividi e brillanti, attenzione maniacale ai dettagli naturalistici, figure femminili idealizzate con capelli rossi fluenti, temi medievali e letterari (soprattutto Shakespeare, Dante, leggende arturiane), nei temi (Natura, amore tragico, morte romantica, spiritualità, mitologia medievale. Opere spesso cariche di simbolismo), nelle modelle iconiche (Elizabeth Siddal - moglie di Rossetti -, Jane Morris, Fanny Cornforth - donne dalla bellezza non convenzionale che divennero le "muse" preraffaellite). Artisti principali dell'epoca di Holmes. Includevano insieme ai fondatori, Edward Burne-Jones, William Morris e John William Waterhouse. All'epoca di Holmes, il movimento aveva evoluto uno stile più decorativo ed estetico. Erano celebri ma anche controversi - considerati da alcuni come visionari, da altri come eccentrici o scandalosi.
[5] Durante l'epoca di Sherlock Holmes il movimento delle suffragette era già attivo anche se con fasi e intensità diverse. Iniziato negli anni ’60 dell’Ottocento con metodi pacifici e costituzionali si era affermato grzie a organizzazioni come la National Society for Women's Suffrage (1867). All’epoca di Holmes (1887-1903) il movimento esisteva ed era principalmente moderato, ma negli ultimi anni di attività di Holmes le azioni delle suffragette assunsero già forme più radicalizzate che si esprimevano in azioni quali: incatenamento a cancellate, incendi dolosi di edifici pubblici, danneggiamento di opere d'arte, onterruzione di eventi pubblici, scioperi della fame in. Figure chiave del movimento furono: Emmeline Pankhurst e le figlie Christabel e Sylvia, Millicent Fawcett, Emily Davison. Il movimento raggiunse il culmine proprio nel periodo finale dell'attività di Holmes, rendendo le suffragette una presenza molto visibile e controversa nella società edoardiana. Le donne britanniche ottennero il voto parziale nel 1918 e completo nel 1928.
[6] Il Faro di Lizard Point (Lizard Lighthouse) si trova a Lizard Point, il punto più meridionale della Gran Bretagna continentale, in Cornovaglia. Ha una storia affascinante e drammatica. Le sue origini risalgono al 1619, pensato per guidare le navi, attraverso fuochi, e finanziato attraverso un pedaggio volontario dai marinai. Sorprendentemente, il progetto incontrò l'opposizione dei wrecker locali - saccheggiatori che traevano profitto dalle navi che naufragavano sulle coste rocciose della Cornovaglia. Questi individui preferivano l'oscurità per continuare le loro attività illegali. Il faro originale fu abbandonato dopo pochi anni per mancanza di fondi. Il faro attuale è una costruzione del 1751 ad opera di Thomas Fonnereau e inizialmente utilizzava fuochi a carbone aperti che producevano molto fumo. Poi nel 1812 sono arrivate le lampade ad olio di Argand, nel 1878 le luci elettriche, e poi nll’800 le lenti di Fresnel per aumentare la portata del fascio luminoso. Lizard Point era (ed è) cruciale per la navigazione perché punto di riferimento per navi dirette a Plymouth, Falmouth e nei porti del canale della Manica, Area notoriamente pericolosa per scogli sommersi e correnti forti. Nonostante il faro, la zona di Lizard Point ha visto centinaia di naufragi nel corso dei secoli. Le acque rocciose della Cornovaglia erano tra le più pericolose delle coste britanniche. All'epoca di Holmes (fine '800, inizio '900), il faro di Lizard era completamente operativo con tecnologia moderna (elettrica), presidiato da guardiani del faro che vivevano nelle strutture adiacenti. Oggi il faro di Lizard è ancora operativo (automatizzato) e aperto ai visitatori, rappresentando un pezzo importante della storia marittima britannica.
[7] Kynance Cove è una delle baie più spettacolari e iconiche della Cornovaglia, situata sulla costa occidentale della penisola di Lizard, a breve distanza dal faro di Lizard Point.
APPENDICE (un testo di Francesco Varanini)
L'AUTORE E' CHI FIRMA COME AUTORE
L'autore nello scrivere un romanzo, una poesia, usa i mezzi che vuole.
Così come un artista visivo sceglie se usare la pittura tramite un pennello o una spatola; sceglie di incidere una lastra o usare una macchina per scattare foto o di incollare qualcosa su un supporto; o sceglie di plasmare qualsiasi materiale in scultura, o sceglie di usare qualcosa 'già pronto': una scopa o un orinatoio..
Allo stesso modo l'autore di un romanzo, una poesia, un racconto, sceglie di scrivere a mano, con una macchina da scrivere, tramite programma di computer, dettando ad un assistente umano a un registratore...
Cosa cambia se usa una macchina a cui viene dato il nome di 'intelligenza artificiale'?
Proprio nulla.
E' sempre l'autore che 'scrive'. In un modo o in un altro.
E' lui che sceglie, crea, decide il processo. E firma l'opera con un nome d'autore.
Perché allora tanto parlare oggi di macchine che si vorrebbero artiste e scrittrici in proprio? Perché questo continuo straparlare di radicale novità nella creazione artistica e letteraria?
Meglio porre la domanda in un altro modo: Chi è che sostiene che con l'avvento dell'AI l'autore umano è sconfitto dalla macchina,
si trasforma lo spazio modale della letteratura sfidando le nozioni tradizionali di autorialità, creatività e produzione letteraria?
A sostenere queste baggianate sono 'esperti di AI', teorici dell''agentivitá'... Filosofi e massmediologi e computer scientist. Che non sanno nulla del processo creativo del poeta, del romanziere, del poeta, dell'artista in genere.
Fuorviati dalle elucubrazioni di questi 'esperti di un certo tipo di macchina finiamo per credere che sia opera di questa macchina ciò che invece è opera nostra.
L'autore è chi firma l'opera.
L'artista che è veramente artista crea con qualsiasi mezzo vecchio o nuovo.
L'intelligenza artificiale è un mezzo nelle mani dell'artista come lo è la penna o il pennello.